Si conclude oggi l’edizione 109 di Pitti Uomo con dati che fotografano un settore della moda maschile italiana in fase di trasformazione.
La manifestazione fiorentina, che vede in venerdì 16 gennaio il suo ultimo giorno di eventi, saluta Fortezza da Basso e registra una sostanziale tenuta dei compratori internazionali ma un calo significativo della presenza italiana.
I Numeri della Manifestazione
Secondo le rilevazioni provvisorie diffuse da Pitti Immagine, i buyer esteri hanno confermato i livelli dello scorso gennaio con circa 5.000 presenze, mantenendo stabile l’interesse internazionale verso la proposta del menswear italiano. Un risultato che l’amministratore delegato Raffaello Napoleone definisce di grande importanza, considerando le numerose tensioni internazionali e la cautela che caratterizza i mercati.
Diverso il quadro per quanto riguarda i compratori italiani, che si attestano intorno alle 7.600 unità, registrando un calo rispetto all’edizione precedente. Una diminuzione che riflette le difficoltà del mercato interno e la chiusura di numerosi punti vendita registrata negli ultimi anni.
Geografia dei Mercati: Chi Cresce e Chi Rallenta
L’analisi dei mercati di provenienza dei buyer evidenzia andamenti differenziati. Tra i Paesi che mostrano incrementi nelle presenze spiccano Regno Unito, Stati Uniti, Olanda, Turchia, Giappone e Grecia. Segnali incoraggianti che testimoniano l’attrattività della proposta italiana in mercati strategici per l’export del settore.
Al contrario, si registrano leggere diminuzioni per Germania, Spagna e Francia, mercati tradizionalmente importanti per il menswear italiano. Una variazione che richiede attenzione, pur non compromettendo il quadro complessivo della manifestazione.
Il Contesto di Mercato: Un Settore Sotto Pressione
I dati di Pitti si inseriscono in un contesto più ampio di difficoltà per l’industria della moda maschile italiana. Secondo le stime elaborate dall’Ufficio studi di Confindustria Moda, il 2025 ha visto il settore registrare un calo di fatturato del 2,1%, posizionandosi sotto gli 11,2 miliardi di euro. Il comparto comprende confezione, maglieria esterna, camiceria, cravatte e abbigliamento in pelle.
Particolarmente critico il ritorno in territorio negativo delle esportazioni, che rappresentano il 77% dei ricavi del settore: il calo stimato è del 2%, portando il valore dell’export a circa 8,7 miliardi di euro. Anche la produzione industriale ha registrato una contrazione del 2,3%.
La Visione di Pitti Immagine
Nonostante le difficoltà congiunturali, l’organizzazione della manifestazione sottolinea l’importanza della presenza fisica e del networking qualificato. La partecipazione di oltre 750 marchi, di cui il 47% esteri, conferma Pitti Uomo come punto di riferimento internazionale per la moda maschile.
Antonio De Matteis, presidente di Pitti Immagine, evidenzia come raggiungere 109 edizioni significhi mantenere una centralità nel panorama mondiale del menswear. Nonostante un quadro variegato e complesso dei mercati globali, la manifestazione continua ad attirare interesse sia da parte dei buyer che degli espositori.
Il Tema “Motion” Come Risposta al Cambiamento
La scelta del tema “Motion” per questa edizione non è casuale: rappresenta la necessità del settore di restare in movimento, di adattarsi ai cambiamenti del mercato e di trovare nuove direzioni di sviluppo. Un approccio che si riflette anche nell’introduzione di nuove sezioni come HiBeauty, che intercetta le tendenze emergenti nel retail specializzato.
Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine, ha raccolto tra gli espositori soddisfazione per la qualità dei buyer presenti e per la dimensione di sistema che la manifestazione riesce a esprimere. Un sentimento di solidarietà tra gli operatori che, in una fase complessa, diventa elemento di forza per affrontare le sfide del mercato.
Le Sfide del Menswear Italiano
Il calo dei compratori italiani rappresenta uno dei segnali più evidenti delle difficoltà strutturali del settore. La chiusura di numerosi negozi negli ultimi anni e l’andamento poco dinamico dei consumi interni pesano sulla domanda nazionale. A questo si aggiungono le tensioni geopolitiche, l’instabilità dei mercati e le misure protezionistiche, in particolare da parte degli Stati Uniti, terzo mercato di sbocco per la moda maschile italiana.
Nonostante queste criticità, la tenuta dei buyer esteri dimostra che la proposta italiana mantiene la sua attrattività internazionale. La qualità produttiva, la ricerca stilistica e l’innovazione portate in manifestazione dagli espositori continuano a rappresentare elementi distintivi riconosciuti dal mercato globale.
Prospettive per il 2026
L’equilibrio tra i listini prezzi e le aspettative di un mercato più prudente nei consumi rappresenta una delle chiavi per affrontare il prossimo anno. Il rapporto tra valorizzazione dei materiali e della manifattura da un lato, e sintonia con la cautela espressa dai consumatori dall’altro, diventa cruciale per sostenere il settore.
Pitti Uomo 109 si chiude quindi con risultati che fotografano un momento di transizione: da una parte la conferma dell’interesse internazionale, dall’altra la necessità di affrontare le debolezze del mercato interno. Una manifestazione che continua a rappresentare un punto di riferimento essenziale per il settore, in una fase che richiede adattamento, innovazione e visione strategica.
Fonte: MF Fashion

