Quando arriva il Natale in Calabria, le case si riempiono di profumi speziati e di antiche tradizioni dolciarie. Tra queste spicca un dolce speciale, fatto con amore e pazienza, che rappresenta il cuore delle festività.
La sua forma a chiocciola nasconde un ripieno ricco di uvetta e noci, avvolto in una sfoglia friabile e profumata. Ogni famiglia custodisce la propria versione di questa ricetta, tramandata di generazione in generazione.
Preparare questo dolce richiede tempo e dedizione, ma il risultato finale ripaga ogni sforzo. È un’opera d’arte che unisce gusto e identità, perfetta da condividere durante le feste.
Scopriamo insieme i segreti di questa delizia natalizia, che si conserva per giorni sviluppando aromi sempre più intensi. La parte più bella? Vedere come ingredienti semplici si trasformano in magia.
Punti chiave
- Simbolo natalizio della tradizione calabrese
- Ripieno ricco di uvetta e noci
- Forma caratteristica a chiocciola
- Ricetta tramandata in famiglia
- Richiede tempo e pazienza
- Si conserva bene per giorni
- Ogni famiglia ha la sua variante
Storia e tradizione della Pitta ‘mpigliata calabrese
Esiste un documento notarile del 1728 che per la prima volta menziona questo dolce simbolico. Il rogato del notaro G. B. Marescalco di San Giovanni in Fiore ci svela un contratto matrimoniale tra i coniugi Giaquinta dove compare questa prelibatezza.
Già allora rappresentava un elemento così importante da essere inserito in atti ufficiali. Questo dimostra quanto radicata fosse già la tradizione.
Le origini antiche di un dolce simbolico
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Le famiglie arrivavano con i propri contenitori, lasciandoli al forno con segni distintivi. Ogni nucleo familiare custodiva gelosamente i segreti della preparazione.
Le ricette venivano tramandate oralmente di generazione in generazione. Questo ha creato varianti uniche in ogni famiglia, pur mantenendo l’essenza originale.
Il significato nelle celebrazioni calabresi
Nessuna festa importante sarebbe completa senza la sua presenza. Natale, Pasqua, matrimoni: ogni celebrazione vede questo dolce come protagonista della tavola.
Il miele utilizzato per lucidare la superficie non è solo un ingrediente. Rappresenta la dolcezza dei momenti familiari condivisi.
I sapori autentici raccontano la storia di una terra ricca di tradizioni culinarie. La prima pitta preparata, chiamata “strina”, viene portata in tavola la vigilia di Natale.
Oggi come allora, unisce generazioni attorno allo stesso tavolo. È più di un semplice dessert: è un simbolo di identità e appartenenza.
Ingredienti e preparazione del ripieno
La magia di questo dolce natalizio inizia con la scelta accurata dei componenti. Ogni elemento contribuisce a creare quell’armonia di sapori che rende unico questo capolavoro della tradizione.
La preparazione richiede attenzione ai dettagli, ma il risultato finale ripaga ogni minuto speso in cucina. Scopriamo insieme cosa serve per realizzare una versione autentica.
La lista completa degli ingredienti
Per la pasta frolla occorrono: 4 uova, 3 kg di farina 00, 250 g di zucchero, 1 bustina di lievito, mezzo litro di liquore (Cinzano), mezzo litro di olio di semi e 2 arance.
Il ripieno tradizionale prevede: 500 g di noci tritate, 500 g di uva passa sultanina, 250 g di zucchero, mezzo bicchiere di liquore all’anice, 2 arance, 1 limone e cannella in polvere q.b.
Per la finitura: 500 g di miele di castagno. Quest’ultimo dona quella lucentezza caratteristica e un aroma intenso.
Come preparare il ripieno tradizionale
Iniziamo con l’uvetta: va ammollata in acqua tiepida per 20 minuti. Questo passaggio è cruciale per renderla morbida e pronta ad assorbire gli altri sapori.
Le noci devono essere tritate finemente, ma non polverizzate. Mantenere una certa granulometria regala quella piacevole croccantezza che contraddistingue il dolce.
Unite tutti gli ingredienti in una ciotola capiente: noci, uva passa scolata, zucchero, liquore, scorza e succo degli agrumi, cannella. Mescolate con delicatezza fino a ottenere un composto omogeneo.
“Più il ripieno riposa meglio è perché i sapori si amalgamano per bene. Infatti spesso io lo preparo addirittura dal giorno prima.”
L’impasto base per la sfoglia richiede pazienza. Va lavorato fino a quando non diventa liscio ed elastico, pronto per essere steso sottilmente.
Un consiglio prezioso? Il vino bianco dolce può essere sostituito con Vermouth, Marsala o passito secondo i gusti personali. Ogni variante regala una nuance diversa al risultato finale.
Procedimento passo dopo passo
Ora che abbiamo tutti gli ingredienti pronti, è il momento di mettere le mani in pasta. Seguire attentamente ogni fase è fondamentale per ottenere un risultato perfetto.
La lavorazione richiede pazienza, ma ogni passo ha il suo perché. Vediamo insieme come trasformare questi semplici componenti in un capolavoro della tradizione.
Preparazione dell’impasto
Iniziate sciogliendo zucchero, olio e liquore a fuoco basso. Mescolate fino a quando lo zucchero si sarà completamente dissolto nel composto.
Aggiungete il succo d’arancia e versate il tutto nelle uova precedentemente sbattute. Incorporate gradualmente la farina setacciata con il lievito.
Lavorate l’impasto fino ad ottenere un panetto sodo e compatto. Deve risultare elastico ma non appiccicoso, pronto per essere steso.
Un segreto? Usate un filo d’olio d’oliva per ungere leggermente le mani durante la lavorazione. Questo eviterà che la pasta si attacchi alle dita.
Formatura delle pitte ‘mpigliate
Stendete l’impasto in sfoglie rettangolari sottili, come per la pasta delle lasagne. Spennellate la superficie con un leggero strato d’olio d’oliva.
Distribuite uniformemente il ripieno preparato, lasciando un bordo libero su un lato. Aromatizzate con chiodi di garofano e cannella in polvere.
Arrotolate delicatamente la sfoglia su se stessa, formando un lungo cilindro. Usate una rotella dentellata per tagliare l’eccesso di pasta e creare forme precise.
Formate le caratteristiche chiocciole arrotolando le strisce farcite. Ogni parte del processo richiede attenzione per mantenere la forma tradizionale.
Cottura e finitura con miele
Preriscaldate il forno a 180°C. Disponete i dolci su una teglia rivestita con carta da forno.
La cottura richiede circa 45-50 minuti. I dolci sono pronti quando raggiungono una doratura uniforme e profumano intensamente.
Lasciate raffreddare leggermente prima della finitura. Spennellate con miele caldo e fluido per donare lucentezza e un sapore irresistibile.
| Tempo | Temperatura | Risultato Atteso |
|---|---|---|
| 20 min | Ambiente | Impasto omogeneo |
| 45-50 min | 180°C | Doratura perfetta |
| 5 min | Ambiente | Raffreddamento parziale |
Ricordate: il miele va applicato quando i dolci sono ancora tiepidi. Assorbirà meglio il liquido senza diventare troppo appiccicoso.
Il risultato? Un dessert che unisce croccantezza e morbidezza, con aromi speziati che ricordano il vero spirito natalizio.
Consigli pratici e varianti regionali
Per ottenere il massimo da questo dolce tipico, lasciatelo riposare 3-4 giorni dopo la cottura. I sapori si intensificano, regalando un’esperienza ancora più ricca.
La conservazione è semplice: avvolgetelo in pellicola trasparente. Resterà perfetto fino a 15 giorni, diventando ogni giorno più fragrante.
Le varianti regionali arricchiscono la tradizione. A Catanzaro si prepara a roselline, mentre altre zone preferiscono la forma a ciambella o allungata.
Personalizzate la ricetta secondo i vostri gusti. Sostituite le noci con mandorle, o usate miele locale al posto di quello di castagno.
L’olio d’oliva può dare un sapore più intenso rispetto a quello di semi. Anche il vino bianco può essere sostituito con passito o Marsala.
Ogni famiglia ha il suo segreto. C’è chi aggiunge più cannella, chi preferisce accentuare gli agrumi. Sperimentate e create la vostra versione!
FAQ
Quanto tempo si conserva la pitta ‘mpigliata?
Questo dolce tradizionale calabrese si conserva benissimo per diversi giorni in un contenitore ermetico a temperatura ambiente. Molte famiglie lo preparano in anticipo per le feste natalizie perché i sapori continuano a maturare e migliorare col tempo.
Posso sostituire qualche ingrediente nel ripieno?
Certamente! Mentre noci, uvetta e scorza d’arancia sono fondamentali, alcune varianti regionali includono anche pinoli, mandorle o cedro candito. L’importante è mantenere l’equilibrio tra frutta secca, frutta candita e spezie come cannella e chiodi di garofano.
Perché si chiama “mpigliata”?
Il nome deriva dalla caratteristica forma arrotolata e “impigliata” del dolce. La sfoglia sottile viene farcita, arrotolata su stessa e poi avvolta a spirale, creando quella forma a rotella che trattiene magicamente tutti i sapori del ripieno durante la cottura.
Qual è il segreto per una pasta morbida e fragrante?
Il segreto sta nell’uso di olio extravergine d’oliva di qualità e nel riposo dell’impasto. La tradizione di San Giovanni in Fiore prevede anche l’aggiunta di vino bianco nell’impasto, che contribuisce a rendere la pasta più malleabile e profumata.
Come si serve tradizionalmente questo dolce tipico?
Si serve a fette, spesso accompagnato da vino passito o moscato. Dopo la cottura, molte famiglie calabresi completano la pitta ‘mpigliata con una generosa spennellata di miele caldo che penetra nella pasta, esaltando tutti i profumi del ripieno.
È possibile congelare la pitta ‘mpigliata?
Sì, sia prima che dopo la cottura. Se congelata cruda, basta cuocerla direttamente dal freezer aggiungendo qualche minuto in forno. Se già cotta, si scongela a temperatura ambiente e si riscalda leggermente per restituirle tutta la fragranza.
