Israele ed Hamas hanno raggiunto un accordo per la prima fase di un piano di pace che prevede il rilascio di tutti gli ostaggi e il ritiro delle truppe israeliane da gran parte della Striscia di Gaza, con l’obiettivo di porre fine alla guerra in corso dal 7 ottobre 2023.
L’intesa, mediata dagli Stati Uniti, Egitto, Qatar e Turchia, è stata annunciata dal Presidente Americano Donald Trump e rappresenta un primo passo verso una tregua duratura, sebbene le sfide per la sua piena attuazione restino elevate.
L’accordo e i suoi contenuti
La prima fase dell’accordo, firmata il 8 ottobre 2025 in Egitto, prevede la cessazione immediata delle ostilità e il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani ancora in vita a Gaza, stimati in circa 20, entro 72 ore dall’attuazione formale dell’intesa.
In cambio, Israele si impegna a ritirare le proprie truppe dalla maggior parte della Striscia, comprese Gaza City e Khan Yunis, mantenendo una presenza limitata a Rafah, al confine con l’Egitto.
Il ritiro militare di Israele dalla Striscia di Gaza dovrebbe avvenire in meno di 24 ore.
Parallelamente, Israele rilascerà 250 detenuti palestinesi condannati all’ergastolo e 1.700 arrestati dopo il 7 ottobre 2023, comprese donne e minori. Per ogni ostaggio israeliano deceduto, verranno restituiti i resti di 15 palestinesi. L’accordo include anche l’ingresso di aiuti umanitari e il ritorno degli sfollati al nord di Gaza, sotto supervisione egiziano-qatariota.
Reazioni e contesto politico
Il Presidente Trump ha definito l’accordo “un grande giorno per il mondo arabo, musulmano, Israele e gli Stati Uniti”, ringraziando i mediatori e definendo il risultato “storico e senza precedenti”.
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato di “vittoria nazionale e morale”, sottolineando il ruolo determinante della pressione militare e della diplomazia americana. Hamas ha accolto l’intesa come “la fine della guerra a Gaza”, ringraziando i mediatori e ribadendo l’impegno per la resistenza e i diritti nazionali palestinesi.
Tuttavia, tensioni rimangono. Israele ha posto il veto al rilascio di figure di spicco come Marwan Barghouti e Ahmad Saadat, nonché dei miliziani di Hamas direttamente coinvolti nell’attacco del 7 ottobre. Inoltre, fonti israeliane temono che Hamas non riesca a localizzare tutti gli ostaggi deceduti, il che potrebbe complicare l’attuazione dell’accordo.
Prospettive di pace e critiche
Sebbene l’accordo rappresenti un primo passo concreto verso la pace, molti analisti lo considerano una tregua tattica piuttosto che una soluzione definitiva.
La distruzione sistematica di Gaza, con oltre 67.000 palestinesi uccisi e la Striscia quasi completamente rasa al suolo, ha lasciato ferite profonde.
Organizzazioni umanitarie come Medici Senza Frontiere denunciano una strategia di “asfissia” da parte dell’esercito israeliano, che continua a bloccare aiuti vitali.
La comunità internazionale è divisa: mentre Stati Uniti, Egitto e Qatar celebrano il risultato, altri Paesi come la Spagna hanno approvato l’embargo sulle armi a Israele, e l’Italia è sotto pressione per il suo ruolo nel conflitto. L’ONU ha annunciato tagli al proprio personale di pace a causa della mancanza di fondi, in parte legata ai tagli americani.

