Il 14 ottobre del 1927, 98 anni fa, nasceva l’uomo che trasformò lo smoking in un’arma segreta.
C’è un modo di alzare il sopracciglio che vale più di mille battute.
Un’arte perduta, quella di Roger Moore, che oggi avrebbe spento 98 candeline su una torta probabilmente accompagnata da champagne Dom Pérignon.
Nato a Stockwell, Londra, il 14 ottobre 1927, Sir Roger non fu semplicemente il terzo volto di James Bond. Fu qualcosa di più sottile e, forse, più duraturo: l’incarnazione di un’ironia british che sapeva ridere di se stessa pur rimanendo maledettamente affascinante.

Mentre altri 007 puntavano sul machismo o sulla spietatezza, Roger Moore scelse una strada diversa, quasi controcorrente; i suoi Bond non erano killer tormentati ma gentiluomini che sembravano scusarsi prima di salvare il mondo.
Un paradosso perfetto: l‘uomo più pericoloso che ti offriva un Martini con un sorriso complice. Sette film dal 1973 al 1985, un record che tenne per decenni, ma soprattutto uno stile che ridefinì cosa potesse significare essere un’icona action.
Prima di indossare la Walther PPK, Moore aveva già dimostrato il suo talento nel plasmare personaggi memorabili. Simon Templar ne Il Santo fu la sua palestra, il banco di prova dove affinò quel mix perfetto di fascino e autoironia. Poi venne Attenti a quei due, dove al fianco di Tony Curtis dimostrò che il glamour poteva convivere con la commedia più pura. Erano gli anni Settanta, e Roger Moore sembrava attraversarli con l’eleganza di chi sa esattamente dove mettere i piedi, anche quando tutto intorno cambiava vorticosamente.

Dietro lo schermo, lontano dai riflettori e dalle première hollywoodiane, viveva però un uomo profondamente diverso dal playboy patinato che interpretava.
Roger Moore non nascose mai le sue insicurezze, parlò apertamente delle sue paure sul set, della consapevolezza di non essere il miglior attore al mondo.
Questa onestà disarmante lo rese paradossalmente più umano, più vero. Non fingeva di essere un eroe: interpretava eroi fingendo di esserlo, e in questa sottile distinzione risiedeva tutto il suo genio.
L’impegno umanitario di Roger Moore con l’UNICEF, durato decenni, raccontò un’altra storia; quella di un uomo che usò la propria fama non come specchio ma come megafono per chi non aveva voce.

Viaggiò in zone di guerra, tenne bambini malnutriti tra le braccia, mise la propria immagine al servizio di cause che non avrebbero portato Oscar ma avrebbero potuto salvare vite. Lo fece con la stessa discrezione con cui recitava, senza cercare medaglie o titoli in prima pagina.
Le sue tre mogli, i suoi quattro figli, le relazioni complicate che attraversò: Moore non fu un santo nella vita reale, e non pretese mai di esserlo. Amò, sbagliò, ricominciò. Fu padre talvolta assente, marito imperfetto, amico leale.
La sua autobiografia, scritta con quel tocco di humour che lo contraddistingueva, rivelò un uomo capace di guardarsi allo specchio senza filtri Instagram, riconoscendo crepe e difetti con la stessa naturalezza con cui accettava i complimenti.
Quando se ne andò, nel maggio 2017, dopo una breve battaglia contro il cancro, lasciò un vuoto che andava oltre il cinema.
Perché Roger Moore rappresentava un’epoca dove l’eleganza non era ostentazione ma misura, dove l’ironia serviva a rendere sopportabile persino l’eroismo. In un mondo che urlava sempre più forte, lui aveva scelto di sussurrare, e proprio per questo tutti si fermavano ad ascoltare.

Oggi, a quasi cent’anni dalla sua nascita, il suo lascito non sta tanto nei film quanto nello stile. Nell’idea che si possa essere forti senza essere brutali, affascinanti senza essere arroganti, famosi senza dimenticare da dove si viene.
Roger Moore non inventò l’eleganza maschile, ma le diede un volto e un sopracciglio inarcato che milioni di uomini avrebbero cercato di imitare senza mai davvero riuscirci.
Perché l’eleganza vera, quella di Roger Moore, non si impara. O ce l’hai nel sangue, o passi una vita a fingere. E lui, paradossalmente, divenne leggendario proprio fingendo di non essere un eroe.
Da tutti noi della Redazione di MondoUomo.it, buon compleanno, Sir Roger. Il mondo ha ancora disperatamente bisogno del tuo tipo di classe.


