Il metodo 16:8 è ovunque: su Instagram, nei podcast, nelle chiacchiere da palestra. Ma cosa dice davvero la scienza sul digiuno intermittente? Una nuova ricerca fa tremare le certezze di chi pensava di aver trovato la formula magica.
Lo vedi ovunque. Il tuo collega che salta la colazione vantandosi di essere in “finestra di digiuno”. L’influencer fitness che sponsorizza il suo “8-hour eating window” come il segreto dell’eterna giovinezza. Persino tuo cugino che dopo Natale ha deciso di fare il digiuno 16:8 per smaltire panettoni e cenoni.
Il digiuno intermittente è diventato più di una dieta: è un vero e proprio movimento culturale. Milioni di persone nel mondo hanno abbracciato questo regime alimentare, convinte che limitare l’assunzione di cibo a poche ore al giorno sia la chiave per perdere peso, vivere meglio e magari aggiungere qualche anno in più alla propria vita.
Ma le cose potrebbero non essere così semplici.
Lo Studio che Ha Fatto Tremare la Community del Wellness
Un gruppo di ricercatori guidati dal professor Victor Wenze Zhong dell’Università Jiao Tong di Shanghai ha analizzato i dati di oltre 19.000 adulti americani, monitorandoli per un periodo di otto anni. I risultati? Decisamente sorprendenti, e non nel senso che ti aspetteresti.
Chi restringe l’alimentazione a meno di otto ore giornaliere presenta un rischio di mortalità cardiovascolare superiore del 135% rispetto a chi distribuisce i pasti su 12-14 ore. Sì, hai letto bene: il rischio aumenta, non diminuisce.
Ma c’è dell’altro. Per chi già soffre di patologie cardiache preesistenti, anche solo una finestra alimentare di 8-10 ore risulta associata a un rischio del 66% più elevato di morte per problemi cardiaci o ictus. E se hai un tumore? Il digiuno intermittente non sembra offrire alcun vantaggio nella riduzione del rischio di morte complessivo.
La Promessa vs. La Realtà
Aspetta, dirà qualcuno. Ma gli studi precedenti non dicevano che il digiuno intermittente fa bene al cuore? Che migliora il metabolismo? Che riduce l’infiammazione?
Sì, ed è proprio questo il problema. Gli studi a breve termine – quelli della durata di qualche mese, massimo un anno – hanno effettivamente mostrato benefici metabolici: miglioramento della sensibilità all’insulina, riduzione della pressione sanguigna, profilo lipidico più favorevole. Il classico switch metabolico, come lo chiamano gli esperti, in cui il corpo passa dall’uso del glucosio a quello dei grassi e chetoni.
Ma il punto cruciale è un altro: cosa succede nel lungo periodo? Perché una cosa è perdere qualche chilo in sei mesi, un’altra è capire se questo approccio alimentare ti farà vivere meglio o peggio nei prossimi dieci, venti, trent’anni.
Il Diavolo nei Dettagli
Prima di buttare via il tuo piano alimentare 16:8, però, vale la pena fare chiarezza. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, ha sottolineato che questa ricerca ha dei limiti evidenti. Non sappiamo cosa mangiassero esattamente i partecipanti, non conosciamo i dettagli del loro stile di vita complessivo, non abbiamo informazioni precise su fumo, alcol, attività fisica.
È come confrontare un vegano salutista che mangia solo nelle otto ore centrali della giornata con qualcuno che salta colazione e pranzo per poi divorare hamburger, patatine fritte e gelato a cena. Non proprio il massimo dell’equità scientifica.
Antonella Viola, professoressa di Patologia generale all’Università di Padova e autrice di un libro sul digiuno intermittente, è stata ancora più diretta nelle sue critiche. Ha definito “assurdo il clamore” suscitato da quella che è essenzialmente una comunicazione preliminare presentata a un congresso, non uno studio pubblicato e peer-reviewed su una rivista scientifica seria.
Per Chi È Davvero Rischioso?
Ma se c’è una cosa su cui i medici concordano, è questa: il digiuno intermittente non è per tutti. Anzi, per alcune categorie di persone potrebbe essere decisamente controproducente.
I fumatori? Categoria a rischio elevato secondo i dati emersi. Chi ha già problemi cardiaci? Idem. E poi ci sono i diabetici, per i quali digiuni prolungati non monitorati possono provocare pericolosi cali glicemici, con rischio di svenimenti, confusione mentale e, nei casi peggiori, conseguenze serie.
Il professor Anoop Misra, endocrinologo, ha stilato un elenco dei potenziali problemi: carenze nutrizionali, aumento paradossale del colesterolo in alcuni soggetti, fame eccessiva che porta a abbuffate compensative, irritabilità, mal di testa, ridotta capacità di aderire alla dieta nel tempo. E soprattutto, la tendenza a riempire la finestra alimentare con cibo spazzatura invece che con pasti equilibrati.
Cosa Mangi Conta Più di Quando Mangi
Alla fine, forse il vero messaggio è questo: concentrati su cosa metti nel piatto, non sull’orologio. Una dieta equilibrata, ricca di verdure, proteine di qualità, grassi sani e carboidrati complessi funziona, indipendentemente dal fatto che tu mangi in 8, 12 o 16 ore.
Il digiuno intermittente può funzionare? Certamente, soprattutto se ti aiuta a mangiare meno calorie totali e a evitare spuntini notturni. Recenti meta-analisi pubblicate sul British Medical Journal hanno confermato che tutte le strategie dietetiche basate su restrizione calorica – sia digiuno intermittente che diete tradizionali – mostrano efficacia simile nel ridurre peso e migliorare parametri cardiometabolici.
Ma presentarlo come la soluzione miracolosa, adatta a tutti, priva di rischi e superiore a qualsiasi altro approccio? Questo è marketing, non scienza.
Il Verdetto Finale
Se stai pensando di iniziare il digiuno intermittente, ecco il consiglio sensato: parlane con il tuo medico. Seriamente. Non con l’influencer Instagram, non con il personal trainer della palestra, non con tuo cugino che ha perso 5 chili in un mese.
Valuta la tua storia clinica: hai problemi cardiaci? Diabete? Fumi? Prendi farmaci? Hai già avuto episodi di disturbi alimentari? Tutte queste cose contano, e molto.
E se decidi di provare, fallo con intelligenza. Non saltare da zero a sedici ore di digiuno. Monitora come ti senti. Non usare la finestra alimentare come scusa per mangiare schifezze. E ricorda: nessuna dieta vale la tua salute nel lungo termine.
Perché alla fine, il vero obiettivo non è seguire il trend del momento o impressionare qualcuno su Instagram. È vivere bene, a lungo, con energia e salute. E per quello, servono scelte sostenibili, equilibrio e buon senso. Non magie o scorciatoie.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente scopo informativo e non sostituiscono il parere di un professionista sanitario. Prima di intraprendere qualsiasi regime alimentare, consulta il tuo medico.



