Imprenditori, artigiani, dirigenti: 5 errori frequenti in materia di sicurezza nelle PMI

La sicurezza sul lavoro nelle piccole e medie imprese italiane presenta criticità specifiche che spesso sfuggono anche ai più attenti. Nel 2024, l’INAIL ha registrato oltre 593.000 denunce di infortunio sul lavoro, con le PMI che rappresentano una quota significativa di questi incidenti. Dietro questi numeri si nascondono errori ricorrenti che coinvolgono imprenditori, artigiani e dirigenti, indipendentemente dal settore di attività.

1. Sottovalutare la formazione continua del personale

Molte aziende considerano la formazione sulla sicurezza un adempimento burocratico da completare una tantum. In realtà, i protocolli di sicurezza evolvono, i macchinari si aggiornano e le mansioni cambiano. Un operaio formato cinque anni fa su attrezzature obsolete non ha le competenze necessarie per gestire i nuovi strumenti in modo sicuro. La formazione dovrebbe essere ciclica e contestualizzata alle reali attività svolte. Inoltre, acquisire materiale di sicurezza adeguato senza formare il personale al suo corretto utilizzo equivale a sprecare risorse senza ottenere benefici concreti in termini di prevenzione.

Le conseguenze di questa negligenza si misurano non solo in incidenti, ma anche in sanzioni: dal 2024 le multe per inadeguata formazione variano da 1.315 a 5.699 euro per ciascun lavoratore coinvolto.

2. Delegare senza verificare le competenze

La delega di funzioni in materia di sicurezza è legittima e spesso necessaria, ma richiede che il delegato possieda competenze tecniche specifiche e poteri decisionali reali. Troppi imprenditori affidano la gestione della sicurezza a figure interne prive di preparazione adeguata, trasformando la delega in un tentativo di scaricare responsabilità.

Un delegato deve avere autonomia di spesa per interventi urgenti, autorità per fermare attività pericolose e formazione certificata. Senza questi requisiti, la delega è nulla agli occhi della legge e la responsabilità ricade interamente sul datore di lavoro.

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3. Ignorare la manutenzione programmata

Rimandare la manutenzione ordinaria di macchinari e impianti rappresenta uno degli errori più costosi. Un estintore scaduto, un’uscita di emergenza ostruita, un cavo elettrico deteriorato: sono dettagli che sembrano trascurabili fino al momento dell’emergenza. Il Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008) impone verifiche periodiche precise, ma in molte PMI queste scadenze scivolano sistematicamente.

La manutenzione programmata costa meno degli incidenti. Un impianto elettrico difettoso può causare un incendio che distrugge l’attività; un dispositivo di protezione malfunzionante può provocare infortuni gravi con conseguenze penali per i responsabili.

4. Trascurare la valutazione dei rischi specifica

Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) viene spesso percepito come un documento standardizzato da copiare e adattare superficialmente. Ogni azienda ha rischi specifici legati al settore, alla disposizione degli spazi, alle modalità operative. Un DVR generico non identifica i pericoli reali e lascia scoperti i lavoratori.

La valutazione deve considerare tutti i fattori: dalle sostanze chimiche utilizzate all’ergonomia delle postazioni, dai movimenti ripetitivi ai rischi psicosociali legati allo stress lavoro-correlato. Solo un’analisi approfondita permette di implementare misure preventive efficaci.

5. Sottostimare i rischi psicosociali

Stress, burnout, molestie: i rischi psicosociali sono meno visibili degli incidenti fisici ma altrettanto dannosi. Le PMI tendono a ignorare questi aspetti, concentrandosi esclusivamente sulla sicurezza fisica. Eppure il benessere psicologico influenza direttamente la produttività e riduce gli errori operativi che possono causare incidenti.

Investire nella sicurezza significa proteggere l’azienda da responsabilità legali, salvaguardare la salute dei lavoratori e costruire un ambiente dove le persone lavorano meglio. Gli errori costano, la prevenzione paga.


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