Quando un ragazzo scalzo di Três Corações divenne O’Rei
Ogni 23 ottobre il mondo del calcio celebra la nascita di una leggenda che ha trasceso lo sport stesso.
Edson Arantes do Nascimento, universalmente conosciuto come Pelé, è nato in questo giorno del 1940 a Três Corações, Brasile, destinato a diventare quello che molti considerano il più grande calciatore di tutti i tempi.
Pelè, dalle strade di Bauru al tetto del mondo
La storia di Pelé inizia in modo umile, quasi poetico nella sua semplicità. Cresciuto in condizioni di estrema povertà insieme al padre João Ramos, soprannominato “Dondinho”, il piccolo Edson – chiamato “Dico” dalla famiglia – imparò a giocare per le strade di Bauru con palloni improvvisati fatti di vecchi calzini riempiti di stracci.
Ironia della sorte, il ragazzo detestava inizialmente il soprannome “Pelé” affibiatogli dai compagni. Quel nome che avrebbe rifiutato sarebbe diventato sinonimo di eccellenza calcistica mondiale.
Il talento scoperto, la stella che brilla
A soli 15 anni, grazie all’intuizione di Waldemar de Brito, ex giocatore della nazionale brasiliana, Pelé ottenne un provino con il Santos. Il suo primo contratto professionale? Appena 10 dollari al mese. Un compenso ridicolo per quello che sarebbe diventato un tesoro nazionale – letteralmente: nel 1961 il governo brasiliano lo dichiarò “patrimonio nazionale” per impedire ai club europei di portarlo via.
Svezia 1958: la consacrazione di un diciassettenne
Al suo primo Mondiale, appena diciassettenne, Pelé scrisse pagine indelebili della storia del calcio. Tre gol in semifinale contro la Francia, due nella finale contro la Svezia padrona di casa. Il Brasile trionfò 5-2 e il mondo scoprì un fenomeno destinato a rivoluzionare il gioco.
In una carriera durata quasi vent’anni, O’Rei realizzò l’incredibile cifra di 1.281 gol in 1.363 partite. Numeri che appartengono più alla leggenda che alla realtà, eppure sono reali. La sua potenza di tiro, la capacità di segnare in ogni situazione, l’eleganza nel dribbling hanno ridefinito ciò che significava essere un attaccante completo.
Pelè, il calciatore che fermò una guerra
Ma Pelé non fu solo un fenomeno sportivo. Nel 1967 accadde qualcosa di straordinario: durante la guerra civile nigeriana, tutte le parti in conflitto concordarono una tregua di 48 ore per permettere al Re del Calcio di giocare un’ambasciata a Lagos. Il calcio, attraverso Pelé, si dimostrò più potente delle armi.
La sua influenza andò ben oltre il campo: ambasciatore ONU per l’ecologia e l’ambiente, ambasciatore di buona volontà UNESCO, amico personale di Nelson Mandela. Nel 2007 cancellò una vacanza in famiglia per giocare nella partita benefica “90 Minuti per Mandela”, celebrando gli 89 anni dell’icona sudafricana.
L’eredità immortale
Il Comitato Olimpico Internazionale lo ha incoronato “Atleta del Secolo” nel 1999. La Regina Elisabetta II lo ha nominato cavaliere onorario nel 1997. Ma forse il riconoscimento più significativo è quello che non ha bisogno di certificati: dire semplicemente “Pelé” e chiunque, in qualsiasi angolo del mondo, sa esattamente di chi stai parlando.
In un’epoca in cui il calcio sta diventando sempre più business e spettacolo, ricordare Pelé significa celebrare la purezza del talento, la capacità di un singolo uomo di elevare uno sport a forma d’arte.
Significa ricordare quando bastava un pallone – anche uno fatto di stracci – per sognare l’impossibile.
Oggi, nel giorno della sua nascita, il mondo del calcio si inchina ancora una volta davanti al suo Re. Perché Pelé non è stato solo il più grande calciatore di sempre: è stato la prova vivente che il genio, quando incontra la passione, può davvero cambiare il mondo.
O’Rei è eterno. Buon compleanno, Pelé.
