Negli ultimi anni il costo dei beni alimentari è cresciuto molto più del resto dei prezzi.
Tra il 2021 ed il 2025 l’aumento ha superato il 24%, creando un divario evidente rispetto all’inflazione generale. Una differenza che ha portato l’Autorità garante della concorrenza ad avviare verifiche sul funzionamento della filiera e sul ruolo della grande distribuzione.
Il Sospetto: Squilibrio di Potere nella Filiera
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha puntato il dito su un aspetto cruciale: lo squilibrio di potere contrattuale tra agricoltori e grandi catene della GDO. Al centro dell’indagine c’è proprio quel passaggio delicato della filiera dove si incontrano distributori finali e fornitori, uno snodo che determina sia la remunerazione dei produttori che l’andamento dei prezzi al consumo.
Secondo l’Antitrust, questo anello della catena rappresenta un punto critico che influenza direttamente quanto guadagnano gli agricoltori e quanto paghiamo noi al supermercato. La questione non è solo economica ma tocca la sostenibilità dell’intero settore agricolo italiano.
Sotto la Lente: Pratiche Commerciali e Marchi Privati
L’indagine si concentrerà su diversi aspetti del rapporto tra grande distribuzione e fornitori. Primo fra tutti, le modalità di esercizio del potere d’acquisto da parte delle catene, incluse le diverse forme di aggregazione come cooperative, centrali e supercentrali. Un sistema complesso che può amplificare il peso contrattuale dei distributori.
Particolare attenzione verrà riservata al cosiddetto “trade spending”, ovvero quei corrispettivi che i fornitori devono versare alle catene per servizi come l’inserimento in assortimento, il posizionamento preferenziale sugli scaffali, le promozioni e il lancio di nuovi prodotti. Pratiche che possono incidere pesantemente sui margini dei produttori.
Non meno importante è il crescente ruolo dei prodotti a marchio del distributore, le Private Label, che rappresentano una leva strategica sempre più rilevante per la competizione tra catene e che influenzano direttamente la formazione dei prezzi finali.
L’Impatto sui Consumatori
Per le famiglie italiane, l’impatto è tangibile. Secondo il Codacons, che ha accolto con favore l’iniziativa dell’Antitrust, la spesa alimentare è aumentata di circa 1.900 euro per nucleo familiare in quattro anni. Un salasso che colpisce soprattutto i redditi medio-bassi, per i quali il cibo rappresenta una voce significativa del budget mensile.
L’indagine dell’Antitrust rappresenta un primo passo verso la comprensione di meccanismi che spesso rimangono opachi al consumatore finale. I soggetti interessati hanno tempo fino al 31 gennaio per inviare contributi e osservazioni, mentre tutti noi attendiamo risposte che potrebbero spiegare perché fare la spesa è diventato così oneroso.
Fonte di Redazione: Ansa.it

