Oggi, 26 novembre, l’attore toscano spegne 47 candeline e si racconta tra teatro, cinema e una carriera che non smette mai di sorprendere.
Quarantasette anni oggi, 26 novembre, per Paolo Ruffini. E mentre taglia il traguardo di un compleanno che lo porta verso la metà del suo quinto decennio, l’attore livornese è tutt’altro che fermo a guardare indietro.
Anzi: è probabilmente nel momento più intenso e significativo della sua carriera, con tre spettacoli in scena contemporaneamente e un progetto sociale che ha trasformato il panorama teatrale italiano.
Un Livornese Doc che Non Si Ferma Mai
Nato nel quartiere popolare di Ardenza il 26 novembre 1978, Paolo Stefano Ruffini non ha mai seguito le strade convenzionali. Prima di dedicarsi allo spettacolo, la sua vita è stata un susseguirsi di esperienze apparentemente distanti dal palcoscenico: impiegato comunale, animatore nei villaggi vacanze, studente di liceo classico.
Ma è proprio questa gavetta variegata che ha forgiato la sua capacità unica di entrare in connessione con il pubblico, di leggere una sala, di trasformare ogni serata in un’esperienza irripetibile.
Il suo esordio cinematografico arriva nel 1997 con “Ovosodo” di Paolo Virzì, ma è con MTV che Ruffini diventa un volto familiare per una generazione intera.
Tra il 2002 e il 2005 conduce programmi come MTV On the beach e Hitlist Italia, costruendo quella presenza scenica che lo renderà inconfondibile.
Seguiranno collaborazioni con Marco Giusti, la lunga esperienza a Colorado su Italia 1, cinepanettoni, commedie, regie cinematografiche.
Paolo Ruffini e la Rivoluzione di Up&Down
Ma il vero punto di svolta nella carriera di Ruffini arriva nel 2018, quando porta in scena qualcosa di mai visto prima sui palcoscenici italiani. Up&Down va in scena per oltre cinque anni nei teatri di tutta Italia, con più di 180 repliche e 120mila biglietti venduti.
Non è solo uno spettacolo: è un manifesto, una dichiarazione d’intenti, una rivoluzione gentile ma determinata.
Sul palco, Paolo Ruffini insieme agli attori della Compagnia Mayor Von Frinzius di Livorno, cinque con sindrome di Down, uno affetto da autismo e uno in carrozzina. Il risultato è uno happening comico che abbatte ogni pregiudizio, che trasforma il concetto stesso di abilità e disabilità, che fa ridere e commuovere senza mai scadere nel pietismo o nella retorica.
.
Il progetto si espande: diventa un documentario che vince un Nastro d’Argento, uno speciale televisivo su Italia 1 che registra oltre un milione di telespettatori, un libro che vende più di 30mila copie.
E da gennaio 2025, è in onda su Radio24 lo spin-off “Radio Up&Down – la trasmissione con un cromosoma in più” condotto dallo stesso Ruffini con Federico Parlanti, primo speaker radiofonico italiano con sindrome di Down.
Din Don Down: La Sfida Continua
Non pago del successo planetario di Up&Down, quest’anno Ruffini ha alzato ulteriormente l’asticella. Din Don Down sfida i confini del politicamente corretto e si approaccia a un nuovo grande concetto: quello di Dio, a prescindere dalle forme in cui ciascuno possa riconoscerlo.
Stesso cast, stessa energia dirompente, ma un tema ancora più universale e provocatorio.
Lo spettacolo sta facendo il tutto esaurito nei teatri italiani, con recensioni entusiastiche che parlano di una serata che lascia il segno, che fa ridere e pensare, che mette in discussione certezze apparentemente granitiche.
In scena il carismatico Paolo Ruffini resiste alle incursioni sfrenate degli attori con disabilità della Compagnia Mayor Von Frinzius, accompagnato dalle note di Claudia Campolongo al pianoforte.
Il Fotografo di Forte dei Marmi
Come se non bastasse, in questo 2025 Paolo Ruffini ha aggiunto un altro tassello al suo mosaico artistico. Porta in scena “Sapore di mare – Il musical”, ispirato al celebre film dei fratelli Vanzina, con adattamento teatrale di Enrico Vanzina e Fausto Brizzi.
In questo spettacolo, che sta girando i teatri italiani con grande successo, Ruffini veste i panni di Cecco il Fotografo, un ruolo completamente inventato rispetto al film che ha il compito di narrare le trame e gli intrecci dei protagonisti.
Un musical che riporta in scena la Versilia degli anni ’60, con le canzoni indimenticabili di quell’epoca, da “Il cielo in una stanza” a “Nessuno mi può giudicare”. Un progetto che dimostra ancora una volta la versatilità di un artista che non si accontenta mai di fare sempre la stessa cosa.
Paolo Ruffini, ovvero l’Artista dai dei Mille Progetti
La produttività di Ruffini è impressionante. Oltre ai tre spettacoli teatrali in scena contemporaneamente, continua la sua attività di scrittore. Ha pubblicato sette libri, tra cui “Posso solo amare”, “Tutto Bene” e il nuovo “Benito, Presente!” uscito a febbraio 2025 per Baldini+Castoldi.
E poi ci sono i format digitali che lo hanno portato a superare il milione di follower su Instagram: “Il Babysitter – Quando diventerai piccolo capirai” (diventato anche uno spettacolo teatrale) e “Il Badante – Il presente è già futuro”, in cui intervista bambini e anziani su tematiche filosofiche.
Video semplici ma profondi, che affrontano i grandi temi dell’esistenza attraverso gli occhi di chi sta entrando nella vita o di chi ne sta facendo un bilancio.
Un Compleanno da Festeggiare in Scena
Per Paolo Ruffini, oggi probabilmente non sarà un giorno di riposo. Con ogni probabilità, proprio questa sera sarà su un palcoscenico da qualche parte in Italia, a fare quello che ama di più: regalare emozioni, far ridere, far pensare, abbattere barriere.
Perché per lui il teatro non è solo un lavoro, è una missione.
A 47 anni, l’artista livornese ha dimostrato che si può avere successo e significato, che si può far ridere ed essere profondi, che si può essere commerciali e rivoluzionari allo stesso tempo.
Ha trasformato la diversità da limite percepito in ricchezza concreta, ha dato voce e palcoscenico a chi troppo spesso viene relegato ai margini.
Il suo non è “teatro sociale” nel senso pietistico del termine. È semplicemente teatro di qualità, dove attori straordinari – con o senza cromosoma in più – dimostrano che l’abilità non si misura con parametri convenzionali ma con il talento, la passione, la capacità di emozionare.
Il Regalo più Grande
Se dovessimo immaginare quale sia il regalo di compleanno che Paolo Ruffini vorrebbe farsi, probabilmente sarebbe proprio quello che già ha: la possibilità di continuare a fare ciò che ama, di salire su un palco e sentire quella scarica di adrenalina che non passa mai, di guardare negli occhi i suoi attori e sapere che insieme stanno cambiando qualcosa.
Quarantasette anni che sembrano solo l’inizio. Perché quando hai la capacità di reinventarti continuamente, quando ogni progetto è una sfida nuova, quando non smetti mai di metterti in gioco, l’età diventa solo un numero.
E Paolo Ruffini, con la sua energia inesauribile e la sua voglia di raccontare storie che abbiano qualcosa da dire, dimostra che il miglior modo di invecchiare è non smettere mai di sorprendersi e di sorprendere.
Buon compleanno, Paolo. Il teatro italiano ti ringrazia per aver avuto il coraggio di cambiarlo.
