sabato, 17 Gennaio

Dal 1° gennaio 2024 è entrata in vigore la Global minimum tax, la nuova imposta minima che si applica a tutte le multinazionali con un fatturato annuo complessivo di almeno 750 milioni di dollari.

Si tratta di una delle misure previste dalla riforma fiscale globale promossa dall’OCSE e dal G20, con l’obiettivo di contrastare l’elusione e l’erosione della base imponibile da parte delle grandi imprese che operano in diversi Paesi. Ma in cosa consiste la Global minimum tax e quali sono le sue implicazioni fiscali per l’Italia?

Il funzionamento della Global minimum tax.

La Global minimum tax prevede che le multinazionali paghino almeno il 15% di tasse sui profitti realizzati in ogni Paese in cui operano, indipendentemente dalla sede legale o dalla presenza di stabili organizzazioni. In questo modo, si vuole evitare che le imprese spostino i propri utili in Paesi a bassa o nulla tassazione, sottraendoli al fisco dei Paesi in cui sono effettivamente generati.

La Global minimum tax si basa sul principio di “top-up tax”, ovvero di integrazione fiscale: se in un Paese la tassazione effettiva è inferiore al 15%, il Paese di residenza della multinazionale applicherà una tassa aggiuntiva fino a raggiungere il livello minimo. Inoltre, la Global minimum tax prevede il meccanismo di “undertaxed payments rule”, ovvero di regolazione dei pagamenti sottotassati: se una multinazionale effettua pagamenti verso una società controllata o collegata situata in un Paese a bassa tassazione, il Paese di provenienza dei pagamenti applicherà una ritenuta alla fonte fino a raggiungere il livello minimo.

Infine, la Global minimum tax prevede il meccanismo di “subject to tax rule”, ovvero di regola di soggezione a tassazione: se una multinazionale riceve pagamenti da una società controllata o collegata situata in un Paese a bassa tassazione, il Paese di destinazione dei pagamenti potrà negare i benefici previsti dai trattati contro le doppie imposizioni, se la tassazione effettiva è inferiore al livello minimo.

L’attuazione della Global minimum tax in Italia

L’Italia ha recepito la Global minimum tax con il decreto legislativo n. 234 del 30 dicembre 2023, in attuazione della direttiva (UE) 2022/2523. Il decreto ha introdotto due nuove disposizioni nel Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR): l’articolo 165-bis, relativo alla tassa di integrazione, e l’articolo 165-ter, relativo alla ritenuta sui pagamenti sottotassati.

La tassa di integrazione si applica alle società residenti in Italia che controllano o sono controllate da gruppi multinazionali con fatturato globale superiore a 750 milioni di euro. La tassa si calcola sulla differenza tra il 15% e la tassazione effettiva dei redditi delle società estere partecipate, al netto delle imposte pagate all’estero e dei crediti d’imposta spettanti. La ritenuta sui pagamenti sottotassati si applica alle società residenti in Italia che effettuano pagamenti verso società estere controllate o collegate appartenenti a gruppi multinazionali con fatturato globale superiore a 750 milioni di euro.

La ritenuta si calcola sulla differenza tra il 15% e la tassazione effettiva dei pagamenti, al netto delle imposte pagate all’estero e dei crediti d’imposta spettanti. La ritenuta si applica anche ai pagamenti verso società estere situate in Paesi o territori a regime fiscale privilegiato, indipendentemente dal fatturato del gruppo multinazionale. Il decreto ha previsto anche una serie di esclusioni, esenzioni e deroghe alla Global minimum tax, in linea con le indicazioni dell’OCSE e dell’UE. Tra queste, si segnalano:

  • l’esclusione dei redditi derivanti da attività economiche sostanziali, come la ricerca e lo sviluppo, la produzione di beni e servizi, la gestione di risorse naturali, la fornitura di servizi pubblici essenziali;
  • l’esenzione dei redditi derivanti da attività economiche svolte in Paesi in via di sviluppo o in situazioni di emergenza umanitaria, purché non superino il 2,5% del reddito complessivo del gruppo multinazionale;
  • la deroga alla tassa di integrazione per le società residenti in Italia che controllano o sono controllate da gruppi multinazionali con sede in Paesi dell’UE o dell’EEE, a condizione che vi sia uno scambio effettivo di informazioni fiscali e che la tassazione effettiva non sia inferiore al 12,5%.

Le implicazioni fiscali della Global minimum tax per l’Italia.

La Global minimum tax rappresenta un cambiamento radicale nel sistema fiscale internazionale, che potrebbe avere effetti significativi sulle strategie delle multinazionali e sulle entrate fiscali dei Paesi. Secondo le stime dell’OCSE, la Global minimum tax potrebbe generare circa 220 miliardi di dollari di entrate aggiuntive a livello globale, pari allo 0,4% del PIL mondiale.

Tuttavia, la distribuzione di queste entrate non sarà uniforme tra i Paesi, ma dipenderà da diversi fattori, come il livello di tassazione effettiva, la struttura del tessuto produttivo, la presenza di incentivi fiscali, la partecipazione alla riforma.

Per quanto riguarda l’Italia, le stime sono piuttosto modeste: secondo l’OCSE, la Global minimum tax potrebbe portare circa 380 milioni di euro di entrate aggiuntive, pari allo 0,02% del PIL. Questo dato riflette il fatto che l’Italia ha già un livello di tassazione effettiva abbastanza elevato, pari al 23,4%, superiore alla media OCSE del 21,4% e al livello minimo del 15%. Inoltre, l’Italia ha un tessuto produttivo caratterizzato da una prevalenza di piccole e medie imprese, che non rientrano nel perimetro della Global minimum tax. Infine, l’Italia ha aderito alla riforma fiscale globale senza riserve, rinunciando a eventuali margini di flessibilità o negoziazione.

La Global minimum tax, quindi, non sembra essere una fonte rilevante di gettito per l’Italia, ma potrebbe comunque avere degli effetti positivi sul piano della concorrenza, della trasparenza e della cooperazione fiscale internazionale. Inoltre, la Global minimum tax potrebbe essere integrata da altre misure fiscali, come la web tax o la digital tax, che mirano a colpire le imprese digitali che operano in Italia senza una presenza fisica. Queste misure, però, richiedono un coordinamento a livello europeo e globale, per evitare il rischio di doppie imposizioni o di conflitti commerciali.



Condividi l'articolo, grazie

La Redazione MondoUomo.it cura contenuti editoriali dedicati all’uomo contemporaneo, con attenzione a stile, lavoro, cultura, benessere, relazioni e società. È composta da Carmen, Flavia, Ale, John Ogni articolo nasce da un processo editoriale che unisce analisi, esperienza e osservazione della realtà, con l’obiettivo di offrire informazioni chiare, utili e affidabili. La redazione scrive per lettori reali, non per algoritmi. I contenuti privilegiano la qualità, la coerenza tematica e il valore informativo, evitando semplificazioni eccessive e promesse facili. MondoUomo.it adotta un linguaggio diretto, professionale e riconoscibile, in linea con un pubblico maschile attento e consapevole. Il progetto editoriale segue una visione indipendente e si fonda su competenza, responsabilità e rispetto del lettore. Ogni contenuto pubblicato riflette questi principi.

I commenti sono chiusi.

error: I contenuti del magazine online MondoUomo.it sono protetti da Copyright
Exit mobile version