SpaceX ha completato con successo il volo numero 11 del suo programma Starship, segnando la fine dell’era del Version 2 e aprendo la strada a un nuovo capitolo tecnologico.
Il lancio, avvenuto lunedì 13 ottobre alle 23:15 UTC da Starbase, in Texas, ha rappresentato l’ultimo test integrato del razzo Super Heavy nella sua attuale configurazione, nonché l’ultima missione dal Pad A prima della transizione a Pad B. L’evento, seguito in diretta da migliaia di appassionati, ha confermato ancora una volta la leadership di SpaceX nell’esplorazione spaziale di nuova generazione.
L’addio al Version 2
Il booster B15, già protagonista del recupero storico durante il Flight 8, ha affrontato il suo secondo volo con 24 dei 33 motori Raptor 2 riutilizzati, dimostrando un approccio ingegneristico votato all’efficienza e al riciclo. Dopo la manovra di hot-staging a 2,5 minuti dal lancio, il booster ha eseguito una nuova configurazione di atterraggio: invece dei soliti tre motori centrali, ha avviato la fase finale con tredici propulsori, riducendo progressivamente a cinque per affinare la traiettoria.
Questa modifica, progettata per aumentare la ridondanza in caso di spegnimento improvviso di un motore, è un chiaro segnale delle innovazioni che verranno implementate nel Version 3.
Il booster ha concluso la missione con un ammaraggio controllato nell’Oceano Atlantico, mentre Starship S38 ha proseguito verso sud-est, superando Cuba e puntando all’Oceano Indiano.
Prove avanzate per il futuro orbitale
S38, il veicolo spaziale superiore, ha affrontato una serie di test critici per validare le capacità di future missioni orbitali. Tra questi, il tentativo di riaccensione di un motore Raptor durante la fase di crociera, fondamentale per dimostrare la capacità di deorbitare in sicurezza o modificare l’orbita prima del rilascio del carico utile.
Inoltre, SpaceX ha volontariamente rimosso alcune piastrelle del sistema termico per studiare i punti di maggiore stress durante il rientro atmosferico, un passo necessario per ottimizzare la protezione termica delle prossime versioni.
La traiettoria finale ha incluso una manovra dinamica di rollio e l’uso di algoritmi di guida subsonica, simulando il percorso che Starship dovrà compiere al ritorno a Starbase in missioni future. Il veicolo ha completato con successo l’ammaraggio morbido nell’Oceano Indiano, a largo dell’Australia, chiudendo la missione in modo impeccabile.
Il futuro: Version 3 e Pad B
Con il Flight 11, SpaceX archivia ufficialmente il blocco 2 di Starship, aprendo un periodo di intensa attività di sviluppo per il Version 3, progettato per missioni orbitali e recupero completo. William Gerstenmaier, Vice Presidente della Build and Flight Reliability, ha confermato che almeno un volo suborbitale del nuovo modello sarà effettuato prima del tentativo di orbita.
Parallelamente, i lavori a Pad B procedono spediti: la nuova rampa di lancio, dotata di una tradizionale trincea per il deflusso delle fiamme, permetterà un ritmo di lancio più sostenibile e una maggiore sicurezza operativa. La transizione da Pad A, che richiederà mesi di interventi strutturali, segna una fase cruciale per la scalabilità del programma.
Un’eredità di innovazione
Il Flight 11 non è stato solo un test tecnico, ma un simbolo di maturità ingegneristica. Con 8 simulatori di satelliti Starlink Version 3 rilasciati in volo, SpaceX ha testato il comportamento di carichi futuri in condizioni suborbitali. .
Noi di MondoUomo.it vediamo chiaramente un aspetto: Starship non è più un prototipo, ma un sistema in evoluzione continua, dove ogni lancio è un passo verso Marte, ma anche verso una nuova concezione dell’ingegneria spaziale, dove velocità, riciclo e precisione diventano standard. L’era del Version 2 si chiude con un applauso, ma gli occhi sono già puntati su ciò che verrà: più veloce, più potente, più vicino alle stelle.
