Papà e Figlie, Bisogna Navigare l’Adolescenza Senza Paura…
L’adolescenza di una figlia… Già, per noi papà queste tre parole evocano un turbinio di emozioni contrastanti: orgoglio per la giovane donna che sta diventando, timore per i pericoli che leggiamo quotidianamente sui giornali, il desiderio viscerale di proteggerla da tutto e tutti. E poi quella domanda che ci tormenta: come faccio ad essere un buon padre senza soffocare nostra figlia?
La paura non mai è una bussola…
Apriamo il giornale e leggiamo storie che ci ghiacciano il sangue. Accendiamo la TV e sembra che il mondo sia un posto sempre più ostile per le ragazze. La tentazione è chiara: stringere la presa, moltiplicare i divieti, costruire mura sempre più alte. Ma se la paura diventa la nostra unica guida, rischiamo di crescere figlie insicure, incapaci di riconoscere i veri pericoli perché non hanno mai imparato a navigare la complessità del mondo reale.
Non esiste un tipo di affetto così puramente angelico come da padre a figlia. Nell’amore per le nostre mogli c’è il desiderio; in quello per i nostri figli l’ambizione; ma per le nostre figlie c’è qualcosa che non si può esprimere a parole…
Joseph Addison
La verità scomoda è questa: non possiamo proteggerle da tutto. Possiamo però prepararle a quasi tutto.
Il paradosso della protezione
Ogni padre vorrebbe essere lo scudo tra la sua figlia adolescente ed il mondo. È un istinto nobile, primordiale. Ma c’è un paradosso nascosto in questa protezione totale: più la teniamo al sicuro oggi, più sarà vulnerabile domani. Una figlia che a vent’anni non ha mai dovuto gestire una situazione difficile, prendere una decisione importante o affrontare una delusione, sarà una giovane donna impreparata alla vita adulta.
Il nostro compito non è impedirle di cadere, ma insegnarle a rialzarsi. Non è tenerla lontana da ogni rischio, ma aiutarla a riconoscerli e gestirli.
Le lacrime e le paure di un padre sono invisibili, il suo amore è silenzioso, ma la sua cura e protezione rimangono come un sostegno forte per tutta la vita.
Ama H. Vanniarachchy
Cosa significa davvero farle crescere bene ?
Essere presenti, non invadenti. C’è una differenza enorme tra sapere cosa fa nostra figlia ed entrare in ogni singolo aspetto della sua vita. Creare uno spazio di dialogo non significa interrogarla quotidianamente, ma farle sentire che quando vorrà parlare, noi saremo lì. Senza giudizio immediato, senza soluzioni preconfezionate.
Ascoltare più che parlare. Quante volte abbiamo la soluzione pronta prima ancora che lei finisca di raccontarci il problema? Il nostro istinto è risolvere, aggiustare, proteggere. Ma a volte lei non cerca soluzioni, cerca comprensione. Impariamo a chiedere: “Vuoi un consiglio o vuoi solo che ti ascolti?”
Dare libertà progressive. Non si passa da zero a cento. La libertà è come un muscolo: va allenato gradualmente. A tredici anni forse è tornare a casa da sola da scuola. A quindici è uscire con le amiche il pomeriggio. A diciassette è gestire una serata. Ogni piccola libertà conquistata e gestita bene è un mattone di fiducia in più, per lei e per noi.
Quelle conversazioni difficili (che non possiamo evitare) con una figlia nel pieno dell’adolescenza
Sì, anche quelle sul corpo, sul sesso, sulle relazioni. Se non ne parliamo noi, troverà le risposte altrove: dai coetanei, da internet, dai social. E non saranno necessariamente le risposte giuste.
Non serve essere perfetti o avere tutte le risposte. Serve essere onesti. “Questo argomento mi mette un po’ a disagio, ma è importante parlarne” è un inizio migliore di mille giri di parole. Insegniamole che il suo corpo è suo, che il consenso è sacro, che nessuno ha il diritto di farla sentire a disagio o in colpa.
E parliamole anche del rispetto: verso se stessa e verso gli altri. Una ragazza che cresce conoscendo il proprio valore non accetterà facilmente di essere trattata male.
E poi ci sono i social media: né angeli né demoni
Vietarli completamente è spesso controproducente. Lasciarla sola nel mondo digitale è irresponsabile. La via di mezzo è l’educazione digitale: insegnarle che ciò che pubblica rimane, che non tutti online sono chi dicono di essere, che i like non misurano il suo valore.
E soprattutto, diamo l’esempio. Se noi per primi siamo incollati allo smartphone a cena, che lezione le stiamo dando?
La fiducia è un investimento, non un regalo
Nostra figlia conquisterà la nostra fiducia con le sue azioni, ma noi dobbiamo darle l’opportunità di farlo. Questo significa anche accettare che sbaglierà. E quando lo farà, la nostra reazione determinerà se in futuro verrà da noi con i suoi problemi o se imparerà a nasconderli.
Un errore gestito bene è più educativo di mille divieti rispettati per paura.
Il padre che vorremmo essere
Alla fine, non esiste un manuale perfetto. Ogni figlia è diversa, ogni rapporto padre-figlia è unico. Ma ci sono alcuni principi che possiamo tenere a mente:
- Rispetto: per la persona che sta diventando, anche quando le sue scelte ci sembrano incomprensibili.
- Coerenza: tra ciò che diciamo e ciò che facciamo. Siamo il suo primo modello maschile.
- Vulnerabilità: non dobbiamo essere supereroi. Mostrarle che anche noi abbiamo dubbi e paure la renderà più forte, non più debole.
- Supporto incondizionato: può deluderci, può sbagliare, può prendere strade che non avremmo scelto per lei. Ma rimaniamo la sua rete di sicurezza, sempre.
Senza contare il coraggio di lasciarla andare…
Il momento più difficile per un padre non è quando la figlia cade, ma quando deve decidere di non prenderla in braccio e lasciarle il tempo di rialzarsi da sola. Questo non è abbandono, è fiducia. È dirle: “Io credo in te, so che ce la puoi fare”.
L’adolescenza finirà. Arriverà il giorno in cui nostra figlia sarà una donna adulta, pronta a volare con le sue ali.
E noi, se avremo fatto bene il nostro lavoro, non saremo padri che hanno impedito il volo per paura, ma padri che hanno insegnato a volare nonostante la paura.
Perché alla fine, crescere una figlia non significa proteggerla dal mondo. Significa darle gli strumenti per affrontarlo a testa alta.
