Oggi, in occasione della Giornata Internazionale dell'Epilessia, un focus sulla salute maschile e i numeri della patologia in Italia

Giornata Internazionale dell’Epilessia: Perché Colpisce Più gli Uomini e Cosa Sapere Oggi.

Il 9 febbraio accende i riflettori sull’Epilessia, una patologia diffusa, spesso ignorata, che in Italia riguarda centinaia di migliaia di uomini.

Epilessia e Salute Maschile: I Numeri che Non Si Conoscono

Oggi, 9 febbraio 2026, si celebra la Giornata Internazionale dell’Epilessia, un’occasione per fare chiarezza su una malattia neurologica che in Italia colpisce oltre 500.000 persone, con una maggiore incidenza nella popolazione maschile.

L’epilessia non si limita alle crisi convulsive. Ha un impatto diretto su lavoro, relazioni, sport, guida e qualità della vita, con conseguenze spesso sottovalutate.


Perché l’Epilessia Colpisce di Più gli Uomini

I dati epidemiologici mostrano che negli uomini l’epilessia presenta:

  • maggiore frequenza nelle fasce giovani e adulte
  • rischio più alto di traumi cranici, tra le principali cause della malattia
  • diagnosi spesso tardiva, per scarsa attenzione ai sintomi iniziali

Questo porta molti uomini a convivere a lungo con segnali ignorati, aumentando il rischio di complicanze.

I numeri in Italia: un’emergenza sottovalutata

In Italia vivono oltre 550.000 persone con epilessia, con circa 30.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno. Sebbene spesso considerata una malattia “democratica” che non fa distinzioni, i dati epidemiologici rivelano una verità importante: l’incidenza dell’epilessia è leggermente ma costantemente maggiore negli uomini rispetto alle donne, indipendentemente dalla zona geografica.

Una differenza che diventa ancora più marcata nella popolazione anziana: nella fascia over 75, gli uomini registrano un tasso di 11,2 casi ogni 1.000 abitanti, contro i 9,7 delle donne. Un dato che assume particolare rilevanza considerando l’invecchiamento progressivo della popolazione italiana.

Non solo crisi: l’impatto sulla vita degli uomini

L’epilessia rappresenta la terza malattia neurologica più comune dopo ictus e demenza, ma le sue conseguenze sulla vita maschile vanno ben oltre le manifestazioni cliniche. Gli uomini con epilessia affrontano sfide uniche che spesso rimangono nell’ombra.

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La sfera sessuale e riproduttiva è una delle aree più colpite ma meno discusse. Studi recenti dimostrano che fino al 60% degli uomini con epilessia soffre di disturbi sessuali, con una fertilità ridotta della metà rispetto alla popolazione generale. Un dato allarmante che riflette un problema multifattoriale: alterazioni ormonali, effetti collaterali dei farmaci anticrisi e fattori psicosociali si combinano in un circolo vizioso.

L’epilessia può interferire con l’asse ipotalamo-ipofisi, causando deficit nella secrezione degli ormoni che regolano la produzione di spermatozoi e testosterone. Alcune terapie farmacologiche, in particolare quelle con farmaci induttori enzimatici, possono ridurre ulteriormente i livelli di testosterone bioattivo, aggravando problematiche come il calo del desiderio sessuale e la disfunzione erettile.

Il peso dello stigma nella dimensione maschile

“L’epilessia è ancora circondata da troppo stigma”, afferma Angelo Labate, ordinario di Neurologia all’Università di Messina. Per gli uomini, questo stigma si traduce in barriere concrete: discriminazioni sul lavoro, limitazioni nell’accesso a determinate professioni, difficoltà nelle relazioni sociali e affettive.

La paura delle crisi improvvise può portare all’isolamento sociale, con un impatto devastante sulla salute mentale. Gli studi evidenziano livelli significativamente superiori di ansia, depressione e disagio psicologico negli uomini con epilessia rispetto alla popolazione generale.

Una problematica andrologica sottovalutata

Forse il dato più preoccupante riguarda la sottovalutazione delle problematiche andrologiche. Molti uomini con epilessia non ricevono una valutazione adeguata della funzione riproduttiva e ormonale, arrivando a controlli tardivi quando ormai le condizioni sono irreversibili.

La fertilità ridotta, insieme ai fattori psicologici e alle preoccupazioni legate alla possibile trasmissione genetica della patologia (anche se rara), porta molti uomini con epilessia a rinunciare al sogno di diventare padri.

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Progressi terapeutici e nuove prospettive

La buona notizia è che la medicina ha fatto passi da gigante. Oggi sono disponibili oltre 30 farmaci anticrisi, e i farmaci di terza generazione offrono maggiore efficacia con migliore tollerabilità. Fino al 70% dei pazienti può raggiungere uno stato libero da crisi con terapie adeguate.

Per i casi più complessi – che rappresentano circa il 30-40% dei pazienti farmacoresistenti – esistono opzioni come la chirurgia dell’epilessia, la neurostimolazione cerebrale e la dieta chetogenica.

“La sfida ora è personalizzare la terapia”, spiega Labate. Il neurologo deve individuare il farmaco più adatto non solo per controllare le crisi, ma per garantire la migliore qualità di vita possibile, tenendo conto delle specificità di genere e delle esigenze individuali.

L’importanza della diagnosi precoce e del follow-up completo

Per gli uomini con epilessia, un approccio terapeutico completo deve includere:

  • Valutazione neurologica specialistica regolare
  • Monitoraggio della funzione riproduttiva e ormonale
  • Supporto psicologico per gestire ansia e depressione
  • Counseling sulla gestione della vita lavorativa e sociale
  • Informazione corretta su fertilità e pianificazione familiare

Un appello alla consapevolezza

In occasione della Giornata Internazionale dell’Epilessia, è fondamentale che gli uomini con questa condizione sappiano che non sono soli e che esistono percorsi di cura completi. Ma è altrettanto importante che la società intera abbandoni pregiudizi e discriminazioni.

“Chi riceve questa diagnosi deve poter condurre una vita normale, con accesso all’istruzione, allo sport e al lavoro come chiunque altro”, sottolinea Labate. L’inclusione dell’epilessia nel Piano Nazionale Cronicità 2024 rappresenta un passo importante verso percorsi di cura più strutturati e una maggiore attenzione istituzionale.

Verso il futuro: la ricerca continua

La comunità scientifica guarda al futuro con ottimismo. “Nei prossimi anni”, conclude Labate, “potremmo disporre di nuovi farmaci capaci di modificare il decorso dell’epilessia, andando oltre il semplice controllo dei sintomi”.

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Per gli uomini con epilessia, questo significa la speranza concreta di una vita piena, senza rinunce, dove la malattia non definisce l’identità ma diventa solo una delle tante caratteristiche che compongono la complessità dell’essere umano.


Per informazioni e supporto:

  • Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE): www.lice.it
  • Associazione Italiana Epilessia: www.associazioneepilessia.it

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