Il Senato ha approvato un pacchetto di misure per la certificazione della legalità nelle filiere della moda italiana, a tutela del Made in Italy e contro il caporalato, con un sistema volontario di verifica e un registro pubblico presso il Mimit.
Le aziende certificate potranno utilizzare il marchio “Filiera della moda certificata” nelle campagne promozionali, mentre l’uso improprio sarà sanzionato dall’Agcm con multe fino a 50.000 euro.
Nuovo sistema di certificazione
Il provvedimento introduce un sistema di certificazione volontaria della filiera produttiva, finalizzato a garantire legalità, tracciabilità e correttezza sociale lungo tutta la catena del valore. La verifica sarà effettuata da soggetti abilitati alla revisione legale, che controlleranno la regolarità contributiva, fiscale e giuslavoristica delle imprese, dalla capofila ai subfornitori.
Sarà inoltre obbligatorio inserire nei contratti clausole che assicurino il rispetto della normativa anche da parte dei fornitori esterni.
Requisiti e rinnovo
Per ottenere la certificazione, le aziende dovranno adottare un modello organizzativo di prevenzione dei reati legati allo sfruttamento del lavoro.
La certificazione avrà validità annuale e potrà essere rinnovata previa verifica da parte di enti accreditati, anche attraverso audit diretti nei luoghi di produzione.
Presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) sarà istituito un registro pubblico delle imprese certificate, a garanzia della trasparenza del sistema.

Tavolo istituzionale e tutela del brand Made in Italy
L’approvazione delle misure precede un tavolo urgente convocato dal Ministro Adolfo Urso per il 15 ottobre 2025, al quale parteciperanno i vertici di Confindustria Moda, Camera Nazionale della Moda Italiana, Fondazione Altagamma e altre associazioni di settore.
L’obiettivo è affrontare le emergenze del comparto, tra cui la concorrenza sleale dell’ultra fast fashion e la difesa della reputazione del Made in Italy.
Urso ha sottolineato che il valore del brand Italia nel mondo non può essere compromesso da comportamenti illeciti di singole aziende, e che la certificazione rappresenta uno strumento strutturale per tutelare l’eccellenza del sistema produttivo nazionale.






