domenica, 11 Gennaio

Il 2026 inizia con una notizia che conferma la resilienza e il valore dell’eccellenza manifatturiera italiana sui mercati internazionali.

Nella notte di Capodanno, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato una drastica revisione al ribasso dei dazi antidumping sulla pasta italiana, passando dal devastante 91,74% previsto a settembre a percentuali decisamente più sostenibili: 2,26% per La Molisana, 13,98% per Garofalo e 9,09% per gli altri undici produttori coinvolti.

Per chi come noi di MondoUomo.it racconta quotidianamente l’eccellenza del Made in Italy, questa vicenda rappresenta molto più di una semplice notizia economica: è la dimostrazione tangibile di come la qualità, l’autenticità e la capacità diplomatica possano prevalere anche di fronte alle sfide più complesse dei mercati globali.

La pasta italiana negli Stati Uniti vale 671 milioni di euro di export solo nel 2024, confermando il mercato americano come uno dei più strategici per il settore.

Questi numeri raccontano una storia di successo costruita decennio dopo decennio, fatta di tradizione artigianale, innovazione produttiva e quella capacità di mantenere standard qualitativi altissimi che distingue le nostre eccellenze manifatturiere nel mondo.

L’accusa di dumping mossa dalle autorità statunitensi lo scorso autunno aveva gettato un’ombra preoccupante sul futuro di marchi storici come Garofalo, La Molisana, Barilla, Sgambaro e Rummo. Il rischio era quello di vedere dazi complessivi superiori al 100%, considerando il 15% già applicato a tutti i prodotti europei, una barriera insormontabile che avrebbe potuto compromettere decenni di lavoro e investimenti.

La revisione ottenuta rappresenta una vittoria del sistema Italia nel suo complesso: dalla collaborazione delle aziende con le autorità americane, all’efficace azione diplomatica della Farnesina, fino al supporto della Commissione europea.

Un esempio virtuoso di come il gioco di squadra possa fare la differenza quando si opera sui mercati globali, dove le regole sono complesse e la concorrenza spietata.

Per chi opera nei mercati internazionali, questa vicenda offre insegnamenti preziosi. La trasparenza nelle relazioni commerciali, la documentazione accurata delle pratiche aziendali e la capacità di dialogare con le istituzioni sono elementi determinanti tanto quanto la qualità del prodotto.

Come più volte raccontato nella pagine del nostro magazine, il Made in Italy non è solo un’etichetta, ma un ecosistema complesso che richiede competenza, strategia e presenza costante sui mercati di riferimento.

L’export agroalimentare italiano continua a rappresentare un pilastro fondamentale della nostra economia, con la pasta che rimane uno dei simboli più riconoscibili del nostro Paese nel mondo. In un contesto geopolitico sempre più frammentato, dove il protezionismo commerciale torna periodicamente a farsi sentire, la capacità di preservare e consolidare le posizioni conquistate diventa strategica.

Mentre l’indagine formale si concluderà definitivamente l’11 marzo, questa prima riduzione rappresenta un segnale chiaro: il Made in Italy di qualità continua a essere riconosciuto e apprezzato anche oltre oceano, nonostante le complessità del commercio internazionale. Un risultato che premia l’eccellenza produttiva italiana e la sua capacità di competere ad armi pari nei mercati più esigenti del pianeta.



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