Oggi, 10 gennaio 2026, Rod Stewart spegne 81 candeline; e lo fa come ha sempre fatto tutto nella sua vita: con stile inconfondibile, energia contagiosa e quella voce roca che ha definito il sound di generazioni.
Difficile trovare un aggettivo che non sia stato già utilizzato per descrivere questo gigante della musica britannica. Icona? Leggenda? Sopravvissuto? Tutte definizioni corrette, ma nessuna rende davvero giustizia a un artista che ha saputo reinventarsi continuamente senza mai tradire la propria essenza.
Rod Stewart, le radici di una leggenda
Nato a Highgate, nel nord di Londra, Roderick David Stewart è il più giovane di cinque figli. Suo padre Robert Joseph, maestro costruttore scozzese, e sua madre Elsie Rebecca Gilbart hanno cresciuto Rod in un ambiente dove la musica era pane quotidiano. A sei anni, nel 1959, il padre gli regalò la prima chitarra, un gesto apparentemente semplice che avrebbe cambiato il corso della storia della musica rock.
Ma prima del rock, c’era il calcio. Stewart, tifoso sfegatato del Manchester United, sognava di diventare calciatore professionista e arrivò persino a sostenere un provino con il Brentford F.C. Il rifiuto che ricevette si rivelò una benedizione per milioni di fan in tutto il mondo. La musica guadagnò ciò che il calcio perse, anche se Rod non ha mai smesso di coltivare la sua passione per il pallone.
L’ascesa: dall’armonica alle arene mondiali
Il percorso musicale di Stewart iniziò nel 1962, quando ancora adolescente cominciò a suonare l’armonica frequentando l’ambiente folk londinese, in particolare al fianco del cantante Wizz Jones. Nel 1963 entrò nei Dimensions, la sua prima band, dove la timidezza naturale lo relegava al ruolo di armonicista con sporadiche incursioni vocali.
La svolta arrivò nel 1964, quando Long John Baldry lo sentì suonare e lo assunse per il suo gruppo. Rod Stewart lasciò il lavoro e divenne musicista a tempo pieno.
Nello stesso anno fece il suo debutto discografico, seguito poco dopo dal primo contratto solista nell’agosto del 1964.
Il vero grande salto qualitativo giunse nel 1967 con l’ingresso nella band di Jeff Beck come vocalist. L’album “Truth” del 1968 ebbe un discreto successo negli Stati Uniti, confermato l’anno successivo da “Beck-Ola. Ma le tensioni interne portarono Stewart ad abbandonare il gruppo nel 1969 per unirsi ai Faces, dove rimase fino al 1975 come cantante principale.
L’era solista di Rod Stewart: quando ogni foto racconta una storia
Il 1971 segnò il punto di non ritorno nella carriera di Rod Stewart. L’album “Every Picture Tells a Story” divenne un fenomeno mondiale, trasformando il cantante britannico in una superstar internazionale. Da quel momento, la sua carriera solista decollò definitivamente, costruendo un patrimonio artistico che comprende oltre 250 milioni di dischi venduti in tutto il mondo.
Ciò che rende Stewart unico nel panorama musicale è la sua capacità di muoversi trasversalmente tra generi diversi. Dal rock al soul, dal folk al pop, la sua voce graffiante e inconfondibile ha saputo adattarsi a stili differenti mantenendo sempre una cifra stilistica riconoscibile. Un camaleonte che però non perde mai la propria pelle.
Curiosamente, per oltre vent’anni della sua carriera Stewart non scrisse canzoni, non considerandosi un compositore naturale. Solo nel 2013 decise di riprendere l’attività di songwriter, dimostrando che l’età è davvero solo un numero quando si parla di creatività artistica.
Rod Stewart e quel concerto più grande della storia
Il 31 dicembre 1994, Rod Stewart entrò nel Guinness dei Primati organizzando quello che è considerato il concerto più grande della storia della musica.
Sul palco di Copacabana, a Rio de Janeiro, si radunarono quasi quattro milioni di persone per celebrare il capodanno con la leggenda del rock; un numero che lascia senza fiato e che difficilmente sarà mai superato.
Quell’evento non fu solo un record: fu la dimostrazione tangibile del potere universale della musica di Stewart, capace di unire generazioni diverse sotto lo stesso cielo, cantando le stesse canzoni. Un artista che parlava a tutti, dal teenager al settantenne, dalla segretaria all’operaio, dall’intellettuale al tifoso da stadio.
L’uomo dietro l’artista Rod Stewart
Oltre la musica, Rod Stewart ha sempre coltivato passioni apparentemente distanti dal mondo del rock. La sua collezione di automobili è leggendaria quanto i suoi dischi, e il suo amore per il modellismo ferroviario è una passione che lo accompagna da tutta la vita. Dettagli che rendono ancora più affascinante la figura di un artista che non si è mai fatto ingabbiare dagli stereotipi del rock star.
La sua vita sentimentale è stata altrettanto movimentata della sua carriera. Attualmente sposato, Stewart ha alle spalle una serie di relazioni che hanno alimentato cronache e gossip per decenni. Ma dietro l’immagine del dongiovanni c’è sempre stato un uomo sensibile, capace di grandi gesti di generosità.
Forse non sapevi che … Rod Stewart è il cavaliere che combatte il cancro
Nel 2007, la Regina Elisabetta II nominò Rod Stewart Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico (C.B.E.) per i suoi contributi alla musica. Nel 2016 arrivò il riconoscimento definitivo: il titolo di cavaliere. Sir Rod Stewart, un appellativo che suona quasi surreale per chi ha vissuto la sua giovinezza tra palchi sudati e locali fumosi, ma perfettamente meritato per una carriera che ha ridefinito i confini della musica popolare.
Ma forse l’onorificenza più importante è quella invisibile che Stewart si è conquistato come sopravvissuto al cancro. Dopo aver combattuto la malattia per anni, oggi dona parte della sua ricchezza alla ricerca oncologica, trasformando la sua esperienza personale in speranza per milioni di malati in tutto il mondo. Un gesto che va oltre la musica e tocca la sfera più profondamente umana.
Stewart si è anche fatto portavoce di una causa insolita ma significativa: l’educazione degli uomini sulla menopausa. Convinto che i partner maschili debbano essere preparati a comprendere e supportare le donne durante questa fase delicata, ha usato la sua visibilità per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema spesso trascurato.
Il segreto della longevità artistica di Rod Stewart
Ad 81 anni, Rod Stewart continua a esibirsi dal vivo con un’energia che farebbe invidia a colleghi di mezzo secolo più giovani. Il segreto? Forse sta nell’autenticità, nel non aver mai tradito se stesso inseguendo mode passeggere. O forse nella passione genuina per quello che fa, quella stessa passione che brillava negli occhi del ragazzo di Highgate quando il padre gli regalò quella prima chitarra.
La sua carriera insegna che il successo duraturo non si costruisce su colpi di fortuna o scorciatoie, ma sulla coerenza artistica, sul rispetto del pubblico e sulla capacità di evolvere senza rinnegare le proprie radici. Stewart ha attraversato decenni di trasformazioni musicali, dalla beat generation agli anni del punk, dall’esplosione del pop all’era digitale, riuscendo sempre a trovare il suo spazio senza risultare anacronistico.
L’eredità di Rod the Mod
Soprannominato “Rod the Mod” per il suo stile inconfondibile legato alla cultura mod britannica, Stewart ha influenzato generazioni di artisti. La sua capacità di mescolare vulnerabilità emotiva e machismo rock, sensibilità folk e potenza arena, ha creato un modello ancora oggi studiato e imitato.
La sua voce, quella texture unica che sembra emergere da qualche luogo profondo e polveroso dell’anima, è diventata parte integrante dell’immaginario sonoro collettivo. Basta sentirne poche note per riconoscerla all’istante, in qualsiasi contesto, in qualsiasi epoca.
Oggi, mentre soffia sulle 81 candeline, Rod Stewart può guardarsi alle spalle e vedere una carriera che ha ridefinito cosa significa essere una rock star. Ma soprattutto, può guardare avanti con la consapevolezza che la musica, quella vera, non invecchia mai. Proprio come lui.
Buon compleanno, Sir Rod. Il mondo ha ancora bisogno della tua voce.
