La scuola italiana si prepara a un nuovo capitolo nella saga dei concorsi per l’insegnamento.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito si appresta infatti a pubblicare entro dicembre 2025 il bando per il terzo concorso PNRR, destinato al reclutamento di circa 20.000 nuovi docenti. Una mossa che, tuttavia, non trova tutti d’accordo, soprattutto tra le organizzazioni sindacali.
I numeri del nuovo concorso
Il bando, atteso entro dicembre 2025 secondo le scadenze fissate dagli accordi europei, metterà a disposizione circa 20.000 cattedre, con un focus particolare sui posti di sostegno e sulle classi di concorso della scuola dell’infanzia e primaria. Si tratta dell’ultimo tassello di un programma più ampio che complessivamente prevede circa 70.000 assunzioni nella scuola entro il 2026.
Le prove concorsuali dovrebbero svolgersi tra la fine del 2025 e la primavera 2026, permettendo così l’immissione in ruolo dei vincitori a partire da settembre 2026. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha già avviato la procedura, affidando all’università “Roma Tre” il compito di predisporre dei quesiti per la scuola dell’infanzia e primaria e per la scuola secondaria.
Le proteste della FLC CGIL
Non tutti però vedono di buon occhio questa nuova tornata concorsuale. La FLC CGIL ha espresso una “netta contrarietà” all’ennesimo concorso, sollevando una questione che tocca il cuore del problema del precariato nella scuola italiana. Il sindacato continua a ribadire la propria “netta contrarietà a un ennesimo concorso”, chiedendosi “quanti concorsi è necessario affrontare e quanti anni bisogna lavorare da precar[i]”.
La critica principale riguarda la presenza di numerosi docenti già risultati idonei in concorsi precedenti che ancora aspettano di essere assunti. Secondo il sindacato, bandire nuovi concorsi mentre esistono già graduatorie di idonei non utilizzate rappresenta una contraddizione del sistema di reclutamento.
Il precedente del PNRR 2
Per comprendere la portata del fenomeno, basta guardare ai numeri del secondo concorso PNRR, concluso di recente. Nel complesso il numero di domande presentate è pari a 239.100 a fronte di complessivi 19.032 posti, con un rapporto di oltre 12 candidati per ogni posto disponibile. Un dato che fotografa la grande fame di lavoro stabile nel mondo della scuola.
Cosa cambia nei requisiti?
Una delle novità più significative riguarda i requisiti di accesso. Fino al 31 dicembre 2025 sarà ancora sufficiente il diploma tecnico-professionale. Dal 2026, invece, sarà richiesta una laurea triennale coerente con la classe di concorso. Si tratta di un cambiamento importante che chiude definitivamente un’epoca per quanto riguarda l’accesso all’insegnamento.
Dal 2025 entrerà in vigore il sistema ordinario concorso scuola ordinario, che includerà il concorso scuola PNRR3. Questo nuovo bando prevede l’eliminazione di requisiti come la laurea con 24 CFU e il diploma ITP.
Il dilemma del precariato
La questione sollevata dalla FLC CGIL tocca un nervo scoperto del sistema scolastico italiano: il precariato storico. Migliaia di docenti che da anni lavorano con contratti a tempo determinato si trovano ora di fronte all’ennesima prova da superare per ottenere l’agognata stabilità lavorativa.
Il sindacato denuncia una gestione “a raffica” dei concorsi che, anziché risolvere il problema strutturale della mancanza di docenti di ruolo, lo alimenta creando un circolo vizioso di continue selezioni.
Prospettive future
Nonostante le polemiche, il concorso PNRR 3 rappresenta comunque un’opportunità importante per migliaia di aspiranti docenti. Il concorso, per raggiungere il target PNRR, dovrà produrre graduatorie con almeno 30 mila aspiranti entro il 30 giugno 2026, garantendo così un ampio bacino per le future assunzioni.
Le graduatorie dei vincitori saranno a esaurimento e verranno integrate per un triennio dalle graduatorie dei candidati risultati idonei, tentando così di conciliare le esigenze del sistema con le legittime aspirazioni di chi ha già dimostrato di possedere i requisiti necessari.
Resta da vedere se questa formula riuscirà davvero a mettere fine al precariato storico della scuola italiana o se, come temono i sindacati, non farà altro che alimentare un meccanismo ormai diventato strutturale nel sistema di reclutamento degli insegnanti.
Il bando ufficiale è atteso entro la fine del 2025, con le prove che si svolgeranno nei primi mesi del 2026 per consentire le assunzioni dall’anno scolastico 2026/27.

