Credits: Alan Levine

Il fumo passivo rappresenta notoriamente un problema, anche se spesso sottovalutato dai fumatori stessi. Se si ritiene che non riguardi però i cani, occorre sottolineare che si tratta di un assunto completamente errato.

A dimostrarlo è uno studio uscito di recente e condotto proprio nel nostro Paese, quelli dell’Università degli Studi di Milano, sotto la guida di Debora Groppetti, docente di Clinica Ostetrica e Ginecologia veterinaria presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali. Andiamo quindi a esaminare i risultati della ricerca, per cercare di capire meglio cosa sia emerso durante il suo svolgimento.

Lo studio dell’Università degli Studi di Milano sul fumo passivo

Lo studio condotto dai ricercatori milanesi esordisce in maniera molto netta: “Il fumo è un problema di salute globale, riconosciuto come responsabile dell’aumento del rischio di molte malattie. Gli animali domestici che convivono con proprietari fumatori possono essere esposti al tabacco per inalazione, assorbimento o ingestione di particelle residue di fumo.” Lo scopo della ricerca era appunto quella di provare a capire se tale esposizione sia in grado di mettere a rischio la salute dei nostri amici a quattro zampe come del resto accade negli esseri umani, con risultati evidenti per quanto riguarda il sonno e il livello di stress.

Ad essere sottoposti allo studio sono stati 32 cani, divisi in due gruppi, uno esposto al fumo passivo e l’altro no. Ad ognuno dei partecipanti è stato quindi prelevato un campione di pelo di sangue, con parte del siero analizzato al fine di andare a verificare l’eventuale presenza della cotinina. La sua funzione è spiegata in questi termini, nella ricerca: “…un prodotto del metabolismo endogeno della nicotina ed è utilizzata come biomarcatore dell’esposizione ambientale al fumo di sigaretta negli esseri umani. In particolare, la cotinina nei biofluidi (sangue, saliva e urina) e nei capelli fornisce informazioni rispettivamente sull’esposizione al fumo a breve e a lungo termine.”

Credits: Thomas Milburn

Il test utilizzato è la metodica ELISA, basata sul legame tra un enzima e un anticorpo, abilitato a rilevare l’eventuale presenza di un antigene specifico all’interno di un campione biologico. Il risultato che ne è scaturito è stato così spiegato, dal gruppo di studio: “Il risultato di questo studio preliminare ha mostrato l’esposizione al fumo passivo di cani che vivono con proprietari fumatori”.
In pratica, i cani che sono stati esposti al fumo hanno visto un notevole aumento della cotinina nel siero e nel pelo, rispetto agli animali che ne sono stati risparmiati. Tanto da spingere il gruppo di ricerca ad aggiungere una conclusione che non sembra lasciare molti dubbi: “Nonostante la maggiore funzione sociale degli animali domestici, i proprietari sembrano avere poca consapevolezza dei rischi che corrono gli animali domestici esposti al fumo.”

Anche per i cani esposti al fumo passivo, l’opzione migliore sarebbe l’abbandono della nicotina da parte dei proprietari

A commentare i risultati dello studio è stata Silvia Mazzola, docente di Fisiologia Veterinaria all’interno del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali: “Finora nel cane non era stato ancora evidenziato che la coabitazione con proprietari fumatori inducesse nell’organismo di questi animali la presenza di cotinina”.

Si tratta comunque soltanto di un primo passo, in quanto nel futuro potrebbe essere messa in campo una ricerca di maggiori dimensioni, nel preciso intento di dare luogo ad una valutazione più esauriente circa gli effetti potenziali di una prolungata esposizione al fumo degli animali. Se la stessa Silvia Mazzola afferma la necessità di una sensibilizzazione nei riguardi dei pericoli rappresentati dal fumo per i cani, resta da capire se gli stessi riusciranno a smettere di fumare di fronte al pericolo di danneggiare i propri amici a quattro zampe. Un esito non proprio scontato alla luce dello stato di dipendenza creato dal tabacco.


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