Il tema delle 4 A del Made in Italy nell’era dei dazi USA si integra con le attuali dinamiche della guerra commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea, che coinvolge pesantemente il Made in Italy.
Le 4 A generalmente rappresentano i settori chiave del Made in Italy: Agroalimentare, Abbigliamento (moda), Arredo (mobili) e Automotive. Ecco cosa cambia per ciascuno in questo contesto:
Dazi per il settore Agroalimentare
I dazi USA, recentemente portati a un’aliquota generalizzata del 15%, minacciano il settore agroalimentare italiano. Alcuni prodotti come mozzarelle di bufala e vini rischiano un aumento dei costi di esportazione, rendendo meno competitivi i prodotti italiani nel mercato USA. Questo potrebbe favorire il fenomeno dell’Italian Sounding, con prodotti non autentici che occupano parte del mercato.
Per alcuni prodotti specifici della filiera agricola, come latticini e olio extravergine d’oliva, è previsto un impatto nullo o marginale sui dazi, ma il vino potrebbe pagare un dazio più alto rispetto all’attuale 2,5%.
Dazi per il settore Abbigliamento (Moda)
La moda italiana, uno dei settori iconici del Made in Italy, è seriamente minacciata dai dazi. Non solo per l’innalzamento delle tariffe che riduce i ricavi diretti, ma anche per le conseguenze sulle fasi produttive e distributive, comprese le materie prime e la confezione dei capi.
L’export nel settore moda, che coinvolge molte micro e piccole imprese, sta già osservando un leggero calo verso gli USA a causa della guerra commerciale.
Dazi per il settore Arredo (Mobili):
Le esportazioni di mobili e prodotti legno risentono anch’esse della politica protezionistica, ma in alcune aree con forte presenza di piccoli produttori (es. micro e piccole imprese) l’export è cresciuto lievemente, nonostante le difficoltà del contesto globale.
Tuttavia l’aumento dei dazi può comprimere la competitività e i margini di export nel lungo termine.
Dazi per il settore Automotive
Questo settore subisce un duro colpo con i dazi che, anche se ridotti dal 25% al 15%, restano molto elevati per i veicoli e componenti auto importati dagli USA.
Imprese italiane come Stellantis hanno dovuto ridimensionare produzione e posti di lavoro a causa dei maggiori costi e minori esportazioni negli USA.
I dazi colpiscono le catene di fornitura e influenzano settori collegati anche negli Stati Uniti.
In generale, la guerra commerciale e i nuovi dazi imposti dall’era Trump hanno causato un aumento dei costi di esportazione verso gli Stati Uniti, con stime di riduzione delle esportazioni italiane verso gli USA dal 4,3% fino al 16,8% a seconda dell’entità dei dazi applicati.
Le esportazioni italiane negli USA rappresentano un valore intorno ai 65-73 miliardi di euro all’anno, con un peso significativo sul PIL e sull’occupazione, per cui i dazi costituiscono una minaccia economica seria per il Made in Italy.
Ricordiamo infine che l’accordo USA-UE del luglio 2025 ha fissato un’aliquota generale al 15% sui dazi per le merci europee, con alcune esenzioni, ma resta comunque un incremento rilevante rispetto al 4,8% precedente, incidendo negativamente sulla competitività italiana nel mercato statunitense e sul margine delle imprese.
In sintesi, per le 4 A del Made in Italy l’era dei dazi USA comporterà probabilmente:
- Rischio di costi più elevati e concorrenza sleale (Italian Sounding nel food).
- Pressioni sui ricavi e produzione nella moda.
- Crescente difficoltà nelle esportazioni di mobili e arredo.
- Pesanti conseguenze per automotive e componentistica con perdita di posti di lavoro.
Queste trasformazioni richiedono strategie di adattamento, diversificazione dei mercati e investimenti nell’eccellenza per mantenere la leadership del Made in Italy sui mercati globali.

