domenica, 18 Gennaio

L’industria della moda europea si trova di fronte a una sfida esistenziale. Tra normative sempre più stringenti, percezione pubblica negativa e una transizione sostenibile che fatica a decollare, il settore chiede a gran voce un supporto strutturale.

La risposta arriva dall’European Fashion Alliance, che ha appena pubblicato un documento ambizioso: il “Report on the needs of the European creativity-driven fashion industry 2025”.

Un’analisi senza precedenti che mette nero su bianco le fragilità di un comparto simbolo del Made in Europe, ma anche le leve strategiche per rilanciarlo.

Il grido d’allarme delle PMI europee

Il report, basato su interviste qualitative a 26 membri dell’EFA e sui dati di oltre 200 aziende, fotografa un ecosistema in affanno. Al centro dell’attenzione ci sono le piccole e medie imprese, vero motore creativo della moda europea, che rappresentano l’anima culturale del settore ma si trovano sempre più schiacciate tra costi crescenti e scarso sostegno istituzionale.

Scott Lipinski, presidente dell’European Fashion Alliance e CEO del Fashion Council Germany, afferma che se l’Europa vuole mantenere una posizione di leadership globale, deve incoraggiare e supportare i creativi che stanno plasmando il futuro del settore. Il documento traccia una roadmap articolata su sette direttrici fondamentali: sostenibilità, innovazione digitale, formazione delle competenze, comunicazione e distribuzione, consumo responsabile, supporto sistemico ed equità concorrenziale, rafforzamento della catena del valore.

Il paradosso della sostenibilità

Uno dei dati più inquietanti riguarda la conoscenza normativa. Solo il 52% delle aziende intervistate dichiara di conoscere l’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), il regolamento europeo sull’ecodesign, una normativa destinata a rivoluzionare il settore. Un gap informativo pericoloso, che rischia di trasformarsi in un boomerang per chi non sarà in grado di adeguarsi in tempo.

Ma c’è di più. Il 59% delle imprese afferma di non possedere gli strumenti o il supporto necessari per implementare pratiche di alta qualità verso un business più sostenibile. E mentre il 50% dei brand ha assunto impegni pubblici sulla sostenibilità, la distanza tra le dichiarazioni e la realtà operativa resta ampia. La tracciabilità è ancora un miraggio: tre quarti delle aziende non utilizza soluzioni innovative per garantire la trasparenza della filiera.

Non sorprende, quindi, che il 66% delle imprese ritenga che l’immagine pubblica della moda sia negativa o piuttosto negativa. Un dato che penalizza soprattutto i brand responsabili, schiacciati dalla reputazione tossica del fast fashion e dalla difficoltà di comunicare efficacemente il proprio impegno.

Le 63 raccomandazioni: un piano d’azione per Bruxelles

La risposta dell’EFA è un pacchetto di 63 raccomandazioni concrete indirizzate alle istituzioni europee. Tra le proposte più rilevanti spiccano la creazione di un Fashion Hub europeo, una piattaforma digitale unica pensata per orientare le PMI tra normative complesse, opportunità di finanziamento e certificazioni sulla sostenibilità. Un vero e proprio faro per chi oggi naviga a vista in un mare di burocrazia.

Sul fronte fiscale, l’alleanza chiede di ridurre l’IVA sui materiali certificati sostenibili, così da incentivare concretamente le scelte virtuose. Propone inoltre un’armonizzazione delle certificazioni green a livello europeo, per evitare la frammentazione che oggi complica la vita ai produttori, e investimenti mirati per rafforzare la produzione locale, riducendo la dipendenza da catene di approvvigionamento lontane e opache.

Non mancano richieste di campagne di sensibilizzazione a livello continentale per educare i consumatori a scelte più consapevoli, fondi dedicati alla ricerca e sviluppo di modelli circolari, e uno studio economico complessivo che quantifichi l’impatto culturale, sociale ed economico della moda creativa europea. Perché, come sottolinea il board dell’EFA, il settore non è solo business: è uno degli ambasciatori culturali più potenti del continente.

L’Italia in prima linea

Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, ribadisce che per consentire all’Europa di guidare il futuro della moda è fondamentale rafforzare l’intero ecosistema creativo, sostenendo le piccole e medie imprese e valorizzando i valori positivi che la moda rappresenta, a partire da creatività e qualità. L’Italia, cuore pulsante del lusso europeo, è chiamata a fare da apripista.

Solo attraverso un sistema coordinato, con politiche chiare e strumenti adeguati, la moda potrà continuare a generare valore. Il messaggio finale dell’EFA è chiaro: con il giusto supporto, la moda europea può diventare il punto di riferimento globale per una creazione sostenibile, innovativa e centrata sulle persone. Ma il tempo stringe. Nei prossimi mesi, l’alleanza e i suoi membri si impegneranno a tradurre queste raccomandazioni in azioni concrete. Perché il bivio è qui, adesso. E la direzione da prendere non ammette più esitazioni.

Cosa dice il rapporto analiticamente

Ecco un riassunto dei principali punti di intervento auspicati nel Report on the Needs of the European Creativity-Driven Fashion Industry 2025:

  1. Sostenibilità
    • Introdurre certificazioni UE affidabili per materiali e prodotti sostenibili.
    • Creare piattaforme con fornitori certificati di materiali sostenibili.
    • Incentivi fiscali per l’uso di materiali sostenibili e riduzione dell’IVA per prodotti certificati.
    • Supporto a pratiche agricole rigenerative in Europa (es. lino, canapa).
    • Promuovere partnership responsabili con fornitori extra-UE e iniziative di tracciabilità.
  2. Innovazione e conoscenza
    • Stimolare la ricerca e l’adozione di tecnologie avanzate e sostenibili.
    • Sostenere la protezione della proprietà intellettuale e contrastare la contraffazione, anche online.
  3. Educazione e formazione
    • Creare programmi di scambio professionale e accademico.
    • Co-finanziare certificazioni e scuole professionali.
    • Salvaguardare e aggiornare le competenze artigianali nel settore tessile.
    • Fornire strumenti formativi su regolamenti e compliance.
  4. Comunicazione e distribuzione
    • Supportare la digitalizzazione e la presenza online dei brand.
    • Incentivare la partecipazione a fiere internazionali e programmi di networking transfrontaliero.
    • Formare su pratiche di e-commerce sostenibile.
  5. Consumo responsabile
    • Promuovere modelli di produzione e consumo più circolari e trasparenti.
  6. Supporto sistemico all’industria creativa
    • Creare un European Fashion Hub come piattaforma unica di accesso a strumenti, finanziamenti, consulenze e networking per i brand creativi.
    • Rivedere le regole UE sul “de minimis” per consentire maggior supporto agli SME del settore creativo.
    • Assicurare coerenza normativa e concorrenza leale nel mercato unico europeo.
  7. Rafforzamento della catena del valore
    • Sostenere produttori e artigiani con finanziamenti per digitalizzazione e visibilità.
    • Facilitare l’accesso a materiali sostenibili per produttori di piccole serie.
    • Incentivare fornitori a ridurre le quantità minime d’ordine (MOQ) e a creare linee dedicate per piccoli brand.
    • Supportare la tracciabilità e la produzione responsabile lungo tutta la filiera.


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