Riprendono le ricerche del volo MH370: dopo 11 anni una nuova speranza per risolvere il mistero
Ad undici anni dalla scomparsa del volo MH370 della Malaysia Airlines, uno dei più grandi misteri dell’aviazione moderna, si riaccende una speranza concreta di risolvere questo enigma.
Le autorità malesi hanno ufficialmente annunciato la ripresa delle ricerche a fine dicembre 2025, affidando le operazioni alla società privata Ocean Infinity. Dopo anni di silenzio e tentativi falliti, questa nuova fase di indagine potrebbe finalmente portare alla localizzazione dei resti dell’aereo e gettare luce su cosa sia realmente accaduto.
Il volo MH370, un Boeing 777, sparì il mattino dell’8 marzo 2014 durante un viaggio da Kuala Lumpur a Pechino con 239 persone a bordo.
Da allora, nonostante diverse missioni di ricerca e numerosi studi, il velivolo e i suoi occupanti sono rimasti in gran parte un mistero. La scarsità di tracce e il vasto territorio dell’Oceano Indiano dove si presume sia precipitato hanno reso le ricerche estremamente complesse e spesso vanificate dalle condizioni meteorologiche avverse.
La nuova operazione, che inizierà ufficialmente il 30 dicembre 2025, si concentrerà su un’area di circa 15.000 km² nell’Oceano Indiano meridionale, considerata la zona più probabile dove cercare il relitto in base ai dati satellitari e alle evidenze raccolte dalle precedenti indagini. Ocean Infinity impiegherà tecnologie avanzate e veicoli subacquei autonomi per scandagliare il fondale marino con lo scopo di individuare qualsiasi elemento riconducibile al Boeing 777.
Questo progetto ha una particolare caratteristica contrattuale che si basa su un accordo “no find, no fee”: la compagnia Ocean Infinity sarà infatti remunerata solo nel caso di ritrovamento concreto del relitto o di parti significative dell’aereo. Questa modalità rappresenta un impegno economico altamente selettivo, che sottolinea la complessità e il rischio dell’operazione. L’importo previsto in caso di successo ammonta a 70 milioni di dollari, un investimento rilevante ma che testimonia la volontà delle autorità e dei partner privati di non lasciare irrisolto uno dei casi più dolorosi della storia dell’aviazione.
Il ritorno alle ricerche ha suscitato reazioni emotive anche tra i familiari delle vittime, molti dei quali hanno vissuto questi anni in attesa di risposte. Danica Weeks, vedova di un passeggero australiano, ha dichiarato che questa nuova fase rappresenta “una luce di speranza” e che si attendono con fiducia i risultati di questa lunga e complessa operazione.
Le ricerche precedenti, compresa una missione simile condotta da Ocean Infinity nel 2018, non hanno portato a risultati certi, ma l’esperienza accumulata e i progressi tecnologici negli ultimi anni aumentano le possibilità di successo. La sfida resta però elevata: il fondale marino è estremamente profondo e la zona estremamente vasta, rendendo l’identificazione di frammenti ciò che potrebbe confermare definitivamente il destino del MH370.
La scoperta dei resti del velivolo non solo offrirebbe una chiusura ai familiari ma potrebbe anche fornire indicazioni cruciali sulle cause della scomparsa, ancora oggetto di ipotesi e speculazioni. Le autorità hanno assicurato che ogni fase dell’indagine sarà condotta con massima trasparenza e nel rispetto delle procedure internazionali di sicurezza e indagine.
In conclusione, questa ripresa delle ricerche del volo MH370 rappresenta un momento importante per la comunità internazionale dell’aviazione e per tutti coloro che hanno seguito con apprensione questo caso per più di un decennio. L’operazione, pur gravata da molte incognite, è una testimonianza della resilienza umana e della determinazione a cercare verità anche nelle circostanze più oscure.

