La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele entra in una fase delicatissima, sospesa tra diplomazia e minaccia militare.
Nelle ultime ore Donald Trump ha ribadito che un accordo con Teheran è “ampiamente negoziato” e che i dettagli finali sono in discussione, lasciando intendere che una possibile intesa potrebbe arrivare a breve.
Al centro dei colloqui ci sarebbe anche lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per i traffici energetici globali, che secondo Trump dovrà restare aperto.
La Casa Bianca sta intanto muovendosi su più tavoli. Trump ha detto di aver parlato con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e che il confronto è andato bene, mentre fonti citate dai media internazionali riferiscono di una fitta rete di telefonate con leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Egitto, Turchia, Pakistan, Giordania, Bahrein e Oman.
L’obiettivo è costruire un quadro di pace che possa frenare l’escalation e garantire la sicurezza delle rotte commerciali.
Nonostante l’ottimismo mostrato dal presidente americano, da Teheran arrivano segnali più cauti. I media iraniani hanno definito l’annuncio di Trump “incompleto e incoerente con la realtà”, sostenendo che lo Stretto di Hormuz resti sotto il controllo dell’Iran. Nel frattempo, fonti vicine al negoziato parlano di colloqui ancora aperti e di punti di disaccordo non risolti, a partire dalla fine della guerra e dalle condizioni sul programma nucleare.
Sul fronte israeliano, l’attenzione resta massima.
Secondo quanto riportato da diversi media, Netanyahu sarebbe preoccupato da un eventuale accordo che conceda troppo spazio all’Iran senza affrontare in modo netto il nodo dell’arricchimento dell’uranio e dei missili balistici. La prospettiva di un’intesa diplomatica, insomma, non cancella i timori di Tel Aviv, che continua a considerare Teheran una minaccia diretta alla propria sicurezza.
Lo scenario resta quindi aperto: da un lato la possibilità di un cessate il fuoco e di una soluzione negoziata, dall’altro il rischio che un fallimento dei colloqui riaccenda il conflitto in modo ancora più duro. I
n mezzo, lo Stretto di Hormuz e la stabilità del Golfo, due elementi che trasformano questa crisi in una partita decisiva non solo per il Medio Oriente, ma per l’intero equilibrio economico mondiale.
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