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Il settore fashion italiano guarda al Sud America: l'intesa commerciale apre prospettive concrete per pelletteria, calzature e tessile di qualità

Il Sud America aspetta il Made in Italy: il settore fashion è pronto?

Il settore della moda italiano potrebbe vivere una svolta storica; l’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur apre nuove strade per pelletteria, calzature e tessuti di alta qualità verso mercati finora poco esplorati.

Ma quali aziende riusciranno davvero a sfruttare questa occasione? Scopriamo le opportunità concrete e le strategie vincenti per il Made in Italy.

In collaborazione con la nostra Redazione di MondoExport.it

Dopo venticinque anni di negoziati, l’Unione Europea e il Mercosur hanno finalmente ratificato un accordo di libero scambio che potrebbe ridisegnare le rotte dell’export italiano verso il Sud America. Per il comparto moda, tradizionalmente trainante del Made in Italy, si aprono scenari inediti in mercati dove il gusto per la qualità italiana è già consolidato ma spesso frenato da barriere tariffarie proibitive.

I numeri parlano chiaro

L’Italia esporta attualmente verso i quattro paesi fondatori del Mercosur – Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – prodotti per un valore di 7,6 miliardi di euro, registrando una crescita del 2,9% nell’ultimo anno. Il nostro paese si conferma secondo esportatore europeo nell’area, con una quota del 13,8% sul totale delle vendite UE.

Il dato più interessante per gli operatori della moda riguarda i settori ad alta presenza di micro e piccole imprese: qui l’export italiano vale un miliardo di euro e rappresenta il 17,1% dell’intero export europeo. Parliamo di comparti dove l’eccellenza artigianale fa la differenza: moda, pelletteria, calzature, occhialeria e gioielleria.

Cosa cambia concretamente

L’accordo prevede la liberalizzazione di oltre il 90% delle linee tariffarie. Tradotto in termini pratici: i dazi che oggi colpiscono una giacca di sartoria, una borsa in pelle o un paio di scarpe artigianali diretti a San Paolo o Buenos Aires verranno progressivamente eliminati. Un vantaggio competitivo non da poco, considerando che attualmente questi dazi possono raggiungere livelli molto elevati.

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Marco Granelli, presidente di Confartigianato, sottolinea che “l’accordo rappresenta un’occasione storica per il Made in Italy e per l’artigianato”, ma avverte: “Alle PMI servono strumenti dedicati: credito, garanzie, formazione e servizi di supporto all’internazionalizzazione”.

Brasile al centro dell’attenzione

Il mercato principale resta il Brasile, dove confluiscono 5,9 miliardi di euro del nostro export, seguito dall’Argentina con 1,2 miliardi. Sono economie in crescita, con una classe media in espansione che apprezza sempre più i prodotti di fascia alta e il design italiano.

Per le aziende della moda significa poter competere con maggiore forza in mercati dove il brand Italia funziona ma dove finora i prezzi finali, appesantiti dai dazi, limitavano la penetrazione. La qualità artigianale italiana – dalla calzatura di Montegranaro alla pelletteria toscana, dalla maglieria veneta alla sartoria campana – potrà finalmente esprimersi con margini più interessanti.

Le sfide da affrontare

Tuttavia, l’entusiasmo va temperato con il realismo. Come sottolinea Confartigianato, il rischio è che i benefici dell’accordo finiscano per favorire soprattutto le grandi industrie, quelle con strutture già presenti sul territorio sudamericano o con capacità finanziarie per investimenti importanti.

Le piccole e medie imprese della moda – spesso eccellenze con margini ristretti e risorse limitate – hanno bisogno di accompagnamento specifico: accesso facilitato al credito per l’export, garanzie pubbliche, formazione su normative doganali e standard sudamericani, assistenza legale e commerciale in loco.

Diversificare per resistere

In un momento di tensioni commerciali globali e incertezze sui mercati tradizionali, l’America Latina rappresenta una direzione strategica per diversificare i mercati di sbocco. L’accordo UE-Mercosur arriva mentre le imprese italiane devono ripensare le proprie strategie internazionali.

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Per il settore moda, che ha costruito la propria fortuna sull’export, questo significa guardare oltre Europa e Nord America, verso economie dinamiche dove la domanda di prodotti premium è in crescita e dove il Made in Italy conserva un fascino intatto.

Cosa fare adesso

Gli operatori del settore dovrebbero iniziare a studiare questi mercati: capire le preferenze dei consumatori sudamericani, mappare i canali distributivi, valutare partnership locali. L’accordo offre l’opportunità, ma sta alle singole imprese saperla cogliere.

Le associazioni di categoria e gli enti di supporto all’export giocheranno un ruolo cruciale nei prossimi mesi, nell’aiutare anche le realtà più piccole a orientarsi in mercati distanti ma promettenti. Perché dalla ratifica all’implementazione efficace dell’accordo, il passo è lungo e richiede preparazione.

Il Sud America chiama. La moda italiana è pronta a rispondere?


Per approfondimenti su strategie di internazionalizzazione e supporto all’export: www.mondoexport.it


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