Raccontare il Fatto in Italia significa dare voce a storie che hanno costruito il senso stesso dell’eleganza maschile.
Nella nuova puntata del podcast A Biz Story – Focus on Fatto in Italia, prodotto dal Gruppo Mondo Media per MondoUomo.it, il racconto si concentra su una delle realtà più longeve e autorevoli della sartoria italiana: Maison Cilento 1780.
Ospite della puntata è Ugo Cilento, ottava generazione di una famiglia che da oltre due secoli rappresenta un punto di riferimento per la sartoria napoletana, il total look maschile e un’idea di impresa fondata su continuità, disciplina e visione.
Quella di Cilento non è solo una storia di moda. È una storia di impresa familiare, di cultura manifatturiera, di eleganza come forma di comportamento, prima ancora che come scelta estetica.
Otto generazioni, una sola direzione
Maison Cilento nasce nel 1780, in un’Italia ancora divisa, nel contesto storico del Regno delle Due Sicilie. In quel periodo la famiglia Cilento opera già come realtà produttiva nel settore tessile, con un ruolo attivo nella fornitura di materiali per l’esercito borbonico.
Questo dato è centrale per comprendere l’identità del brand. Prima della moda, prima dell’abito come linguaggio sociale, c’è la funzione. I tessuti prodotti e commerciati da Cilento rispondevano a esigenze precise: resistenza, comfort, libertà di movimento.
Nel corso dei decenni, e poi dei secoli, l’azienda evolve senza mai interrompere il legame familiare. Otto generazioni si succedono alla guida del marchio. Un caso raro nel panorama europeo. Un dato che, come sottolinea Ugo Cilento, non è scontato quando si parla di brand storici.
Molte aziende vantano una data di fondazione antica, ma non sempre possono dire di essere rimaste nelle mani della stessa famiglia. In casa Cilento, invece, la continuità non è solo cronologica. È valoriale.
Impresa familiare e passaggio generazionale
Raggiungere i 250 anni di attività non è frutto del caso. Secondo Ugo Cilento, il primo elemento chiave è la coerenza dell’assetto familiare.
Nel passaggio generazionale, l’azienda deve essere affidata a chi dimostra amore, competenza e visione. Non a chi rivendica un diritto di sangue. Questo approccio richiede cultura, autocontrollo e capacità di mettere da parte dinamiche emotive che spesso minano le imprese familiari.
La famiglia, in questa visione, non è un limite. È una struttura che deve sapersi organizzare come un’impresa moderna, senza perdere la propria identità.
A questo si aggiunge un altro fattore: la capacità di adattarsi ai tempi, senza inseguire scorciatoie.
Tradizione e mercato: un equilibrio possibile
Dal punto di vista storico, il nome Cilento entra nel mondo della moda tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Prima, come molte aziende ultracentenarie, l’attività ruota attorno al tessile, alla materia prima.
Con il passare degli anni, la sartoria diventa il centro del progetto. Ma il metodo resta lo stesso: osservare il contesto, comprendere il mercato, agire con coerenza.
Per Ugo Cilento, la vera difficoltà non è cambiare. È cambiare senza perdere stile. Il business più semplice, spesso, non è quello più giusto. Eleganza, stile e tradizione richiedono scelte più complesse, ma anche più solide nel lungo periodo.
Questa visione ha permesso al brand di attraversare epoche, crisi economiche, mutamenti sociali e culturali, mantenendo una posizione riconoscibile.
La giacca napoletana e l’eredità borbonica
Uno dei passaggi più affascinanti del racconto riguarda l’origine della giacca napoletana. La sua vestibilità, così apprezzata nel mondo, non nasce solo da una ricerca estetica.

Nasce dall’esperienza militare.
Durante il periodo borbonico, l’esercito delle Due Sicilie era considerato uno dei più eleganti e funzionali d’Europa. La divisa doveva consentire libertà di movimento, soprattutto nell’uso delle armi.
Il gesto di sparare richiede rapidità dell’avambraccio. Una giacca rigida avrebbe rallentato il movimento. Da qui nasce una costruzione più morbida, con giromanica alto e spalla naturale.
La sartoria napoletana eredita questa impostazione funzionale e la trasforma in linguaggio estetico. Prima viene l’uso. Poi arriva lo stile.
Tessuti, archivi e memoria storica
Maison Cilento non è solo sartoria. È anche memoria industriale.
L’archivio storico dell’azienda, oggi vincolato dalla Soprintendenza Archivistica della Campania, conserva documenti, lettere e campioni di tessuti legati alla fornitura dell’esercito borbonico.
I panni prodotti in Abruzzo, in particolare a Palena, rappresentavano una filiera produttiva avanzata per l’epoca. Oggi quei territori non hanno più un profilo industriale, ma restano centrali nella storia del manifatturiero italiano.
Questo legame tra territorio, produzione e impresa è uno degli elementi che rendono il racconto di Cilento un caso di studio.
La cravatta sette pieghe: un simbolo italiano
Tra gli accessori che hanno reso celebre Maison Cilento nel mondo, la cravatta sette pieghe occupa un posto centrale.

La sua origine risale alla fine dell’Ottocento. La cravatta nasce da un foulard, piegato su se stesso più volte. Il termine “sette pieghe” indica proprio questo processo.
Esistono due versioni principali:
- la sette pieghe sfoderata, senza anima interna;
- la sette pieghe foderata, con un’anima in lana.
La prima offre una sensazione più morbida, vicina al foulard originale. Può perdere leggermente la piega durante l’uso, ma questo dettaglio racconta la giornata di chi la indossa.
La seconda garantisce una struttura più stabile e una maggiore tenuta della forma.
Entrambe richiedono grande competenza manuale, ma non tutte le cravatte sette pieghe possono essere considerate di alto livello.
Artigianalità e unicità
Per Ugo Cilento, il vero valore non sta solo nel “fatto a mano”. Sta nel fatto bene.
Ogni cravatta Cilento viene prodotta in quantità estremamente limitate. Ogni disegno può avere al massimo quattro esemplari.
Questa scelta non risponde a logiche di volume. Risponde a una visione precisa del lusso, inteso come stile di vita e non come prezzo.
In questo senso, la cravatta sette pieghe può essere letta come una scultura sartoriale. Un oggetto che porta con sé il gesto, il tempo e la cultura di chi lo ha realizzato.
L’eleganza che governa il colore
Nel corso della conversazione emerge un passaggio chiave che chiarisce in modo netto il pensiero di Ugo Cilento sull’eleganza maschile. Secondo Cilento, non è l’accessorio a rendere elegante l’uomo, ma è l’uomo a rendere elegante l’accessorio.
Nel tempo, racconta, ha visto uomini di grande stile indossare cravatte dai colori forti, difficili, persino considerate improbabili. Colori che, su altri, sarebbero risultati fuori luogo. Su di loro, invece, funzionavano. Non per la cravatta in sé, ma per il portamento, la classe, l’autorità naturale di chi la indossava.
In questi casi, il colore smette di essere un rischio e diventa neutro. Diventa credibile. È la personalità a governare l’accessorio, non il contrario. Questo principio spiega perché copiare un abbinamento visto altrove raramente porta allo stesso risultato. L’eleganza richiede consapevolezza di sé, misura e comportamento coerente.
Per Maison Cilento, questo è uno dei cardini dello stile maschile: l’abito accompagna l’uomo, ma è l’uomo, con il suo modo di stare al mondo, a dare senso all’abito.
L’uomo della sette pieghe
Chi sceglie una cravatta sette pieghe non cerca un segno di riconoscimento esterno. Cerca una forma di coerenza personale.
Secondo Ugo Cilento, l’eleganza parte dalla personalità. Anche un colore difficile può diventare naturale se chi lo indossa ha autorità, cultura e consapevolezza.

L’ispirazione non va copiata. Va interpretata. Ogni uomo deve trovare il proprio equilibrio tra regole e carattere.
L’eleganza, in questa visione, non è solo un fatto estetico. È comportamento, misura, rispetto.
Social, influencer e coerenza
Il mondo digitale fa parte anche della realtà Cilento. Ma va governato.
I social sono uno spazio di lavoro. Richiedono una linea chiara, coerente con il prodotto, la storia e i valori del brand.
Un influencer può essere un alleato solo se condivide cultura, stile e rispetto per la tradizione. In caso contrario, diventa rumore.
Ancora una volta, la parola chiave è coerenza.
I prossimi 250 anni
Guardare al futuro, per Maison Cilento, significa continuare a dire sì quando serve e no quando è necessario.
Ugo Cilento parla di cultura di impresa come fondamento del lavoro quotidiano. Un concetto che trasmette anche alle nuove generazioni.
La tradizione non è un vincolo. È una responsabilità.
Ed è proprio questa responsabilità che rende Maison Cilento 1780 non solo un brand storico, ma un punto fermo dell’eleganza maschile italiana.







