L’era di Gennaro Gattuso alla guida della Nazionale italiana è ufficialmente iniziata; la presentazione di ieri al Parco dei Principi ha offerto spunti chiari su cosa aspettarsi dalla sua gestione: una squadra che dovrà ritrovare identità, spirito di gruppo e, soprattutto, risultati.
Analizzando le dichiarazioni di “Ringhio”, emerge il profilo di una Nazionale che punta a risollevarsi dopo le recenti delusioni e a riconquistare il palcoscenico mondiale.
Obiettivo Mondiale: nessun margine d’errore
Fin dalle prime battute, Gattuso non ha lasciato spazio a interpretazioni: “Tornare al Mondiale per il nostro calcio è fondamentale: mi aspetta un lavoro difficile, ma di facile nella vita non c’è nulla”1. Il nuovo CT eredita una squadra reduce dall’esonero di Spalletti dopo il pesante ko in Norvegia e una classifica che non consente più passi falsi. L’urgenza è massima: le prossime due sfide contro Estonia e Israele saranno già decisive per evitare il rischio di un terzo Mondiale consecutivo senza Italia.
Identità e gruppo: la “famiglia” azzurra
Gattuso ha insistito su un concetto chiave: “Il concetto fondamentale per la mia Italia deve essere famiglia. Ci serve ritrovare l’entusiasmo, e l’unità nei momenti difficili. Serve lo spirito di gruppo che è sempre stata la caratteristica dell’azzurro”. La sua intenzione è quella di ricreare un ambiente coeso, dove il senso di appartenenza venga prima dei singoli. “Ho già parlato con 35 giocatori, devo riuscire a entrare nelle loro teste. Come si va al Mondiale? Vincendo le partite. Non c’è margine di errore”.
Lavoro, sacrificio e senso di appartenenza
Non sono mancati riferimenti al suo stile di lavoro: “Come dice Mourinho, non sono Harry Potter. C’è solo da lavorare”2. Gattuso ha sottolineato la necessità di mettere i giocatori nelle condizioni di rendere al meglio e di tirare fuori il senso di appartenenza: “Sento spesso dire che il nostro calcio non ha talenti: ma i giocatori ci sono, serve metterli nelle condizioni di dare il loro meglio”. Il nuovo CT punta su spirito di sacrificio e professionalità, valori che hanno sempre contraddistinto la sua carriera da calciatore e allenatore.
Nessuno vince da solo: il “noi” prima dell’“io”
Il presidente Gravina ha rimarcato l’approccio di Gattuso: “Ha voluto anteporre il noi all’io, lanciando messaggi chiari con un entusiasmo straripante. Mi ha detto subito che nessuno vince da solo e che al mondiale si va tutti insieme”. Un messaggio che richiama la tradizione delle grandi Nazionali italiane, capaci di compattarsi nei momenti più difficili.
Un progetto condiviso e il ruolo di Buffon
La scelta di Gattuso è stata fortemente voluta e condivisa anche da Gianluigi Buffon, ora capo delegazione azzurro, che ha avuto un ruolo decisivo nell’operazione. “Quella di Gattuso è una scelta concertata col presidente e gli altri professionisti. Questo era un momento giusto affinché Rino potesse diventare il ct della Nazionale”.
Cosa aspettarsi in campo?
- Una Nazionale che farà della compattezza e dello spirito di gruppo la sua forza.
- Un ambiente dove il senso di appartenenza e la maglia azzurra torneranno centrali.
- Un CT che non promette magie, ma tanto lavoro, sacrificio e attenzione ai dettagli.
- Un gruppo motivato, chiamato a reagire subito per non perdere il treno Mondiale.
Gattuso ha già messo le cose in chiaro: “Andare al Mondiale per me è una convinzione. Abbiamo una squadra per farlo, ripeto, una squadra, non singoli”. La sua Italia sarà soprattutto questo: un collettivo, una famiglia, pronta a lottare per riconquistare il posto che le spetta nel calcio mondiale.
Per noi di MondoUomo.it, la nuova Nazionale di Gattuso parte da qui: lavoro, unione e la consapevolezza che solo insieme si può tornare grandi.

