Un network globale che unisce imprenditori e chef per valorizzare il patrimonio gastronomico italiano riconosciuto dall’UNESCO
C’è un’Italia che vive lontano dai confini nazionali, un’Italia fatta di sapori, tradizioni e passione che attraversa oceani e continenti. Da Beverly Hills a Tokyo, da Amburgo a Melbourne, migliaia di italiani – e di innamorati dell’italianità – tengono vivo quotidianamente il mito della nostra cucina, quel patrimonio immateriale dell’umanità che l’UNESCO ha ufficialmente riconosciuto.
Per dare voce e riconoscimento a questo straordinario fenomeno culturale ed economico è nato “I Go Italian”, progetto della Fondazione Made in Sicily ETS di Palermo che sta rapidamente diventando un punto di riferimento globale per chi fa della gastronomia italiana una missione.
Il riconoscimento ufficiale a Milano
La cerimonia di consegna delle prime targhe si è svolta ieri nella prestigiosa Sala Falck di Assolombarda, a Milano, davanti a una platea gremita di giornalisti e operatori del settore. Un momento di celebrazione per imprenditori arrivati da tutta Europa e dall’Italia per ricevere il riconoscimento del loro impegno quotidiano nel diffondere la cultura gastronomica italiana.
Tra i premiati, figure di spicco come il Cavalier Vincenzo Andronaco, che 43 anni fa ha fondato ad Amburgo Andronaco Grande Mercato, oggi una catena che offre esclusivamente 9.000 prodotti italiani di qualità in Germania, con 800 dipendenti e quasi 2.000 etichette di vino da tutte le regioni italiane. “Sono arrivato in Germania a 18 anni con il desiderio di dimostrare qualcosa”, ha raccontato Andronaco. “In questi anni abbiamo esportato il nostro palato ed educato alla cucina italiana i tedeschi, che oggi cercano e vogliono la migliore qualità italiana.”
Un network basato su valori, non su certificazioni
Giovanni Callea e Davide Morici, vertici della Fondazione Made in Sicily, hanno spiegato la filosofia del progetto: “A differenza di un sistema di certificazione basato su criteri oggettivi o commerciali, I Go Italian è nato per mettere in rete chi già opera nell’ambito della cucina italiana secondo i principi UNESCO. Non si impongono parametri rigidi, ma si identificano sensibilità, pratiche e narrazioni.”
Il riconoscimento UNESCO alla cucina italiana, infatti, non celebra semplicemente un insieme di ricette, ma considera un patrimonio culturale fatto di saperi, rituali, convivialità e tradizioni che uniscono le persone. In questo contesto, I Go Italian si pone come piattaforma per custodire questi significati mettendo le persone e le storie al centro.
L’ingresso nella rete non è automatico: si accede tramite presentazione o invito e con l’approvazione di un Comitato Direttivo, che garantisce la qualità delle adesioni e la coerenza con i principi condivisi. Un sistema che si fonda sulla disponibilità dei partecipanti a mettere in gioco la propria reputazione.
Numeri impressionanti in pochi mesi
Nato a dicembre 2024, il progetto ha già raccolto oltre un centinaio di adesioni, con presenze in città simboliche come Chicago, Los Angeles, San Francisco, Boston, Seattle, Melbourne, Ibiza, Londra, Amsterdam, Rotterdam, Parigi, Amburgo, Berlino, Dubai e Tokyo. Più di 1.000 persone coinvolte tra chef, ristoratori e produttori interconnessi.
Tra i protagonisti che hanno ricevuto la targa anche Fabio Cappellano con la sua catena Qualitalia di 8 trattorie e botteghe alimentari in Olanda, Peppe Cappellano dell’Osteria Sala Federico a Rotterdam (dove il cappuccino pomeridiano costa 8 euro, “un modo simpatico per disincentivarne l’abitudine durante i pasti e educare al gusto italiano”), e Manuel Maslah de La Piccola Cantina di Berlino, che porta ai tedeschi l’accoglienza e l’abitudine italiana di pranzare insieme.
Il valore della formazione e dell’innovazione
Santo Manetta, proprietario del Ristorante Al Sorriso a Bergamo e membro della Federazione Bergamasca Cuochi, ha sottolineato l’importanza che le competenze vengano trasferite ai giovani, perché l’importante lavoro di disseminazione nel mondo possa continuare.
Non mancano le storie di innovazione come quella di Rosolino e Floriana Palazzolo che con L’Orto di Rosolino a Terrasini hanno creato un’oasi di coltivazione di frutta esotica in Sicilia, producendo specialità uniche come il Maracujello a base di frutto della passione siciliano e il Rosso Caffè, liquore a base di cascara biologica. “La cosa più bella”, raccontano, “è quando emigrati di seconda generazione ci dicono che da noi hanno riprovato le emozioni che da bambini provavano a casa dei nonni.”
L’orgoglio italiano che conquista il mondo
“C’è un’Italia immensa all’estero”, ha sottolineato Giovanni Callea, “che ha cambiato i luoghi e le abitudini dei territori dove è presente. I partecipanti alla rete I Go Italian la vogliono raccontare e testimoniare.” Un orgoglio che merita di essere supportato e valorizzato, dando finalmente il giusto riconoscimento a chi, spesso senza grande visibilità mediatica, porta avanti ogni giorno l’eccellenza italiana nel mondo.
Tra gli assenti illustri della cerimonia milanese, Celestino Drago, vera star della cucina italiana a Los Angeles, che fece scoprire le ricette tipiche italiane ai divi del cinema hollywoodiano e oggi è a capo di un impero di italianità con il ristorante Drago Centro e Il Pastaio a Beverly Hills. La sua adesione è stata la prima in assoluto, confermando la portata internazionale del progetto.
I Go Italian non è solo un riconoscimento, ma un movimento che guarda al futuro con una ritrovata consapevolezza delle radici, celebrando chi fa della cucina italiana non solo un business, ma una vera e propria missione culturale.

