Il recente accordo tra Stati Uniti ed Unione Europea per evitare l’entrata in vigore dei dazi del 30% sulle esportazioni europee verso gli USA rappresenta una tappa cruciale ma non definitiva per le imprese italiane, simbolo del Made in Italy nel mondo.
Firmato per scongiurare una guerra commerciale che avrebbe avuto pesanti conseguenze economiche e inflazionistiche, l’accordo fissa una tariffa doganale uniforme al 15% per la maggior parte dei beni europei, compresi settori chiave come farmaci, semiconduttori e automobili.
Un compromesso con luci e ombre
Se da un lato l’accordo attenua l’impatto devastante dei dazi inizialmente previsti, dall’altro non elimina la pressione sulle aziende italiane, soprattutto proprio su quei settori simbolo del Made in Italy come il vino, l’agroalimentare, il tessile e la moda. Su questi comparti permane un’incertezza sulle modalità di applicazione degli oneri e sui benefici reali dell’intesa.
La politica italiana ha già espresso preoccupazione e la necessità di interventi mirati. Il premier Giorgia Meloni ha annunciato l’impegno a sostenere i settori più colpiti, lavorando con associazioni di categoria e mondo industriale per definire misure di supporto a livello nazionale ed europeo. Parallelamente, Confindustria richiama alla necessità di un piano europeo coordinato per fronteggiare i nuovi costi e mantenere la competitività nei mercati internazionali, soprattutto davanti alla volatilità del cambio dollaro-euro.
Impatto per il settore automotive e le filiere vinicole
L’accordo prevede un dazio al 15% sull’automotive europeo, ridotto rispetto al precedente 27,5%, ma resta comunque un freno alla competitività nei confronti dei produttori locali americani. Questo impatto sarà differenziato: le auto di fascia alta potrebbero assorbire meglio l’aumento dei costi, mentre il segmento medio-basso potrebbe risentirne più pesantemente.
Ancora più forte è la preoccupazione per il comparto vinicolo, che rischia di vedere compromessi mercati storici proprio mentre altri paesi concorrenti potrebbero approfittare di questa situazione. Le associazioni agricole chiedono maggiore tutela, sostegni economici e garanzie sui controlli di sicurezza alimentare per evitare passi indietro nelle regole europee.
Il Made in Italy tra sfide e strategia
Il Made in Italy si trova dunque a un bivio: da un lato l’accordo rappresenta un compromesso necessario per evitare guai peggiori, dall’altro è chiaro che non basta per garantire la piena tutela di settori fondamentali dell’economia italiana. La partita si gioca ora sui dettagli, sull’applicazione pratica dell’intesa e sulle risposte che saranno messe in campo a livello nazionale e comunitario.
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Fonte di Redazione:
https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2025/07/30/usa-ue-accordo-dazi-imprese-italiane/
