Per oltre la metà dei lavoratori europei l’obiettivo principale è aumentare la retribuzione, mentre un terzo punta su benessere e qualità della vita
Il mondo del lavoro europeo si sta trasformando e le priorità dei professionisti con esso. Secondo una recente ricerca condotta su 1.000 lavoratori a tempo pieno in cinque Paesi europei (Germania, Francia, Spagna, Regno Unito e Italia), emerge un quadro chiaro: la carriera resta importante, ma non a discapito del benessere personale.
Stipendio sì, ma non solo
L’indagine, denominata European Career Outlook 2026, rivela che il 53% dei lavoratori europei indica l’aumento dello stipendio come obiettivo principale per il prossimo anno. Una percentuale significativa, che conferma come la stabilità economica rimanga una preoccupazione centrale in un contesto di inflazione e costo della vita crescente.
Ma accanto al fattore economico emergono con forza nuove priorità: il 37% dei lavoratori vuole ridurre lo stress e il 34% punta a migliorare l’equilibrio tra vita privata e professionale. Un dato che testimonia un cambio di paradigma rispetto al passato, quando la crescita professionale veniva perseguita spesso a scapito del benessere personale.
La voglia di cambiare è diffusa
Quasi sette lavoratori su dieci (67%) si dichiarano propensi a cercare una nuova opportunità professionale nel corso del 2026. Di questi, il 22% ritiene “molto probabile” un cambio di lavoro, il 25% lo considera “probabile” e il 20% “abbastanza probabile”.
Le motivazioni? Al primo posto c’è sempre lo stipendio più alto (50%), seguito dal desiderio di un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata (38%) e dalla ricerca di mansioni più interessanti (31%). Seguono la maggiore flessibilità (24%) e migliori prospettive di crescita professionale (22%).
Investire sulle competenze digitali
Un altro aspetto rilevante emerso dalla ricerca riguarda la formazione. Il 77% dei lavoratori europei prevede di investire nello sviluppo di nuove competenze nel 2026, con particolare attenzione alle competenze digitali: il 37% vuole concentrarsi su intelligenza artificiale, programmazione e altre abilità tecnologiche.
Seguono le competenze specifiche del proprio settore (35%), le capacità di comunicazione e relazionali (28%) e le competenze di leadership e management (22%). Da notare che quasi una persona su quattro (23%) non ha in programma alcun aggiornamento professionale per il prossimo anno.
Cosa migliorerebbe davvero la soddisfazione sul lavoro
Quando si chiede ai lavoratori quali cambiamenti potrebbero aumentare la loro soddisfazione professionale, le risposte convergono su tre fattori principali:
- Stipendio più alto (52%)
- Orari flessibili (34%)
- Maggior supporto al benessere e alla salute mentale (20%)
Seguono la possibilità di lavorare completamente da remoto (18%), un percorso di carriera più chiaro (16%) e una gestione aziendale più efficace (16%).
Una nuova definizione di successo
I dati della ricerca tracciano il profilo di un lavoratore europeo che cerca stabilità economica senza rinunciare alla qualità della vita. Gli obiettivi di carriera tradizionali come ottenere una promozione (9%) o cambiare completamente settore (10%) passano in secondo piano rispetto alla possibilità di guadagnare di più mantenendo un equilibrio sostenibile.
Interessante notare come solo il 7% dei lavoratori preveda di avviare un’attività in proprio e l’11% un secondo lavoro, mentre il 15% non ha obiettivi precisi per il 2026.
Un mercato del lavoro in evoluzione
La fotografia che emerge dall’indagine mostra un mercato del lavoro europeo in profonda trasformazione, dove retribuzione, flessibilità e attenzione al benessere sono diventati i pilastri su cui i professionisti costruiscono le proprie scelte di carriera. Un segnale importante per le aziende che vogliono attrarre e trattenere i talenti: non basta più offrire opportunità di crescita, bisogna garantire condizioni di lavoro sostenibili e rispettose della persona.
La ricerca è stata condotta tramite la piattaforma Pollfish tra il 10 e il 12 ottobre 2025 su un campione di 1.000 lavoratori a tempo pieno distribuiti equamente tra Germania, Francia, Spagna, Regno Unito e Italia. Il campione è bilanciato per genere (50% uomini, 50% donne) e copre diverse fasce d’età, settori professionali e livelli di reddito.





