La nuova ondata di dazi: minaccia o opportunità?
Dopo settimane di attesa e tensione, il presidente Donald Trump ha annunciato una nuova serie di lettere indirizzate ai principali partner commerciali mondiali, tra cui l’Unione Europea, per notificare l’introduzione di tariffe fino al 40% su numerosi prodotti, con effetto dal 1° agosto. Sebbene le trattative siano ancora in corso, la posta in gioco è altissima, soprattutto per il “made in Italy”.
Cosa conterranno le lettere di Trump all’Unione Europea?
Secondo fonti diplomatiche, l’Unione Europea non ha ancora ricevuto una lettera formale con l’elenco dettagliato dei nuovi dazi, ma la minaccia resta concreta e sono un po’ tutti in attesa di sviluppi nelle prossime 24-48 ore.
Trump ha ribadito che non ci saranno ulteriori proroghe: “Tutti i pagamenti saranno dovuti dal 1° agosto 2025. Nessuna estensione sarà concessa”. Le lettere inviate ad altri Paesi (come Giappone e Corea del Sud) prevedono tariffe del 25%, ma per l’Europa si parla di un’aliquota standard del 10% su quasi tutte le esportazioni, con la possibilità di salire fino al 50% in assenza di un accordo.
Le trattative in corso puntano a ottenere alcune esenzioni per settori strategici come aeronautica, componentistica e bevande alcoliche, ma la Commissione UE ha avvertito gli Stati membri che il rischio di ulteriori richieste da parte americana è tutt’altro che scongiurato.
Quali settori del “made in Italy” sono più a rischio?
L’Italia, con un surplus commerciale verso gli USA di 39 miliardi di euro nel 2024 e gli Stati Uniti come primo mercato extra-UE, è particolarmente esposta. I settori più colpiti dai dazi, secondo le associazioni di categoria e le analisi degli esperti, sono:
- Agroalimentare: Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Pecorino Romano, Prosecco, Brunello, Grana Padano e altri prodotti tipici rischiano di vedere aumentare i prezzi sugli scaffali americani fino al 35%. Secondo Coldiretti e CIA, i danni potrebbero ammontare a miliardi di euro, con una perdita di quote di mercato difficilmente recuperabile
- Vini e spiriti: Gli USA sono il principale importatore di vino italiano. Federvini stima che le tariffe potrebbero costare all’Italia fino alla metà della quota di mercato negli Stati Uniti
- Moda e pelletteria: Il settore fashion, insieme a calzature e accessori in pelle, è tra i più vulnerabili a un aumento dei dazi, sia per il valore aggiunto che per la concorrenza globale
- Automotive e componentistica: Anche se la Germania è la più esposta, l’Italia rischia ripercussioni su forniture e subforniture del comparto automobilistico e meccanico
- Arredamento e design: Mobili e complementi d’arredo “made in Italy” sono tra i beni più apprezzati dagli americani e potrebbero subire un calo della domanda a causa dell’aumento dei prezzi.
Per quanto riguarda il settore agroalimentare, ne abbiamo parlato in una puntata del podcast A Biz Story Focus On: Fatto in Italia con Gaetano Torrente, Direttore Commerciale dell’industria conserviera La Torrente.
???? I dazi? Chi vuole qualità pagherà il giusto prezzo
– Gaetano Torrente
In questo video ecco l’estratto specifico:
Le reazioni di Roma e Bruxelles
Il governo italiano, pur mantenendo una posizione dialogante, ha espresso forte preoccupazione. La premier Giorgia Meloni ha definito i dazi “contrari all’interesse nazionale” e ha invitato l’UE a una risposta ferma ma non emotiva, evitando una guerra commerciale generalizzata. Le associazioni imprenditoriali, come Confindustria, hanno chiesto un’azione diplomatica decisa per tutelare il manifatturiero italiano e scongiurare una crisi dell’export.
A Bruxelles, la Commissione UE sta lavorando a un accordo quadro che permetta di limitare i danni, accettando – se necessario – una tariffa del 10% su base generalizzata, con esenzioni per alcuni settori chiave. Ma la partita resta aperta e le prossime settimane saranno decisive.
Dazi Sì o Dazi No? Il futuro del made in Italy
La strategia di Trump punta a rilanciare la manifattura americana e a riequilibrare la bilancia commerciale, ma rischia di colpire duramente le eccellenze italiane e la stessa economia europea. Per il “made in Italy”, la parola d’ordine è resilienza: puntare su qualità, branding e diversificazione dei mercati, senza rinunciare al dialogo transatlantico.
La speranza è che prevalga il buon senso e che si eviti una spirale di ritorsioni che danneggerebbe imprese e consumatori su entrambe le sponde dell’Atlantico.



