Diciamolo subito, no! La Rete si è “infiammata” dopo la semifinale. Ma i numeri ed il campo raccontano una storia diversa: Djokovic ha alzato il livello quando contava davvero, sfruttando ogni esitazione e imponendo la sua legge nei momenti chiave.
In collaborazione con la redazione di MondoTennis.net
Dopo una striscia di cinque sconfitte filate contro Sinner, il Djoker ha tirato fuori l’asso dalla manica agli Australian Open 2026, ribaltando la semifinale con un 3-6, 6-3, 4-6, 6-4, 6-4 in una maratona che ha superato le quattro ore di pura adrenalina.
Il sarcasmo del “grazie, campione”
Con la barba incolta e un ghigno da predatore, Djokovic ha lanciato la frecciatina:
Grazie Jannik, mi hai praticamente regalato la vittoria…
Provate a figurarvelo, reduce da conati e un cerotto salvavita, mentre ironizza sul “dono” del rivale: in verità, ha punzecchiato ogni svarione del nostro fenomeno, appesantito e spento, ballando sul cemento come un demone che inganna gli orologi.
Sinner, sportivo come sempre, confessa:
Ci ho messo l’anima, stavolta non ha girato. È il tennis.
Pillola indigesta per il nostro guerriero delle Dolomiti, ma testa alta: prossima fermata Roland Garros, per cancellare il sogno del triplete aussie.
Nole, il veterano che bullizza i ventenni
Rifletteteci: il serbo ha macinato meno ore di chiunque in semifinale (appena 9h14′, complici il walkover di Mensik e l’abbandono di Musetti), ma ha polverizzato il re del torneo. Prossimo step, il 25° major contro Alcaraz, con Sinner che rumina a Montecarlo il mistero dei suoi dritti evanescenti, catturati nella rete del lupo grigio. Per i maschi alpha che venerano il tennis da battaglia, è l’evidenza che gli anni sono un optional: Nole, con i suoi 38 anni e un genio intoccabile, dimostra che i leggendari non vanno in pensione.
Ragazzi di MondoUomo, standing ovation al Djoker eterno, ma Sinner non molla: la rivincita profuma di Wimbledon o terra rossa!







