Alla presenza di personalità del mondo della cultura, della politica e dell’arte (tra i quali il critico d’arte ed autore Carlo Vanoni) e di tanti collezionisti, è stata inaugurata ieri, 4 settembre 2024, la mostra del Maestro Enzo Migneco TOGO al Palazzo Regione Lombardia.
Una retrospettiva di 60 anni di carriera del massimo esponente vivente dell’Espressionismo in Italia.
TOGO, al secolo Enzo Migneco, classe 1937, è uno degli artisti viventi dell’Arte Contemporanea in Italia.
60 anni di onorata carriera, lontana dalle regole di mercanti e gallerie internazionali, TOGO e la sua arte hanno illuminato il Palazzo Lombardia in una emozionante inaugurazione. Avevamo avuto già l’occasione di vedere in anteprima l’allestimento delle opere, essere lì dal vivo è stato infatti un coacervo di sensazioni, di ricordi, di viaggi, anche introspettivi, come sempre accade quando ci si immerge in questa specifica arte.
Già, l’arte…
In una recente intervista mentre parlava della sua malattia, Oliviero Toscani, il più grande fotografo italiano vivente, ha affermato, a ragion veduta, che l’Arte, qualunque essa sia, deve suscitare qualcosa, un’emozione, un ricordo, una riflessione, un confronto, una discussione. Che piaccia o non piaccia, a pochi o a molti, non importa.
Questo è vero per la fotografia, la scultura, la musica, la poesia, la pittura, ovviamente anche quella che propone TOGO e che si esprime a pieno in questa Mostra a Milano.
TOGO non dipinge secondo le “regole” che il mercato dell’arte vorrebbe; TOGO è pittore, dipinge per sé, per la sua anima, per i suoi ricordi. Mai piegato al volere del mercato, forse per questo genera dipendenza nei suoi collezionisti.
Nel grigiore dei tempi moderni (e della Milano di queste ore…), fatto di ragazzini che sterminano la propria famiglia, di popolazioni alla fame a causa delle guerre, di femminicidi “casuali”, i colori dei quadri di TOGO sono un toccasana per l’anima.
Puoi ammirare i colori, certo, anche in una fotografia, in un catalogo, da uno schermo… ma stare di fronte ad un’opera di TOGO ed immergersi dentro (o volarci sopra a mò di airone come suggerisce Carlo Vanoni), ha il sapore della rivalsa temporanea della vita rispetto alla morte della società.
Certo in mostra ci sono anche le incisioni, i quadri scuri del TOGO prima maniera… ma la mostra, in un crescendo, accompagna appassionati e semplici visitatori in un percorso dell’anima.
Ecco. Bisognerebbe allora visitare questa mostra (c’è tempo fino al 24 settembre) a ritroso, partendo dalle incisioni, passando poi ai quadri scuri ed infine immergersi nei colori delle ultime (e più numerose opere), alcune delle quali di pregievolissima realizzazione.
Qui risiede anche l’arte di TOGO; mai domo, ogni sua opera nuova è un paesaggio dipinto, spaccato e ricomposto, con alcuni tagli/divisioni paesaggistiche che ci riportano ai tagli di Fontana; questi ultimi erano un invito a guardare oltre la tela, quelli a pennello di TOGO sono divisioni prospettiche di un insieme armonico fatto di colori, forme stilizzate (le sue famose palme), case senza tetto, tramonti in chiaro-scuro.
Lasciamo infine al critico d’arte Carlo Vanoni raccontare l’essenza dell’arte di TOGO.





