Nel cuore della splendida cornice veneziana si è svolta la quarta edizione del Venice Sustainable Fashion Forum, un appuntamento ormai imprescindibile per il sistema moda italiano ed europeo.
Un momento di confronto fondamentale per affrontare con un approccio condiviso le difficoltà e le sfide che stanno minacciando il tessuto produttivo del Made in Italy, una filiera di eccellenza che rappresenta la seconda industria manifatturiera del nostro Paese.
Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, ha richiamato con forza l’attenzione sulle pressioni che gravano sul settore: un export che segna un preoccupante calo, mentre le importazioni crescono vertiginosamente, soprattutto dalla Cina.
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La risposta, secondo Sburlati, deve essere unitaria e incisiva. Serve una nuova etica della competitività basata su tre pilastri imprescindibili: legalità, innovazione e coerenza nei valori.
Il Forum veneziano ha messo in luce la necessità di una armonizzazione delle norme e degli standard a livello europeo per proteggere la filiera della moda, mantenendo alta la qualità e tutelando i diritti dei lavoratori.
Non si tratta solo di sostenibilità ambientale, ma anche di responsabilità sociale e governance trasparente.
Tra le soluzioni proposte c’è la rapida approvazione del modello di responsabilità estesa del produttore (EPR), che imponga a tutti, anche ai produttori esteri che vendono in Europa, gli stessi obblighi normativi in termini di produzione, sicurezza e smaltimento. Solo così si potrà evitare che il modello “ultra-fast fashion” trasformi il nostro sistema economico in qualcosa di fragile e precario, come già successo in altri settori industriali.
La filiera italiana del tessile-moda – con le sue 10 mila imprese, 100 mila addetti e un valore economico che supera i 18 miliardi solo nella regione Veneto – ha mostrato al Forum la sua determinazione a difendere con visione comune e strategie concrete il valore del Made in Italy, cuore pulsante di eccellenza, creatività e artigianalità riconosciuta nel mondo. Proteggere questa ricchezza significa garantire il futuro di un’intera industria e di una cultura produttiva preziosa.
La sfida è chiara: unire le forze affinché il Made in Italy non sia più considerato solo un marchio da difendere, ma un modello da promuovere a livello europeo con norme comuni e un impegno condiviso tra politica, imprese e consumatori.
Solo così la moda italiana potrà continuare a brillare nel panorama globale, all’altezza della sua storica fama e della sua rilevanza economica.




