19 novembre 2025, un’occasione per ripensare cosa significa essere uomini oggi.
Ogni 19 novembre, dal 1999, il mondo celebra la Giornata Internazionale dell’Uomo. Non una contrapposizione alle altre ricorrenze, ma un momento di riflessione necessario su temi che troppo spesso rimangono nell’ombra: la salute mentale maschile, i tassi allarmanti di suicidio tra gli uomini, la genitorialità, i modelli di mascolinità e il benessere psicofisico.
I numeri che non possiamo ignorare
I dati parlano chiaro: gli uomini rappresentano circa il 75% dei suicidi in Italia e in molti paesi occidentali. La depressione maschile resta sottodiagnosticata perché culturalmente gli uomini faticano a chiedere aiuto. L’aspettativa di vita per gli uomini è mediamente 5 anni inferiore rispetto alle donne, spesso a causa di comportamenti a rischio e minore attenzione alla prevenzione.
Ma c’è anche il rovescio della medaglia: la crisi delle relazioni padre-figlio dopo le separazioni, il tasso crescente di abbandono scolastico tra i ragazzi, la difficoltà nel trovare spazi per esprimere vulnerabilità ed emozioni.
Una mascolinità in evoluzione
La Giornata Internazionale dell’Uomo non celebra stereotipi superati, ma promuove una visione più ampia e sana della mascolinità. Essere uomini oggi significa poter essere padri presenti, partner emotivamente disponibili, professionisti che non sacrificano la salute mentale al successo, persone capaci di chiedere aiuto quando serve.
Le nuove generazioni stanno ridefinendo cosa significa essere maschi: più apertura emotiva, maggiore coinvolgimento nella cura familiare, rifiuto della tossicità competitiva che ha caratterizzato generazioni precedenti. Un cambiamento culturale che incontra ancora resistenze, ma che sta tracciando nuove strade.
I temi del 2025
Quest’anno la giornata si concentra su tre pilastri fondamentali:
Salute mentale: promuovere la consapevolezza che chiedere aiuto è un segno di forza, non di debolezza. Abbattere il tabù della sofferenza psicologica maschile.
Genitorialità positiva: celebrare i padri che scelgono di essere presenti, che utilizzano i congedi parentali, che si occupano attivamente della crescita dei figli.
Modelli di ruolo: dare visibilità a uomini che incarnano valori di rispetto, empatia e responsabilità, offrendo ai più giovani alternative agli stereotipi tossici.
Perché ne abbiamo bisogno?
Parlare di questioni maschili non significa sottrarre spazio ad altre battaglie per l’uguaglianza. Significa riconoscere che anche gli uomini affrontano sfide specifiche legate al loro genere, e che affrontarle rende la società più equilibrata per tutti.
Una mascolinità sana non si fonda sulla supremazia o sul dominio, ma sulla consapevolezza di sé, sul rispetto reciproco e sulla capacità di costruire relazioni autentiche.
Gli uomini che possono essere vulnerabili sono anche più capaci di rispettare la vulnerabilità altrui.
Cosa possiamo fare?
La Giornata Internazionale dell’Uomo ci invita ad azioni concrete:
- Parlare apertamente di salute mentale con amici e familiari
- Sostenere organizzazioni che si occupano di prevenzione del suicidio maschile
- Promuovere una cultura della genitorialità condivisa
- Educare i ragazzi al rispetto e all’intelligenza emotiva
- Creare spazi sicuri dove gli uomini possano esprimersi senza giudizio.
Il futuro che vogliamo
La sfida più grande non è difendere privilegi del passato, ma costruire un futuro dove ogni persona, indipendentemente dal genere, possa esprimere pienamente la propria umanità. Dove un uomo possa piangere senza sentirsi meno uomo, dove possa scegliere di stare a casa con i figli senza essere giudicato, dove possa parlare delle proprie paure senza vergogna.
Il 19 novembre è un’opportunità per riflettere su questo percorso. Per celebrare gli uomini positivi che abbiamo intorno, per tendere una mano a chi soffre in silenzio, per insegnare ai più giovani che la vera forza sta nell’autenticità.
