Il panorama del sostegno economico alle famiglie italiane sta per cambiare volto.
Con l’arrivo del 2026, la Manovra introduce modifiche sostanziali al calcolo dell’ISEE che avranno ricadute dirette sull’Assegno Unico Universale.
Si tratta di interventi mirati che promettono di alleggerire il carico economico per milioni di nuclei familiari, soprattutto quelli più numerosi e con casa di proprietà.
Due novità per abbassare l’ISEE
La riforma tocca due aspetti fondamentali del calcolo dell’indicatore della situazione economica. Il primo riguarda la scala di equivalenza, ovvero il parametro che misura il peso dei vari componenti all’interno di una famiglia. Dal prossimo anno, chi ha più figli vedrà applicarsi maggiorazioni specifiche che renderanno il proprio ISEE più vantaggioso. In pratica, a parità di condizioni economiche reali, il valore dichiarato risulterà inferiore.
Il secondo cambiamento coinvolge direttamente chi possiede un’abitazione. La franchigia sulla prima casa, attualmente fissata a 52.500 euro, salirà a 91.500 euro. Non solo: per ogni figlio successivo al primo, si aggiungeranno ulteriori 2.500 euro di esclusione dal calcolo patrimoniale. Una boccata d’ossigeno per oltre la metà dei proprietari di casa, che potranno vedere il proprio ISEE ridotto anche di migliaia di euro.
Di quanto aumenterà l’Assegno Unico?
Gli effetti pratici di queste modifiche si tradurranno in denaro contante nelle tasche delle famiglie. Secondo le proiezioni dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, l’incremento medio si attesterà intorno ai 10 euro mensili per ogni figlio. Può sembrare poco, ma su base annua parliamo di 120 euro a figlio, che per una famiglia con tre bambini significa 360 euro in più all’anno.
A questo si aggiunge la rivalutazione automatica legata all’inflazione, stimata tra l’1,6% e l’1,7%.
L’importo massimo mensile dell’assegno passerà da 201 a circa 204 euro, mentre quello minimo salirà da 57,5 a 58,5 euro. Chi si trova nelle fasce intermediarie vedrà aumenti proporzionali: con un ISEE attorno ai 21.800 euro si arriverà a percepire 182,8 euro al mese per figlio, contro i 179,7 attuali.
Chi guadagna di più dalla riforma?
Non tutti i nuclei familiari beneficeranno allo stesso modo delle novità. Le simulazioni evidenziano che circa il 5% delle famiglie attualmente in fascia di reddito medio scivolerà nella fascia più bassa, con vantaggi economici superiori. Un fenomeno ancora più marcato si registrerà per le famiglie con redditi più elevati: oltre il 10% passerà in una categoria migliore.
I lavoratori autonomi risultano tra i più avvantaggiati, con quasi due terzi dei nuclei che trarranno beneficio dalle nuove regole.
Seguono i dipendenti e, in misura minore, i pensionati. Sul piano geografico, il Nord-Est si conferma l’area dove la riforma avrà maggiore impatto, interessando oltre la metà dei nuclei familiari con ISEE attivo.
Quando arriveranno i soldi in più?
Gli aumenti legati all’inflazione scatteranno già con i pagamenti di febbraio 2026, mentre gli adeguamenti relativi a gennaio verranno corrisposti come arretrati a partire da marzo. Chi già riceve l’assegno non dovrà presentare una nuova domanda, ma per beneficiare pienamente delle novità sull’ISEE sarà necessario aggiornare la Dichiarazione Sostitutiva Unica con i dati del 2026.
L’INPS ha chiarito che il termine per presentare la nuova DSU senza perdere denaro è fissato al 30 giugno 2026.
Chi rispetterà questa scadenza riceverà tutti gli arretrati spettanti. In mancanza dell’aggiornamento ISEE, l’istituto continuerà ad erogare automaticamente l’importo minimo dell’assegno, penalizzando chi avrebbe diritto a somme maggiori.
L’impatto complessivo sul welfare familiare
La Manovra 2026 destina risorse aggiuntive per 119,3 milioni di euro nel biennio iniziale, con una proiezione che arriva a 136,3 milioni annui dal 2032. Si tratta di un investimento significativo che conferma la centralità delle politiche familiari nell’agenda di governo.
I numeri parlano chiaro: circa 2,6 milioni di figli appartenenti a nuclei diversi beneficeranno delle modifiche, su una platea complessiva di quasi 10 milioni di minori coperti dall’Assegno Unico.
L’obiettivo dichiarato è quello di sostenere la natalità e alleviare il peso economico della genitorialità, riconoscendo che le famiglie numerose affrontano costi proporzionalmente più elevati. La riforma rappresenta un segnale importante in questa direzione, anche se molti osservatori sottolineano come servirebbero interventi ancora più incisivi per invertire il trend demografico negativo che caratterizza il Paese.





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