Valeria Golino, la ninfa del cinema italiano che ha conquistato Hollywood compie oggi sessant’anni: il nostro omaggio ad un’icona senza tempo.
Sessant’anni. Un traguardo che Valeria Golino raggiunge oggi, 22 ottobre 2025, con quella stessa naturalezza con cui, quasi quarant’anni fa, entrò nel cinema italiano: in punta di piedi, come una bruna Venere botticelliana emersa dalla spuma del mare partenopeo.
Dietro quella bellezza italiana che ha fatto innamorare generazioni di italiani si nasconde molto di più: un talento cristallino, una versatilità rara, e la capacità unica di muoversi con disinvoltura tra l’Europa e Hollywood, tra autorialità e grande pubblico.
Gli occhi che hanno conquistato il mondo
Quando si parla di Valeria Golino, impossibile non partire da quegli occhi. Profondi, magnetici, capaci di comunicare intere storie con un solo sguardo. Accompagnati da una voce roca e inconfondibile, e da quel corpo sinuoso che ha fatto sognare milioni di spettatori.
Per gli uomini italiani della sua generazione, Valeria rappresenta l’incarnazione perfetta di una bellezza italiana sofisticata, mai banale, sempre sfuggente. Non è stata solo una sex symbol: è stata un’idea di femminilità intelligente, indipendente, internazionale.

Nata a Napoli in una famiglia cosmopolita – padre germanista, madre pittrice greca con origini francesi ed egiziane – Valeria cresce tra l’hotel “Bella Napoli” gestito dal nonno e Atene, dove si trasferisce con la madre dopo la separazione dei genitori. È lì che inizia come modella, senza immaginare che il destino stesse già tracciando un percorso diverso.
L’ingresso da favola nel cinema
La storia del suo esordio ha il sapore di una fiaba moderna. È il 1983 quando suo zio, il giornalista Enzo Golino, scopre che Lina Wertmüller sta cercando una ragazza per il suo nuovo film. Valeria ha solo diciotto anni, nessuna esperienza di recitazione, ma quando si presenta al provino conquista la regista. Debutta così in Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada, accanto a un gigante come Ugo Tognazzi.
Ma è nel 1986 che arriva la consacrazione: a soli ventuno anni vince la Coppa Volpi al Festival di Venezia per Storia d’amore di Francesco Maselli. Un premio che rappresenta solo l’inizio di una collezione che la vedrà diventare una delle tre sole attrici ad aver conquistato due volte il massimo riconoscimento veneziano per la recitazione femminile.
L’assalto ad Hollywood
Alla fine degli anni Ottanta, Valeria compie il grande salto: Hollywood. E non ci va in punta di piedi. Nel 1988 recita accanto a Dustin Hoffman e Tom Cruise in Rain Man – L’uomo della pioggia, il film di Barry Levinson che vince quattro Oscar e diventa un fenomeno globale. Per Valeria è la consacrazione internazionale: quella ragazza napoletana dalla voce roca conquista definitivamente il pubblico americano.
Seguono anni intensi nel cinema statunitense, tra cui i due capitoli della saga comica Hot Shots! dove la sua scena con l’oliva nell’ombelico è diventata iconica.
Ma c’è un particolare curioso nella sua avventura hollywoodiana: Valeria si trovò spesso a competere con un’altra stella nascente, Julia Roberts. Fu proprio tra loro due che si giocò, fino all’ultimo provino, la parte di Vivian Ward in Pretty Woman.
La storia la conosciamo: la scelse Julia Roberts, e il film divenne un fenomeno planetario. Stesso copione l’anno successivo per Linea mortale. Due volte vicina a ruoli che avrebbero potuto cambiarle la vita, eppure Valeria non ne ha mai fatto un dramma: ha semplicemente continuato a lavorare, scegliendo con intelligenza i suoi progetti.
Il ritorno alle radici
Dopo l’esperienza americana, agli inizi degli anni Duemila Valeria decide di tornare stabilmente in Italia. E lo fa con un capolavoro: Respiro di Emanuele Crialese (2002), dove è praticamente l’unica attrice professionista del cast principale. Il film ottiene riconoscimenti internazionali e le vale, tra gli altri, un Nastro d’argento. Da quel momento, Valeria diventa uno dei pilastri del cinema italiano d’autore.

I film si susseguono: La guerra di Mario le porta un David di Donatello nel 2006, Per amor vostro la riporta a Venezia nel 2015 dove vince la sua seconda Coppa Volpi a distanza di ventinove anni dalla prima. Una carriera punteggiata di collaborazioni con i migliori registi italiani e internazionali, alternando ruoli da protagonista assoluta a personaggi di contorno che lei rende comunque memorabili.
Valeria Golino, la regista
Nel 2013 Valeria aggiunge una nuova freccia al suo arco: esordisce come regista con Miele, un film coraggioso sul tema dell’eutanasia che le vale una menzione speciale della giuria ecumenica al Festival di Cannes. Seguirà nel 2018 Euforia, ancora a Cannes nella sezione Un Certain Regard. Dietro la macchina da presa Valeria mostra la stessa sensibilità e intelligenza che ha sempre caratterizzato le sue scelte d’attrice.
Eternamente contemporanea
Ciò che stupisce di Valeria Golino è la sua capacità di rimanere sempre attuale. Nel 2021 appare in The Morning Show accanto a Reese Witherspoon su Apple TV+, dimostrando che il suo appeal internazionale è intatto. Nel 2022 è protagonista de La vita bugiarda degli adulti, serie Netflix tratta da Elena Ferrante. E nel 2025, proprio nell’anno dei suoi sessant’anni, ha ricevuto l’ennesimo David di Donatello per la migliore sceneggiatura non originale con L’arte della gioia, dove interpreta anche la scrittrice Goliarda Sapienza.
Nei giorni scorsi, alla Festa del Cinema di Roma, si è presentata con un nuovo look che ha fatto parlare: capelli scuri e lisci, una trasformazione rispetto al biondo platino sfoggiato poche settimane prima alla sfilata di Valentino a Parigi. Perché Valeria non ha mai avuto paura di cambiare, di sperimentare, di rischiare.
La donna
Della sua vita privata si è sempre parlato con curiosità. Le storie con Benicio del Toro, Fabrizio Bentivoglio, il regista Peter Del Monte, l’attore Andrea Di Stefano. Ma soprattutto la lunga relazione con Riccardo Scamarcio, durata dal 2006 al 2018, una delle coppie più amate del cinema italiano. Dal 2018 è legata all’avvocato Fabio Palombi, esperto di diritti d’autore, ventiquattro anni più giovane di lei. Un’ulteriore dimostrazione che Valeria ha sempre vissuto secondo le proprie regole, senza curarsi troppo delle convenzioni.
L’icona senza tempo
Oggi Valeria Golino compie sessant’anni e guarda indietro a una carriera straordinaria: quindici premi tra David di Donatello, Nastri d’argento e Coppe Volpi; una filmografia che spazia tra Italia, America e Francia; il rispetto unanime della critica e l’amore del pubblico. Ma soprattutto, rimane quella che è sempre stata: una donna libera, un’attrice di razza, un’artista completa.
Per gli uomini italiani che l’hanno ammirata nei film degli anni Ottanta e Novanta, Valeria Golino rimane quel sogno mediterraneo dalle gambe infinite e lo sguardo profondo.
Per le nuove generazioni è una maestra di mestiere, capace di passare con naturalezza dalla commedia al dramma, dall’autore al blockbuster. Per tutti, è semplicemente Valeria: unica, inimitabile, eterna.
Sessant’anni che non si vedono, non per chirurgia ma per quella grazia naturale che solo le vere dive possiedono. Sessant’anni da festeggiare, con la consapevolezza che il meglio, forse, deve ancora venire. Perché se c’è una cosa che Valeria Golino ha dimostrato in quarant’anni di carriera è questa: non smette mai di sorprendere.
Buon compleanno, Valeria da tutti noi. E grazie per essere rimasta sempre te stessa.







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