Giornalista, divulgatore scientifico, conduttore televisivo e scrittore, Alessandro Cecchi Paone è una delle figure di spicco nel panorama culturale italiano, in libreria con la sua ultima fatica letteraria “Raimondo Di Sangro Di Sansevero. Dialogo sull’immortalità”.
Non ha bisogni di presentazioni, Alessandro Cecchi Paone è un personaggio noto al pubblico, complici le numerose apparizioni in programmi televisivi. Sul piccolo schermo esordisce giovanissimo, nel 1977, conducendo un tg per ragazzi su Rai 1. Un legame solido, quello con il mondo televisivo, che dura ancora oggi dopo quasi cinquant’anni.
Una vita dedicata allo studio, che gli hanno consentito di raggiungere notevoli risultati. Laurea in scienze politiche, Cecchi Paone è un uomo che ama la cultura sotto ogni suo aspetto, tanto da diventare il pioniere della divulgazione scientifica televisiva. Nel corso di questi decenni è stato autore oltre che conduttore di trasmissioni a sfondo divulgativo, diffondendo cultura e conoscenza ad intere generazioni.
Alessandro Cecchi Paone e il suo dialogo sull’immortalità.
Volto noto della televisione italiana, Alessandro Cecchi Paone è stato al timone di programmi di divulgazione come “Appuntamento con la storia” e “La macchina del tempo”. Nel corso della sua lunga carriera non è mancata la conversione a programmi di intrattenimento, dimostrando una grande versatilità.
Versatile è il termine migliore per descrivere la sua personalità. Non solo autore televisivo e divulgatore scientifico, ma anche docente universitario e scrittore. Alla scrittura si è dedicato a lungo, pubblicando innumerevoli opere di vario genere. Liliana Segre e Papa Francesco sono i protagonisti di due suoi volumi, intitolati “Gli eroi del nostro tempo. La sua ultima fatica letteraria, edita da Armando De Nigris, è incentrata su un personaggio storico tanto affascinante quanto misterioso, Raimondo Di Sangro Di Sansevero. Principe, ma anche sperimentatore scientifico, un uomo che ha dedicato la sua vita alla scoperta, inseguendo un concetto di immortalità. “Raimondo di Sandro Di Sansevero. Dialogo sull’immortalità” è un’opera originale che tratta un tema molto attuale. Un colloquio immaginario con un uomo vissuto nel lontano ‘700, ma che ha ancora tanto da dire.
Nell’ambito del prestigioso salotto culturale “Incontri di Valore” ideato e curato dal manager Nicola Ruocco, nel magnifico scenario dell’Hotel Stabia a Castellammare di Stabia, l’autore ha dialogato con il pubblico, presentando la sua ultima fatica letteraria. Il nostro magazine lo ha intervistato in esclusiva.
Ha sempre avuto un grande legame con la storia e i personaggi storici, tuttavia da dove nasce l’idea di dedicare un’opera ad una personalità così enigmatica come Raimondo di Sangro?
“Si potrebbe dire che io lo inseguo, perché lo studio fin da quando ero ragazzino. Ero molto affascinato dalle sue scoperte, difatti lo si potrebbe definire una sorta di Harry Potter del ‘700 perché era un bambino prodigio. Si occupava un po’ di tutto dalle arte alle scienze nascenti. Difatti è stato uno dei primi a portare le scienze nuove nell’Italia meridionale, a partire da Napoli. Quindi per me è un personaggio meraviglioso. Il primo “amore” con il Principe è scattato visitando la splendida Cappella San Severo a Napoli. ”
L’opera è un dialogo sull’immortalità che ha avuto con il Principe, cos’è per lei il concetto di immortalità?
“Non è tanto importante il mio concetto di immortalità, ma il suo. Il Principe riteneva immortali coloro di cui si continua a parlare dopo il trapasso. Poiché lui è morto duecentocinquant’anni fa, e siamo ancora qui a parlare di lui, vuol dire che in qualche modo ci è riuscito. Dunque se vogliamo essere immortali dobbiamo dare il massimo, nel corso della nostra vita terrena, affincé poi dopo gli altri, leggendo i nostri libri o guardando le nostre opere, continuino a considerarci presenti.”
Raimondo Di Sangro è legato indissolubilmente a Napoli, lei invece che legame ha con la città?
“Napoli è grazie a Raimondo Di Sangro, ma anche ad altri grandi personaggi, come gli illuministi come Filangeri e Genovesi un punto di riferimento della modernità d’Italia in tutta Europa. Poi ci sono stati eventi che hanno un po’ offuscato questa memoria. Ho scelto di scrivere del Principe perché amo Napoli quanto amo lui. Sono due entità molto collegate. L’amore mio per Napoli nasce negli anni infantili, quando mi trasferì per un periodo con la mia famiglia in questa città. Ci fu un imprinting anche perché all’epoca Napoli era bellissima, non c’erano ancora stati eventi nefasti come il colera, terremoto e la guerra di camorra che l’hanno segnata negativamente.
Cosa pensa del boom turistico che sta investendo Napoli negli ultimi anni?
“Ho letto un’intervista del sindaco Manfredi in cui sosteneva che quest’anno per le festività pasquali arriverà un gran numero di turisti. Napoli sta tornando ad essere riconosciuta come parte del Patrimonio culturale mondiale dopo un periodo di declino. Splendida lo è sempre stata, solo che ora torna ad essere apprezzata anche come meta turistica”.
Passando al mondo televisivo, che lei ha avuto modo di conoscere a fondo, come valuta il cambiamento della televisione nel corso di questi decenni?
“In termini tecnologici in maniera meravigliosa. Io ho cominciato in bianco e nero, e poi la televisione è diventata a colori, dopo sono arrivate le televisioni private e quelle commerciali. Adesso abbiamo tantissimi canali, prima ne avevamo appena due. Questo è stato un percorso meraviglioso, sono felice di aver fatto parte di questo mondo e di farne ancora parte. Dal punto di vista dei contenuti, invece, viviamo una fase di spero momentaneo declino, perché i contenuti sono scadenti, c’è poca creatività, poca inventiva, i programmi sono sempre gli stessi. Spero in un rinascimento creativo del mondo della televisione, perché è confermato dai dati, gli italiani sono il popolo che più si forma e si informa seguendo i programmi televisivi. Dunque il mondo della televisione svolge una funzione importante”. .
Parlando di formazione, lei è anche docente universitario. Ritiene che la cultura possa avere un potere salvifico per le nuove generazioni.
“La cultura ha sempre avuto un ruolo importante per i più giovani. Deve avere questo potere salvifico adesso più che mai. Oggi c’è poca valorizzazione culturale, non ci sono investimenti per la cultura. Siamo un Paese che non investe sui giovani in termini formativi, ma spero che anche questo passi”.
