domenica, 18 Gennaio

L’attore americano James Ransone è morto suicida a soli 46 anni, trovato impiccato nella sua casa di Los Angeles il 19 dicembre 2025.

Conosciuto per ruoli indimenticabili in serie cult e horror, lascia la moglie Jamie McPhee e due figli, mentre la famiglia ha avviato una raccolta fondi per la National Alliance on Mental Illness.

Nato a Baltimora il 2 giugno 1979, Ransone esplode con Ziggy Sobotka in “The Wire”, il docker impulsivo della seconda stagione che commette un omicidio in preda alla rabbia, finendo condannato all’ergastolo. Il personaggio, apparso in 12 episodi, lo catapulta tra i talenti HBO, seguito da Josh Ray Persons nella miniserie “Generation Kill”.

Successi nell’horror

Ransone si afferma nel genere horror con “Sinister” e “Sinister 2”, poi come Eddie Kaspbrak adulto in “IT – Capitolo 2” (2019), pugnalato alla guancia dal mostro Pennywise in una scena iconica. Ultimi progetti includono “Black Phone” e il recente “Black Phone 2”, confermando il suo appeal per ruoli disturbanti e carismatici.

Il dramma del suicidio

Scoperto senza vita in una rimessa, il decesso è stato confermato dal medico legale di Los Angeles: suicidio per impiccagione, senza tracce di reato. La notizia ha sconvolto fan e colleghi, riaccendendo dibattiti su salute mentale nel mondo dello spettacolo. Ransone, ex musicista, incarnava un’energia selvaggia che mancava già nei suoi ultimi ruoli.

Per gli appassionati di cinema maschile e storie crude, la perdita di Ransone è un vuoto. Hollywood piange un interprete autentico, tra dockworker rabbiosi e ipocondriaci terrorizzati.



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