Il 2026 si profila come anno di svolta per il welfare aziendale: la manovra 2026 propone il raddoppio delle soglie dei fringe benefit, con 2.000 euro per tutti e 4.000 euro per chi ha figli a carico. Questa novità offre alle imprese leve concrete per sostenere il potere acquisto dei dipendenti e modernizzare la retribuzione non monetaria.
Per manager e HR la sfida è trasformare l’opportunità in strategia. Le aziende che anticipano scenari e politiche interne possono aumentare engagement e retention, ottimizzando la fiscalità del lavoro senza pesare sulla retribuzione lorda.
Il percorso normativo richiede passaggi parlamentari e valutazione della Commissione UE. Il governo segna la direzione: ora serve una visione di welfare integrato, che unisca servizi evoluti e soluzioni transazionali per attrarre e trattenere lavoratori qualificati.
Punti chiave
- La legge bilancio 2026 propone il raddoppio delle soglie dei fringe benefit.
- Le imprese devono preparare policy per sfruttare il nuovo quadro fiscale.
- I package non monetari aumentano il valore percepito senza incrementare Irpef lineare.
- HR e manager troveranno spazio per benefit flessibili e servizi di welfare.
- Il percorso richiede verifica parlamentare e compatibilità UE.
Dal quadro attuale alle ragioni del cambiamento: dove siamo e perché la Manovra accelera
La crescita della domanda di servizi non monetari rende necessaria una revisione delle regole che governano i fringe. La disciplina attuale del TUIR (art. 51 e 100) definisce cosa rientra nei beni e nei beni servizi e stabilisce l’impatto sul reddito imponibile in funzione delle soglie.
Per il triennio 2025-2027 la legge bilancio ha fissato soglie esenti a 1.000 euro per tutti e 2.000 euro per chi ha figli a carico. Il criterio è netto: il superamento anche di 1 euro annulla l’esenzione e rende imponibile l’intero importo (effetto “cliff”).
I rimborsi ammessi comprendono utenze, affitto e mutuo prima casa, oltre a buoni spesa e servizi come carburante. Nel 2024 l’Osservatorio Welfare Edenred segnala una media di 1.000 euro per dipendenti (+10% vs 2023); con i buoni pasto il valore annuo sale a circa 2.700 euro.
- Chiarezza normativa: art. 51 e 100 e limiti operativi.
- Effetto pratico: soglie esenzione rigide con rischio fiscale se superate.
- Direzione politica: i numeri giustificano una riforma che semplifichi gestione e mantenga finalità sociali.
Legge di Bilancio e Manovra 2026: raddoppiano le soglie di esenzione dei fringe benefit
La proposta di raddoppio delle soglie cambia la leva fiscale a disposizione di imprese e lavoratori. La bozza della legge bilancio 2026 prevede una soglia di 2.000 euro per tutti e di 4.000 euro per chi ha figli a carico. Entro questi limiti, i fringe benefit sono esenti da Irpef e contributi.

Nuovi tetti allo studio: 2.000 euro per tutti, 4.000 euro con figli a carico
I nuovi tetti mirano a sostenere il reddito netto dei lavoratori e a fidelizzare il personale. Le risorse non gravano sulla retribuzione lorda se restano sotto la soglia.
Iter istituzionale: Governo, Parlamento e verifica UE sugli aiuti di Stato
L’approvazione richiede il via del governo e il passaggio parlamentare. Successivamente la Commissione europea valuterà la compatibilità con le regole sugli aiuti di Stato.
- Effetto sul reddito: maggiore disponibilità netta per i dipendenti e margine per ampliare l’offerta non retributiva.
- Rischio soglia: il meccanismo “tutto o niente” impone monitoraggio continuo per evitare che l’esenzione diventi imponibile.
- Approccio operativo: pianificare policy interne e sistemi di controllo per essere pronti dal primo giorno di vigenza.
| Elemento | Soglia attuale | Bozza legge | Impatto fiscale |
|---|---|---|---|
| Soglia base | 1.000 euro | 2.000 euro | Esenzione Irpef e contributi entro limite |
| Soglia con figli | 2.000 euro | 4.000 euro | Maggiore potere d’acquisto netto |
| Rischio | Effetto “cliff” | Stesso meccanismo | Monitoraggio necessario per compliance |
benefit aziendali Italia 2026: chi ci guadagna, come cambiano retribuzione e benessere
Il nuovo spazio fiscale consente di erogare più servizi esenti, con ricadute tangibili sulla qualità della vita dei dipendenti.
I principali beneficiari sono famiglie con figli, persone con spese ricorrenti per casa e professionisti che scelgono servizi per conciliare lavoro e vita.
Dal punto di vista della retribuzione, l’erogazione di beni e servizi esenti aumenta il valore netto in euro a parità di costo aziendale. Questo si traduce in maggiore benessere percepito e in un incremento del reddito disponibile.
La ricerca Edenred 2024 registra circa 1.000 euro medi per dipendente in welfare e fringe, segnale di un uso consolidato di buoni e voucher.
- Vantaggi per le aziende: modulare soluzioni per mobilità, salute e istruzione.
- Casi d’uso: rimborsi per affitto/mutuo, utenze, buoni pasto e voucher acquisto.
- Governance: definire regole e comunicare chiaramente per evitare il rischio soglia.
Premi di produttività e welfarizzazione: come massimizzare i vantaggi fiscali
Premiare la produttività con strumenti fiscali smart è oggi una leva concreta per le imprese.
I premi di produttività per lavoratori con reddito annuo fino a 80.000 euro possono godere dell’imposta sostitutiva al 5% fino al 2027. Questa misura amplia la platea di chi può accedere a condizioni favorevoli.
Aliquota agevolata al 5% fino al 2027: limiti di reddito e platea interessata
La tassazione agevolata implica regole precise su accesso e plafond. È fondamentale verificare la compatibilità con gli accordi collettivi e i limiti individuali.
Conversione in welfare aziendale: premi esenti, beni e servizi a valore netto
La conversione dei premi in servizi welfare consente esenzione totale. Così il valore netto per il dipendente cresce, mentre l’azienda ottimizza la spesa.
- Confronto pratico: 5% su premio in denaro vs esenzione completa per servizi.
- Strumenti operativi: policy chiare, piattaforme di gestione e tracciabilità documentale.
- Strategia: combinare premi e fringe per allineare performance e benessere.
“La welfarizzazione aumenta il potere d’acquisto netto e riduce l’incidenza fiscale sul costo aziendale.”
Compliance: rispettare tempistiche, documenti e limiti è essenziale per applicare correttamente la legge e proteggere dipendenti e impresa.
Buoni pasto, auto aziendali, trasferte: i dossier chiave che impattano imprese e lavoratori
Buoni pasto, flotte e indennità di trasferta sono tre leve operative che vanno aggiornate alla luce della manovra e della legge bilancio. Le scelte su questi fronti influiscono direttamente su cash flow, contributi e valore percepito dai dipendenti.
Buoni pasto verso l’esenzione a 10 euro
È allo studio l’aumento dell’esenzione fiscale fino a 10 euro (oggi 4 cartaceo, 8 elettronico). Il settore coinvolge 3,5 milioni di lavoratori e pesa per circa lo 0,75% del PIL.
SDA Bocconi segnala ricadute su occupazione e gettito IVA: maggiore deducibilità aziendale implica vantaggi netti per il lavoratore e per il bilancio fiscale.
Auto: aliquote differenziate dal 2025
Per vetture immatricolate dal 1° gennaio 2025 il reddito da uso promiscuo segue le tabelle ACI: coefficiente standard 50%, 20% per ibride plug-in, 10% per elettriche.
La circolare AE 10/E del 3 luglio chiarisce calcoli e impatto sui contributi.
Trasferte: aggiornamento delle indennità
Si valuta l’indicizzazione Istat per aumentare le indennità ferme dal 1986. Ipotesi massima: fino a 131 euro al giorno per allineare rimborso e costo reale del lavoro in mobilità.
- Operativo: aggiornare policy, car policy e limiti per evitare sforamenti delle soglie.
- Strategia: integrare buoni, auto e trasferte nel piano fringe per massimizzare vantaggi e limitare rischi amministrativi.
Opportunità e rischi di un welfare potenziato: oltre il “fringe” per evitare la deriva consumistica
Un welfare più ampio apre opportunità reali, ma richiede regole per non trasformarsi in mera spesa.
Studi come Edenred e DoubleYou mostrano che oltre il 50% della spesa sulle piattaforme ricade sui fringe. Questo trend può spostare l’attenzione dall’offerta di servizi al semplice acquisto di beni.

Dal voucher al servizio: come preservare finalità sociali, salute, conciliazione e formazione
Le imprese devono favorire soluzioni che privilegino salute, cura e formazione.
I voucher sono utili, ma non devono sostituire interventi strutturati. Priorità a programmi che migliorano il benessere e la vita professionale.
Evitare l’impoverimento qualitativo: piani strutturati e coinvolgimento del territorio
La rotta è chiara: bilanciare fringe con servizi radicati sul territorio.
- Progettare piani misurabili e orientati alla formazione e all’assistenza sanitaria.
- Coinvolgere partner locali per aumentare l’impatto sociale.
- Preferire interventi ad alto valore rispetto a spesa frammentata in voucher.
- Definire policy che incentivino usi consapevoli e misurabili.
| Rischio | Azione consigliata | KPI suggeriti |
|---|---|---|
| Deriva consumistica | Quota minima di spesa destinata a servizi (salute/formazione) | % spesa su servizi, tasso di utilizzo |
| Impatto territoriale limitato | Partnership con reti locali e provider | Numero di partner locali, progetti attivati |
| Qualità vs quantità | Piani focalizzati su assistenza e conciliazione | Engagement, retention, misure di benessere |
Le soglie elevate devono diventare leva per potenziare servizi, non per incentivare sola spesa.
Cosa fare adesso: roadmap 2026 per aziende e HR tra soglie, compliance e impatto sul lavoro
La priorità ora è tradurre le novità in processi, formazione e controlli efficaci.
Pianificare scenari con le nuove soglie della manovra 2026, valutare l’impatto su budget, platea e categorie con figli a carico. Considerare la conversione dei premi in fringe benefit e servizi per aumentare valore netto per il dipendente.
Aggiornare policy di esenzione, strumenti di monitoraggio e rendicontazione per evitare sforamenti di soglia. Definire ruoli tra HR, Finance e Legal e un calendario di comunicazioni.
Misurare con KPI su reddito, benessere, retention e performance. Selezionare piattaforme affidabili e partner per implementare soluzioni pratiche e sostenere i lavoratori.




