Oggi è il 20 novembre e la Redazione di MondoUomo.it celebra, nella storia di copertina del giorno, uno dei più grandi autori del cinema italiano contemporaneo: Mario Martone.
C’è un filo rosso che lega le tavole di un palcoscenico napoletano degli anni Settanta alle sale dei festival internazionali. Quel filo ha un nome: Mario Martone, nato a Napoli sessantasei anni fa, il 20 novembre 1959, quando la città partenopea stava per entrare in una delle sue stagioni culturali più fertili.
Non è un caso che Mario Martone abbia iniziato proprio dal teatro.
A diciassette anni allestisce il suo primo spettacolo, “Faust o la quadratura del cerchio”, e poco dopo fonda Falso Movimento, gruppo teatrale che diventerà leggenda nell’avanguardia italiana. Spettacoli come “Tango Glaciale” e “Ritorno ad Alphaville” mescolavano Godard con l’utopia di Campanella, creando un linguaggio visivo barocco e postmoderno che avrebbe segnato tutta la sua carriera.
Ma è quando Mario Martone approda al cinema che la sua visione esplode definitivamente. “Morte di un matematico napoletano” del 1992, dedicato al matematico Renato Caccioppoli, gli vale il Premio speciale della giuria a Venezia, segnando l’arrivo di una voce autoriale potente e originale.
Tre anni dopo arriva “L’amore molesto”, tratto da Elena Ferrante, che compete a Cannes e gli fa conquistare il David di Donatello come miglior regista.
Quello che rende unico il cinema di Mario Martone è la capacità di intrecciare Storia con la S maiuscola e storie intime, pubblico e privato, senza mai tradire né l’una né l’altra dimensione.
Con “Noi credevamo” del 2010, tratto dal romanzo di Anna Banti sul Risorgimento italiano, costruisce un affresco monumentale che racconta non solo battaglie e ideali, ma soprattutto uomini in carne e ossa che credevano in qualcosa di più grande di loro.
Poi arriva “Il giovane favoloso” nel 2014, e qui Martone compie un miracolo: dare voce al silenzio della poesia. Giacomo Leopardi diventa un giovane ribelle, un uomo che soffre ma non si piega, che dubita ma proprio per questo tocca la verità.
Elio Germano lo interpreta con una febbre che brucia lo schermo, mentre la macchina da presa danza intorno a lui come in un’opera lirica – non a caso Martone ha diretto alla Scala spettacoli memorabili come “Cavalleria rusticana” e “Andrea Chénier”.
Il regista napoletano non ha mai smesso di guardare la sua città, ma sempre con occhi nuovi. Capri-Revolution” nel 2018 racconta un’isola utopica agli albori del Novecento, mentre con “Il sindaco del rione Sanità” porta sullo schermo Eduardo De Filippo e Toni Servillo in un’alchimia perfetta di teatro e cinema. Qui rido io” del 2021, dedicato al grande Edoardo Scarpetta, gli vale tredici candidature ai David di Donatello, confermando la sua capacità di trasformare il teatro in cinema senza perderne l’essenza.
Con “Nostalgia” del 2022, presentato al Festival di Cannes con protagonista Pierfrancesco Favino, Mario Martone viene selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar 2023.
Un riconoscimento che arriva dopo decenni di lavoro instancabile, diviso tra set cinematografici e palcoscenici teatrali, tra Napoli e Roma, tra passato e presente.
Sposato con la sceneggiatrice Ippolita Di Majo, con cui ha collaborato a molti progetti, Martone rappresenta oggi quella rara specie di artista completo: regista cinematografico, teatrale, lirico, capace di muoversi tra registri diversi con la stessa maestria.
Il suo ultimo documentario “Laggiù qualcuno mi ama” del 2023, omaggio a Massimo Troisi, dimostra ancora una volta come Martone sappia guardare agli amici, ai maestri, alla sua terra con uno sguardo che è insieme rigoroso e affettuoso.
Oggi che compie sessantasei anni, possiamo dire che Mario Martone ha fatto qualcosa di straordinario: ha ridato dignità cinematografica a Napoli e al Sud, senza folclore né compiacimento, raccontando storie che sono insieme locali e universali, antiche e contemporanee. Ha dimostrato che il cinema italiano può ancora parlare al mondo con una voce originale, profonda, necessaria.
Mario Martone, Filmogragia Essenziale
Morte di un matematico napoletano (1992)
Il debutto che conquista Venezia. La storia di Renato Caccioppoli diventa parabola sulla follia e la genialità.
L’amore molesto (1995)
Da Elena Ferrante, un noir psicologico che esplora i segreti familiari nel cuore di Napoli.
Teatro di guerra (1998)
La guerra di Bosnia vista attraverso un gruppo teatrale che mette in scena l’Ecuba di Euripide a Sarajevo.
L’odore del sangue (2004)
Da Goffredo Parise, con Michele Placido e Fanny Ardant. Un thriller politico ambientato negli anni di piombo.
Noi credevamo (2010)
Affresco epico sul Risorgimento italiano, vincitore del David come miglior film.
Il giovane favoloso (2014)
Giacomo Leopardi (Elio Germano) in un biopic visionario che reinventa il cinema biografico italiano.
Capri-Revolution (2018)
Una comune di artisti bohémien sull’isola di Capri nel 1907, tra utopia e rivoluzione.
Il sindaco del rione Sanità (2019)
Da Eduardo De Filippo, con Toni Servillo nei panni di don Antonio Barracano.
Qui rido io (2021)
La vita di Eduardo Scarpetta, padre teatrale dei De Filippo, interpretato da Toni Servillo.
Nostalgia (2022)
Da Ermanno Rea, con Pierfrancesco Favino. Un ritorno a casa che diventa viaggio nell’anima di Napoli.
Laggiù qualcuno mi ama (2023)
Documentario-ritratto su Massimo Troisi, raccontato “come fosse un pittore del ‘400.

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