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Twitter, la pubblicità politica può tornare sul social media di Elon Musk

Prosegue la rivoluzione di Elon Musk all’interno di Twitter. Come è ormai risaputo, sul social media erano state bandite le pubblicità politiche, nel 2019, su decisione di Jack Dorsey, al tempo amministratore delegato dell’azienda.

Una decisione motivata dalle furibonde polemiche sulla disinformazione portata avanti da hacker russi nel corso della campagna elettorale per la Casa Bianca del 2016, terminata con la sorprendente affermazione di Donald Trump ai danni di Hillary Clinton.

Una decisione che, comunque, era suonata più che altro simbolica, alla luce del fatto che il numero delle inserzioni pubblicate da esponenti politici era in effetti limitato. Ora, però, è arrivato il momento della retromarcia, che permetterà a Twitter di mettersi alla pari con Facebook e YouTube. Naturalmente la notizia ha sollevato diverse reazioni, come era facilmente prevedibile.

La decisione di Twitter apre la strada alle fake news? Non proprio…

Tra i tanti che sono intervenuti a margine della decisione di Twitter, alcuni non hanno mancato di affermare che in tal modo si riapre la strada alla disinformazione russa, permettendo agli hacker di scorrazzare indisturbati e influire sulla politica a stelle e strisce.

Una interpretazione che, però, non sembra tenere in conto un semplice fatto ricordato da Clint Watts, ex agente speciale del Federal Bureau Investigation (FBI) e membro del Foreign Policy Research Institute, secondo il quale ormai a Mosca non serve neanche più portare avanti l’opera di disinformazione. A pensarci al suo posto sarebbe infatti la politica locale, a partire naturalmente da Trump. L’ex inquilino della Casa Bianca, di nuovo in pista per per prossime presidenziali, alimenterebbe con le sua dichiarazioni le falsità sugli avversari politici, risparmiando lo sforzo necessario ai russi.

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Hacker russi? Il pericolo potrebbe arrivare dal deepfake, in realtà

La polemica sugli hacker russi sembra peraltro ormai del tutto superata dagli eventi. Il vero pericolo, ormai, è indicato dagli osservatori più avveduti nel deepfake. Ovvero nella tecnica che consente di creare immagini, video e audio utilizzando software di intelligenza artificiale (AI) i quali, partendo da contenuti reali sono in grado di modificare o ricreare, in maniera estremamente realistica, le caratteristiche e i movimenti di un volto o di un corpo e a imitare in maniera estremamente realistica una voce umana.

Come si può facilmente capire, l’utilizzo di questa tecnica è in grado di incidere in maniera estremamente profonda sull’esito di una competizione elettorale. Basterebbe ad esempio far pronunciare a un candidato cose abnormi, oppure punti di programma contrari all’orientamento della pubblica opinione, per avere risultati copiosi in tal senso.

Cosa del resto assolutamente possibile, con l’app Fakeyou, che ha fatto la sua comparsa ormai da tempo, ponendo notevoli problemi di carattere politico, oltre che etico.

Cos’è Fakeyou e perché potrebbe mandare in soffitta gli hacker russi

Quale bisogno c’è di ricorrere a comunicazioni false su Twitter, quando è disponibile un servizio in grado di dare vita ad un audio partendo da un semplice testo? Il servizio in questione si chiama Fakeyou e non solo è in grado di dare vita ad audio, ma anche di dargli una voce che potrebbe essere quella di un politico o di un personaggio che si desidera colpire per scopi particolari.

Il servizio è diventato famoso dopo un intervento da parte del Garante della Privacy, che ha ordinato la rimozione dal catalogo della voce di Giorgia Meloni. Resta invece a disposizione quella di Silvio Berlusconi, ma la sostanza non cambia: volendo, gli avversari politici possono far ricorso al servizio e creare spezzoni audio in grado di danneggiare la reputazione degli interessati.

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Senza contare che il passo successivo è la costruzione di veri e propri video in cui il personaggio in questione può essere contraffatto alla perfezione. La logica è vecchia, basti pensare alle manipolazioni propagandistiche che caratterizzarono le elezioni politiche italiane del 1948, ma portarla avanti con le tecnologie di ultima generazione può produrre risultati tali da far impallidire quelli ottenuti da coloro che utilizzano i social per le fake news.


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