L’eccellenza enologica italiana naviga tra sfide e opportunità nel mercato globale.
Il settore vitivinicolo italiano, fiore all’occhiello del Made in Italy, si trova ad affrontare uno scenario internazionale complesso ma ricco di opportunità. I dati del primo semestre 2025, elaborati dal Wine Monitor di Nomisma, disegnano un quadro articolato dell’export enologico nazionale, dove le tradizionali certezze vacillano e nuovi mercati si aprono con promettenti prospettive.
Stati Uniti: il gigante tentenna
Il mercato americano, da sempre pilastro dell’export vinicolo italiano, mostra segnali di instabilità che preoccupano l’intera filiera. Dopo un primo trimestre brillante, con una crescita del 22% fino a marzo trainata dall’accumulo di scorte in previsione dei dazi Trump, il secondo trimestre ha registrato una brusca frenata del 7%. Un’inversione di tendenza che ha coinvolto direttamente i vini italiani, la cui crescita complessiva nel semestre (+2,5%) si deve esclusivamente alle importazioni dei primi tre mesi.
L’incertezza regna sovrana mentre si attende la pronuncia della Corte d’Appello statunitense sulla legittimità dei dazi, oggetto di una causa promossa da importatori locali tra cui Victor Schwartz, noto per la distribuzione di vini italiani. Una decisione che potrebbe ridisegnare completamente gli equilibri commerciali transatlantici.
Canada: l’effetto rimbalzo che premia il Vino Italiano
Se gli Stati Uniti rappresentano un punto interrogativo, il Canada emerge come la sorpresa positiva del semestre.
Con una crescita dell’11% nell’import di vini italiani, il mercato canadese ha saputo trasformare la guerra commerciale americana in un’opportunità per il nostro Belpaese. La ritorsione di Ottawa contro i dazi Trump ha colpito duramente i vini statunitensi (-65%), lasciando spazio sugli scaffali alle etichette italiane che hanno conquistato quote di mercato significative.
Germania: il ritorno di un grande classico
Anche la Germania, dopo un 2024 difficile, mostra segnali di ripresa con un incremento del 10,3% nelle importazioni di vino italiano. Un dato che conferma la solidità del rapporto enologico tra i due paesi e la capacità del vino italiano di riconquistare terreno nei mercati maturi europei.
Luci ed ombre per il vino italiano nei mercati globali
Il panorama internazionale si presenta variegato. Mentre Regno Unito (-7%), Svizzera, Corea del Sud, Norvegia e Cina registrano contrazioni legate al rallentamento della domanda interna, mercati come Giappone e Brasile offrono performance incoraggianti.
Sul fronte delle categorie, gli spumanti italiani – simbolo dell’eccellenza enologica nazionale – rallentano la loro corsa travolgente, con una crescita contenuta al 1% in valore (6% in volume). Giappone, Stati Uniti e Cina rimangono i mercati più dinamici, mentre Regno Unito, Francia e Australia mostrano flessioni preoccupanti.
I vini fermi e frizzanti trovano invece terreno fertile in Germania, che dopo un anno negativo mette a segno un recupero del 14,2%, seguita da Canada, Australia e Brasile. Di contro, Regno Unito e Cina evidenziano cali significativi.
Il rischio di una contrazione del mercato statunitense potrebbe avere un impatto significativo per l’export vitivinicolo italiano. Una sua flessione non potrebbe essere facilmente compensata, almeno nel breve periodo, dalla crescita di altri mercati
Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor

La sfida della diversificazione
La strada indicata dagli esperti è chiara: diversificazione geografica e strategie di lungo respiro. Le aziende vitivinicole italiane sono chiamate a guardare oltre i mercati consolidati, esplorando nuove aree geografiche con investimenti mirati. Un processo che richiede tempo, pazienza e visione strategica, ma che rappresenta l’unica via per garantire sostenibilità e crescita nel medio-lungo periodo.
Il Made in Italy alla prova della resilienza
Con una crescita complessiva del +1,5% in valore e +2,1% in volume nei dodici principali mercati mondiali, il primo semestre 2025 conferma la resilienza del vino italiano. Un’eccellenza che, pur dovendo navigare tra dazi, instabilità geopolitiche e domanda altalenante, continua a rappresentare uno degli ambasciatori più prestigiosi del Made in Italy nel mondo.
La sfida per le aziende del settore è ora duplice: difendere le posizioni conquistate nei mercati maturi e contemporaneamente investire in nuove geografie, costruendo quella rete commerciale diversificata che potrà garantire stabilità e crescita futura.
Perché se è vero che il mercato globale presenta complessità inedite, è altrettanto vero che la qualità e la tradizione enologica italiana rimangono asset imbattibili sulla scena internazionale.



