Il mondo contemporaneo attraversa una fase straordinariamente complessa, segnata da tensioni geopolitiche internazionali, crisi energetiche e un diffuso senso di smarrimento sociale ed economico che colpisce da vicino famiglie e imprenditori.
È in questo scenario che la redazione di Gruppo Mondo Media ha scelto di inaugurare la terza stagione di “A Biz Story – Focus on: Fatto in Italia”, il fortunato format podcast sul made in Italy distribuito per il nostro magazine online MondoUomo.it.
Dopo il successo straordinario delle prime due stagioni, capaci di superare il traguardo di un milione di visualizzazioni complessive attraverso 16 episodi densi di interazioni, condivisioni e dibattiti su Spotify, Apple Podcast e piattaforme social, la nuova produzione si propone come un autentico manifesto di speranza.
«La terza stagione parte in un momento in cui il mondo è totalmente grigio. Guerre, il Golfo Persico in fiamme, crisi energetica… Da qui nasce l’idea di una stagione che dia speranza. E la speranza, per noi, è nella bellezza. La bellezza è nel Fatto in Italia.»
Per dare corpo e anima a questo concetto, la prima puntata ha visto il ritorno di un grande amico della nostra testata: lo scultore di fama internazionale Domenico Sepe. Già protagonista di un episodio cult nella prima stagione — capace di generare centinaia di migliaia di visualizzazioni parlando puramente d’arte —, Sepe incarna perfettamente quella figura di artista-intellettuale guidato da una profonda sensibilità spirituale e da un rigoroso impegno civile.
La conversazione, svoltasi con la naturalezza autentica che definisce il linguaggio del podcasting, ha tracciato un ponte ideale tra il dramma della cronaca e la trascendenza della creazione plastica.
L’Artista e la Reazione al Dramma della Guerra
Il dibattito ha preso le mosse da una lucida analisi dello stato dell’arte a livello globale. Prima del 2026, i mercati culturali e i grandi poli museali del Medio Oriente — si pensi alle imponenti inaugurazioni ad Abu Dhabi o ai progetti del distretto culturale del Golfo Persico — stavano vivendo una stagione di eccezionale espansione. Oggi, quel fermento appare congelato, oscurato dalle urgenze della crisi energetica e dai conflitti. Di arte si parla troppo poco, sommersa dal rumore di fondo della cronaca bellica.
Interrogato su come un animo sensibile viva questo isolamento culturale, Domenico Sepe ha risposto ridefinendo la funzione etica dell’intellettuale:
«L’artista vive queste situazioni reagendo. Abbiamo esempi emblematici nella storia del racconto dell’arte in cui la forte ispirazione si lega indissolubilmente al dramma. La guerra tocca corde profonde, e la reazione non può che essere un atto di denuncia».
Laddove i mercati si fermano e le istituzioni museali restano sospese in una sorta di oblio causato dai deliri geopolitici, lo scultore rivendica il dovere di continuare a produrre senso e bellezza, trasformando il dolore in un linguaggio universale e accessibile, privo di sovrastrutture filosofiche o intellettualismi sterili.
Da Papa Francesco a Papa Leone X: Il Simbolismo della Croce di Cutro
Un passaggio centrale dell’intervista ha riguardato l’evoluzione dei lavori di Sepe, a partire dal completamento della celebre opera dedicata alla memoria di Papa Francesco. L’opera, nata dall’esigenza profonda dell’artista di trattare il dramma dei migranti, racchiude in sé un valore monumentale e reliquiario di rara potenza espressiva.
Per realizzare la pastorale — la croce che il Pontefice stringe tra le mani nella scultura — Domenico Sepe si è recato personalmente in Calabria, sulla spiaggia di Steccato di Cutro, luogo del tragico naufragio che nel 2023 commosse il pianeta. Grazie alla mediazione e all’accoglienza di don Pasquale, l’artista ha potuto recuperare alcuni frammenti lignei del relitto dell’imbarcazione. Quei legni spezzati, intrisi di sale e di memoria, sono stati incorporati nella scultura, trasformando l’oggetto d’arte in una testimonianza storica perenne.
Il Percorso dell’Opera: Dal Dialogo Privato al Sagrato di San Pietro
- 2015: Primo incontro privato tra Domenico Sepe e Papa Francesco, incentrato sull’esposizione in Vaticano della monumentale opera equestre di San Giorgio.
- Genesi: Sviluppo della statua commemorativa incentrata sul dramma dei migranti, rifiutando logiche commerciali o di galleria.
- Maggio 2026: Presentazione ufficiale dell’opera sul Sagrato di San Pietro a Papa Leone X. Il Santo Padre ha accolto il tributo sottolineando l’immenso valore umano e paterno del messaggio, accettando inoltre in omaggio una seconda opera scultorea raffigurante un leone monumentale posto ai piedi di San Pietro.
Misericordia Pacis: La Pietà Contemporanea per il Piccolo Domenico
Il legame tra il messaggio di pace ereditato dal magistero papale e la cronaca più stringente si è concretizzato nell’ultima, discussa opera di Sepe: Misericordia Pacis. Sebbene la genesi formale dell’opera risalga a una serie di bozzetti strutturati nel 2020, il lavoro ha trovato la sua definitiva e prepotente urgenza espressiva nei mesi scorsi, quando l’artista ha scelto di dedicarla pubblicamente alla signora Patrizia, madre del piccolo Domenico, il bambino tragicamente scomparso a causa di presunti errori sanitari e giudiziari durante un delicato intervento di trapianto presso l’Ospedale Monaldi di Napoli.
L’opera si configura come una vera e propria Pietà contemporanea. Sepe sposta deliberatamente il focus dell’osservatore dal corpo del bambino — che nel trapasso cessa di soffrire — al corpo vivo della madre, unico vero ricettore del peso devastante del lutto. Questa dinamica iconografica diventa immediatamente una metafora universale, applicabile alle madri e ai padri che perdono i propri figli nei teatri di guerra in Ucraina, a Gaza o in Africa, figure totalmente prive di potere decisionale dinanzi alla brutalità della storia.
Dal punto di vista tecnico, lo scultore ha rivelato come l’opera sia nata in modo plastico e istintivo, quasi interamente sviluppata in divenire direttamente sulla materia, senza l’ausilio di una gabbia progettuale rigida. Le scelte stilistiche — l’andamento dei panneggi, la torsione delle mani e la drammatica decisione di coprire i volti con un velo — si sono delineate durante la modellazione, finalizzate a concentrare la tensione emotiva verso il baricentro dell’azione scenica.
La Poetica del Velo e il Rifiuto della Commercializzazione dell’Arte
Il velo rappresenta ormai una costante stilistica ineludibile nel percorso di Domenico Sepe, un fil rouge che unisce capolavori quali il Cristo Risorto (ideale prosecuzione concettuale del celebre Cristo Velato sanmartiniano), la Sirena Partenope — modellata sulle forme della musa contemporanea Ivana San Marco — e le suggestive radici storiche dell’Iside velata antica.
Il Duplice Significato del Velo secondo Sepe:
- Simbolismo Spirituale: Rappresenta la vittoria definitiva della vita sulla morte. Una vita intesa non nella sua mera accezione biologica o materiale, bensì come esistenza eterna dell’anima, del ricordo e dell’eredità spirituale nel cuore della comunità.
- Sublimazione Estetica: Agisce come filtro formale capace di sublimare la bellezza intrinseca dei corpi e dei volti, elevando il dato anatomico a una dimensione sacrale e senza tempo.
L’Arte contro l’Oggetto d’Arredamento
In chiusura di puntata, la discussione ha toccato uno dei temi più caldi e identitari per la linea editoriale di MondoUomo.it: il rapporto tra la purezza dell’atto creativo e le dinamiche commerciali del mercato contemporaneo. Richiamando la figura storica di Vincent van Gogh — il quale dipingeva per assoluta necessità interiore, traducendo una reale e psicofisica visione del mondo senza mai vendere un’opera in vita —, Sepe ha espresso una ferma condanna verso l’arte prodotta su commissione puramente estetica o commerciale.
Se un manufatto viene concepito per uniformarsi ai colori di un salotto o per soddisfare le tendenze decorative di una galleria, esso cessa di essere un’opera d’arte per tramutarsi in un semplice oggetto d’arredo. L’opera autentica deve scaturire da un conflitto, da un dramma, da un’esigenza viscerale.
In questo ecosistema, la figura del critico d’arte non deve ridursi a un mero redattore di testi promozionali volti a giustificare un’effimera “pennellata”, ma deve recuperare il proprio ruolo scientifico: studiare l’artista, comprenderne le motivazioni storiche ed esistenziali (come il passato da ceramista e scultore barocco di un maestro del calibro di Lucio Fontana prima di giungere al solco concettuale del taglio sulla tela) e storicizzarne il percorso in sinergia con il gallerista illuminato.
La terza stagione di A Biz Story – Focus on: Fatto in Italia si apre dunque sotto il segno di una profonda riflessione: l’eccellenza italiana non risiede semplicemente nella maestria tecnica della manifattura, ma nella capacità squisitamente umanistica di trasformare la materia in uno strumento universale di comunicazione, di denuncia e di speranza. L’appuntamento è per i prossimi episodi, sempre sulle colonne e sui canali di MondoUomo.it.
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